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Lavoratori sempre in stabilimento ma assunti con contratti d'appalto: scoperta maxi-frode a Marzolara. Sequestro da un milione

05 febbraio 2021, 11:21

Lavoratori sempre in stabilimento ma assunti con contratti d'appalto: scoperta maxi-frode a Marzolara. Sequestro da un milione

Nei giorni scorsi i finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Parma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip Mattia Fiorentini, per oltre un milione di euro, a carico della Marzolara Food processing S.r.l, appartenente ad un gruppo friulano, che ha uno stabilimento di produzione del prosciutto nellla frazione calestanese.

Secondo l'esito di una articolata indagine di polizia economico-finanziaria diretta e coordinata dalla Procura, è stato messo in piedi un meccanismo fraudolento per ottenere un indebito risparmio di IVA. E in particolare l’utilizzo strumentale di contratti di appalto non genuini stipulati con una cooperativa con sede a Milano, nella quale erano stati assunti parte dei lavoratori impiegati nello stabilimento.

In particolare, nel luglio 2020, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Parma hanno eseguito una perquisizione nello stabilimento di produzione della società, durante la quale hanno raccolto informazioni dai lavoratori presenti.

Nel corso dell’ispezione, i finanzieri hanno rilevato come i lavoratori della società appaltatrice svolgessero quotidianamente sulle linee di produzione, sin dal 2018, prestazioni lavorative sotto il diretto controllo disciplinare e organizzativo del responsabile della produzione., lavorando in totale promiscuità con i dipendenti dell’impresa.

Numerosi lavoratori erano impiegati da diversi anni all’interno del medesimo stabilimento di produzione, formalmente alle dipendenze di molteplici società o cooperative succedutesi nel tempo e successivamente sciolte o poste in liquidazione.

Le fatture emesse dalla cooperativa milanese per queste somministrazioni irregolari di manodopera dissimulate da contratti d’appalto, per un ammontare di circa 6 milioni di euro tra il 2018 e 2019, sono - secondo la Procura - qualitativamente false in quanto rappresentano una realtà economica diversa da quella effettivamente riscontrata. Il loro utilizzo nelle dichiarazioni annuali ai fini IVA del 2018 e 2019, pertanto, è da considerarsi un reato. Il meccanismo fraudolento ha infatti permesso al prosciuttificio di ottenere un consistente vantaggio competitivo, mediante l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto quantificata in un ammontare pari ad € 1.048.481.

Il rappresentante legale della società è indagato per utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e di indebita compensazione di imposte, ed è stata avanzata una proposta di sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie della società per un importo equivalente all’imposta sul valore aggiunto evasa. Accolta dal Gip ed eseguita sui conti bancari della società e sui conti bancari e quote societarie nella disponibilità del legale rappresentante.