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Alla scoperta del maestro del Gotico con "Antelami a Parma"

Oggi la seconda uscita della collana progettata dalla casa editrice Franco Maria Ricci in collaborazione con la Gazzetta: prefazione del vescovo, foto e antologia di testi.

06 febbraio 2021, 09:14

Alla scoperta del maestro del Gotico con "Antelami a Parma"

È  alla  seconda uscita con «Antelami a Parma» la collana progettata dalla casa editrice Franco Maria Ricci insieme alla Gazzetta di Parma. Dopo il testo sulla Rocca Sanvitale di Fontanellato pubblicato lo scorso anno, oggi i lettori della Gazzetta troveranno con il quotidiano (in edicola a 12 euro più il costo del giornale) un altro  agile volumetto della collezione. Il soggetto è Benedetto Antelami, il più celebre scultore  del Gotico italiano, che fregiò delle sue opere il Duomo e il Battistero. 


Proprio questi due monumenti sono i più importanti anche per la datazione generale dell’opera antelamica, dal momento che sono gli unici due sui quali l’artista abbia lasciato iscritta la propria firma. E sono due fra i principali segni identitari della nostra città (Franco Maria Ricci si lasciò sfuggire, con l’ironia che lo contraddistingueva ma non senza un fondo di sincerità, un «Beati loro!» pensando ai membri della Curia le cui finestre affacciano sulla Piazza del Duomo).
Pensato anche per accompagnare la mostra «Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra», da pochissimo riaperta, il volumetto che la Gazzetta di Parma e l’editore Ricci propongono ai lettori è, come di consueto, illustrato da belle immagini. Gli autori degli scatti sono questa volta Giovanni Amoretti e Daniele Broia: le loro fotografie, in risalto sul fondo nero tipico della casa editrice, riveleranno tutte le più nascoste bellezze e potenzialità espressive delle celebri raffigurazioni dei mesi dell’Antelami.
A far da corredo a queste immagini si troverà l’introduzione del vescovo Enrico Solmi e una selezione di testi dei più importanti studiosi della materia: un'antologia preziosa sia per gli studenti universitari sia per i più semplici appassionati e fruitori, che direttamente alla fonte dei massimi esperti potranno appagare la loro sete di gotica bellezza e di medievale sapere. 
Questi gli autori le cui voci accompagneranno i lettori, come guide turistiche d’eccezione, alla scoperta delle meravigliose opere contenute nel volume: Michele Lopez, Geza De Francovich, Arthur Kingsley Porter, Chiara Frugoni, Arturo Carlo Quintavalle. 


In un suo intervento, Edoardo Pepino spiega «Benedetto Antelami. Perché oggi». 
«Festeggiare con Antelami - e con questo volume che ne vuole illustrare alcuni capolavori - la riapertura dei monumenti e dei musei a Parma e in buona parte d’Italia è un gesto carico di significato. Esposti all’altezza dei visitatori durante i prossimi mesi, grazie all’iniziativa della curia e della curatrice della mostra Barbara Zilocchi, I Mesi e le Stagioni del Battistero, simbolici simulacri della nostra regione, sono spesso prestati a una meditazione sincera sulla natura dell’uomo nel rapporto con Dio e con la Terra. Se possiamo ancora oggi sentirci vicini a queste opere, scolpite molti secoli fa, è perché riconosciamo, in quei gesti semplici e in quelle forme frugali, una serenità che ancora desideriamo, e che ancora di più in quest’anno difficile di riflessione sull’Uomo e sul Tempo ci avvicinano alla nostra natura, alle nostre origini.


Sappiamo che caldei e altri astronomi crearono l’anno e la ruota dello zodiaco osservando quel che accadeva nel cielo; ma il lavoro pesante dei raccolti, del taglio della legna, l’uso degli attrezzi costringono il contadino a tener chino lo sguardo sui campi e sui solchi. La successione dei suoi compiti, dei suoi lavori, seminare, sarchiare, falciare… interpreta un anno intero, uno Zodiaco decifrato non attraverso lo studio di astri remoti, bensì attraverso il contatto con la terra, con i suoi freddi sonni, il suo caldo respiro e i suoi risvegli, che ci conducono alla primavera. 
La prefazione al volume firmata dal vescovo della città Enrico Solmi, sincera e piena di suggestioni, ci ricorda la simbologia edificante e profonda di questi capolavori dell’arte italiana».
r.c.