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LA STORIA

Nel limbo del Covid hotel, sospesi tra coccole e voglia di evadere

Chi non faceva che fuggire e invece chi non sarebbe più andato via. Le storie dei positivi in isolamento nell'albergo Nazionale di Salso

di ROBERTO LONGONI -

15 marzo 2021, 18:42

Nel limbo del Covid hotel, sospesi tra coccole e voglia di evadere

Il senzatetto che sulla testa non voleva nemmeno un soffitto. La senzatetto che invece nella stanza si trovava tanto bene da volerla comprare. Il ragazzo specializzato in evasioni,  la ragazza che dalla camera non usciva mai (e dentro giocava col fuoco dell'impianto elettrico). E poi i pranzi e le cene da servire agli ospiti che disprezzano i suini, e quindi non li mangiano, e in contemporanea a quelli che adorano i bovini, e quindi non li mangiano.

Ognuno pregava il proprio Dio, chiuso in stanza, trasformando i corridoi di quattro piani in luoghi di confine. E poi il camionista ucraino, per il quale il coronavirus è solo una grande montatura di speculatori (almeno stando a quanto tradotto da Google, perché in italiano sapeva appena tirare accidenti e in inglese nemmeno quello) e che quindi non basta a impedire il ritorno a casa: mentre per lui, trovato positivo dopo essere stato ricoverato  per un incidente, scattava la gara di solidarietà. Si cercavano indumenti della sua taglia: dall'ambulanza era stato scaricato in pantaloni e maglietta. In pieno inverno. Dopo tanto nervoso, anche lui è ripartito ringraziando.

42 STANZE DI ISOLAMENTO
In novembre, l'Ausl e la Proges lo avevano individuato come punto di riferimento per la gestione in provincia di Parma dei positivi senza possibilità di isolamento «autogestito»: per questo l'albergo Nazionale di Salsomaggiore è stato ribattezzato Covid hotel, come altri 107 in tutt'Italia. Eppure, tra tutti i problemi da affrontare forse  il Covid è  stato il minore. D'accordo, il malefico virus globale è stato il filo rosso di collegamento tra gli oltre 200 ospiti che si sono succeduti nelle sue 42 stanze e ha obbligato a tenere sempre la guardia alta. Ma ha fatto aprire  a un'infinità di esigenze le porte dello storico tre stelle di viale Matteotti appena ristrutturato. Una bella prova di elasticità  per i sei operatori socio-sanitari, i due infermieri e  i quattro ausiliari della cooperativa sociale Biricca impegnati nella struttura coordinata da Franca Armanini.

Uno spaccato del nostro mondo, anche per come il numero degli accessi ha ricalcato i saliscendi della curva dei contagi (ora siamo a 13 ospiti, dopo che in novembre sono stati anche 29). Un rincorrersi di necessità e differenze. A volte un rincorrersi vero e proprio. Come nel caso dei  sei minorenni inviati da una comunità alloggio: due erano positivi e gli altri quattro considerati a rischio per gli stretti contatti avuti con i primi. Tra loro, una sedicenne al settimo mese di gravidanza bisognosa di supporto psicologico. Si pensava che avere ospitato nelle settimane precedenti i pazienti psichiatrici positivi al Covid non più gestibili in reparto fosse la prova più ardua. E invece no. «La prima settimana sono stati tranquilli - racconta Amedeo Lucchini, coordinatore territoriale area Emilia Ovest della  Proges -. Ma la seconda hanno cominciato a uscire dalle stanze. E il personale doveva rincorrerli a ogni ora. Giorno e notte». Che tre si siano fermati tre settimane e gli altri un mese intero dà l'idea della maratona. Ovviamente, riportarli nella stanza dalla quale non sarebbero potuti uscire fino al tampone negativo non era tutto. Ogni volta, e a qualsiasi ora, dovevano intervenire gli ausiliari di Biricca armati di disinfettanti e del vaporizzatore di  perossido di idrogeno con ioni di argento per sanificare i corridoi e gli spazi nei quali erano passati i transfughi. Una domenica, poi, a due ragazzi  le evasioni «interne» non sono più bastate. Verso la conclusione del loro isolamento (entrambi alla fine non sarebbero risultati positivi), sono scappati dall'hotel: e questa volta  si è anche dato l'allarme ai carabinieri, trattandosi di minori. Uno è stato ripreso in stazione a Fidenza. L'altro, invece, era già  saltato sul primo treno per Parma. Qui è stato raggiunto. «Aveva chiamato la madre, affinché lo venisse a riprendere: e lei, consapevole di ciò che andava fatto, ci ha subito avvisati».

L'ELETTRICISTA SEGRETA
Normale, di fronte a tanta irrequietezza, preoccuparsi per la sedicenne mai pizzicata fuori dalla stanza. «Sto buona, sono stanca» diceva. Poi, quando ha lasciato la camera, si è scoperto che aveva teso in modo acrobatico  un'amaca realizzata con le lenzuola e aveva manomesso l'impianto elettrico del televisore. «Un periodo tosto anche per il personale - commenta Lucchini -. Un giorno, i ragazzi si sono sporti dal terrazzo di una delle stanze per lanciare oggetti  su viale Matteotti e gridare ai passanti. I nostri non potevano entrare in camera: sono scesi in strada a pregarli di calmarsi». E meno male che per evadere (in modo virtuale e legale) i ragazzi avevano la fibra 100 a disposizione ovunque. La famiglia Scarazzini, oltre che  dell'albergo Nazionale, è proprietaria della Comeser. Non appena il suo hotel è diventato «Covid», ha deciso di donare ai futuri ospiti, oltre a tre iPad, la connessione ultraveloce in ogni stanza. «Ci siamo attivati perché chi dovesse trascorrere settimane lontano da tutti non si sentisse così isolato» conferma Gianluca Scarazzini, presidente dell'azienda di telecomunicazioni fidentina.

LE VISITE DALLA STRADA
Ma c'era anche chi si muoveva all'antica. Un uomo più volte si è presentato con il figlioletto in braccio, per lanciare un bacio dal vivo alla giovane moglie, approfittando che la stanza nella quale era alloggiata fosse dotata di balcone affacciato sulla strada.  Anche amici e parenti di altri ospiti hanno testimoniato il loro sostegno da sotto, dal livello del marciapiede: su non si poteva salire. E c'era chi dal marciapiede veniva. Sei i senzatetto, tutti parmigiani, accolti a fine dicembre. «L'obbligo di stare chiusi in una stanza: una situazione del tutto inusuale, per chi ha la strada per casa» sottolinea Lucchini. E infatti uno di loro è stato inseguito chissà quante volte per Salso: nella sua ultima fuga, aveva fatto anche in tempo a costruirsi una nicchia di cartone in un viale. Che dovesse restare tranquillo in hotel fino al tampone negativo doveva dirglielo una volontaria venuta apposta per lui da Parma: da  quel giorno il clochard è stato quieto. Nella camera accanto, c'era chi non se ne sarebbe più andata. Una sessantenne senza fissa dimora ripeteva di starci così bene, al Covid hotel, da voler acquistare una stanza. La strada, ha spiegato, per lei non era stata una scelta di vita, ma la conseguenza di una delusione d'amore.

Ora, il Nazionale ha aperto le porte a un'altra tipologia di pazienti. La struttura ospita anche sei disabili gravi provenienti da un appartamento di Parma. Due sono positivi, mentre quattro sono stati troppo a stretto contatto con loro. Sono in condizioni tali per cui ci si è dovuti attrezzare con letti ospedalieri. Anche le incombenze di chi lavora al Covid hotel sono cambiate. Ma il personale, a livello professionale e umano, attrezzato lo era già. «Mentre durante la permanenza “agitata” dei minorenni si poteva paventare qualche dimissione, ora l'atmosfera è serena - conclude Lucchini -. Ci si dedica al prossimo come si è scelto di fare». Serena anche perché oss, infermieri e ausiliari sono stati tutti vaccinati. E in cinque mesi  nessuno si è contagiato. Al  Covid hotel era una sfida anche questa.