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IL CASO ONOFRI: 15 ANNI FA IL RITROVAMENTO DEL CORPO

La mamma: «Penso a come potrebbe essere ora Tommy, ma per i rapitori non provo nulla»

"Il  mio pensiero va spesso anche al figlio di Alessi e della Conserva, l'altra vittima di questa storia"

di Georgia Azzali -

01 aprile 2021, 09:04

La mamma: «Penso a come potrebbe essere ora Tommy,  ma per i rapitori  non provo nulla»

E' rosa  la casa di Casalbaroncolo. I muri  grigi e  malridotti  di quindici anni fa risplendono sotto il sole. Eppure sembra quasi irriverente  questa luce che illumina il casolare da cui Tommy fu portato via la sera del 2 marzo 2006 per non tornare mai più. Lo trovarono il 1° aprile, sepolto  sotto un po' di terriccio nel boschetto di via del Traglione, a  qualche chilometro di distanza.  Quindici anni fa. E oggi  quel tavolo in cucina attorno a cui era seduta tutta la famiglia a cena,  quando fecero irruzione Mario Alessi e Salvatore Raimondi, mette l'acceleratore alla memoria. Incancellabile. Straziante.   Paola Pellinghelli, la mamma di Tommaso, è sempre rimasta in questa casa. E' sprofondata nell'abisso, si è rialzata, è caduta e ricaduta nel dolore, ma  ha capito  che non poteva fare altro che vivere. Per l'altro figlio, Sebastiano, che ora ha 23 anni e studia Scienze motorie.  Per se stessa. E anche per Tommy. 

 

 


«Sono ancora qua, vado avanti.  Me l'ha chiesto Sebastiano   di continuare a vivere qui. Ci sono i giorni così e così e altri in cui ancora adesso butteresti la testa contro il muro.   Ma questo dolore mi ha anche insegnato qualcosa: prima  ero più egoista,  ora sono più attenta al prossimo, alle difficoltà degli altri,  cerco di mettermi in gioco e di dare una mano appena riesco». 
E anche le suggestioni hanno un valore,   se ti ammazzano un figlio che non ha ancora compiuto  18 mesi. Hai bisogno di «segnali», benché  qualcuno possa  pensare che tu sia una folle visionaria.  C'è una vecchia spada giocattolo  di Sebastiano  che «si metteva a suonare in quel periodo là,  anche se nessuno la muoveva.  In questi giorni si è rimessa a suonare, e la nostra  cagnolina, Emma, ha cominciato a stare molto male. Lunedì scorso, poi,  Michelangelo, un ragazzo di Roma, che era venuto qua in quei giorni,  mi ha inviato una  ninna nanna  che aveva scritto  dopo aver sognato Tommy con la salopette e la maglietta rossa, gli stessi indumenti che io avevo dato per vestire il bambino. E ora  mi ha detto che   vorrà mettere quella ninna nanna, un po' rivisitata, nel suo primo album».
Oggi  c'è il sorriso scanzonato di  Seba che entra ed esce di casa  con la sua fidanzata. La sera del sequestro è una serie di frammenti avvolti nel buio. «Avevano staccato la luce prima di fare irruzione.  Ma al di là di questo, ricordo solo il momento in cui ero a terra e tenevo Seba, mentre lui gridava “siamo i suoi genitori”.  So solo che  da quindici anni a questa parte,  la sera del 2 marzo, tra le 7,30 e le 8, continuo a guardare l'orologio».
Ma quel 2 marzo 2006 cominciò a contare gli istanti.  Il cuore si gonfiava di paura e speranza, in una fibrillazione senza pace.  Fino a un'altra sera, quando sempre all'ora  di cena Paola aveva colto le prime anticipazioni ai tg  sulla morte di Tommy, poi «verso mezzanotte è venuta Lucia Musti, il pm, che me l'ha detto, scusandosi per essere arrivata solo a quell'ora, visto tutto il trambusto della giornata. Poi ho perso i sensi». 
Maledetta quella notte che ha sbriciolato ogni illusione. Ma Paola ha continuato a fare l'impiegata alle Poste. E ha  imparato a piangere.  Eppure in quei giorni «qualcuno diceva anche che sembravo indifferente: avevo dei magoni che mi facevano scoppiare il cuore, ma non mi scendeva una lacrima». Anche quando è morto il marito, Paolo, nel 2014,  dopo più di  cinque anni di coma per l'ictus che l'aveva colpito nell'estate del 2008, qualcuno le ha lanciato le stesse accuse, ma  lei ha imparato anche a  far decantare le cattiverie.  E a farsi tornare in mente   Mario Alessi, l'assassino di Tommy,  la sua ex compagna Antonella Conserva, ritenuta la «mente» del  sequestro,  e il complice  Salvatore Raimondi solo quando qualcuno le ricorda quei nomi. «Per me è come se non esistessero, non ci penso. Non provo nulla quando qualcuno me li nomina. Penso invece tantissimo a come sarebbe ora Tommaso, come potrebbe essere il rapporto con suo fratello, anche le discussioni e le liti che farebbero».
  Ma Antonella Conserva  ha già ottenuto i primi permessi, potrebbe toccare anche a Raimondi  e in futuro - forse - pure ad Alessi. «Anche quando penso a tutto questo,  sul momento  mi dico “non è possibile”, però  non riesco ad arrabbiarmi. Dico solo però che i magistrati  di Sorveglianza dovranno pensarci bene: non credo siano persone che possono essere recuperate,  e il mio timore è che possano fare del male ad altri».
Lo dice mentre lo sguardo di Tommy arriva dalle foto sparse un po' ovunque. Solo un bambino.  E un bambino era anche  Giuseppe, il figlio di Alessi e di  Antonella Conserva.  Aveva 6 anni  quando i suoi genitori sono stati arrestati. «Piuttosto che a loro, penso a lui. E'  l'altra vittima di questa storia».   Di questa storia di bambini che hanno pagato per le colpe dei grandi.