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Da lunedì Parma e l'Emilia Romagna tornano in zona arancione

09 aprile 2021, 19:57

Da lunedì Parma e l'Emilia Romagna tornano in zona arancione

Da lunedì l’Emilia-Romagna torna in zona arancione dopo circa un mese di restrizioni da zona rossa prima per alcune province e poi dal 15 marzo per tutta la regione. Potranno riaprire negozi, parrucchieri ed estetisti, torneranno sui banchi anche gli studenti di seconda e terza media e gli alunni delle scuole superiori, in presenza al 50%. Serrande ancora chiuse per bar e ristoranti che potranno fare solo asporto e delivery. Oggi in regione si registra un nuovo aumento dei casi giornalieri di coronavirus ma i ricoveri continuano a calare.

Il passaggio in arancione per l’Emilia-Romagna, non scontato, già da lunedì prossimo, è stato deciso a seguito del calo dell’indice Rt, che misura la trasmissibilità dei contagi, passato a 0,81, nonostante nella settimana scorsa i parametri dell’incidenza e dei ricoveri in terapia intensiva fossero ancora al di sopra della soglia di allarme. Reparti che progressivamente si stanno alleggerendo anche se con numeri ancora importanti. Ad oggi nelle terapie intensive della regione ci sono 343 pazienti, nove in meno rispetto a ieri, e nei reparti Covid si è scesi sotto i 3mila (2.917, -134). 
I contagi giornalieri fanno invece registrare un aumento, quasi a quota 1.500 su circa 27mila tamponi. Modena e Bologna ancora le province più colpite, tra l’altro con un focolaio scoppiato nell’ospedale di Sassuolo. Altre 36 le vittime in regione, fra cui una donna di 49 anni nel Reggiano. Prosegue la campagna vaccinale: in totale - alle 18 - sono state somministrate 1.085.638 dosi, di cui 20.849 oggi. Le persone immunizzate con due dosi sono quasi 335mila. Oltre 750mila i cittadini emiliano-romagnoli che hanno ricevuto almeno una dose. 

 

Da lunedì, dunque, Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana si andranno ad aggiungere ad Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto, provincia di Bolzano e di Trento in zona arancione. 4 regioni in rosso, tra cui la Sardegna

L’Italia diventa arancione, con sole 4 regioni in rosso tra cui la Sardegna che solo un mese fa era l'unica zona bianca del paese, e comincia a vedere la possibile ripartenza. Anche se, con 17mila casi e 460 morti in 24 ore, è ancora presto per allentare le misure restrittive. «Le chiusure e le aree rosse - conferma il ministro della Salute Roberto Speranza - stanno portando i primi risultati ma il contesto è ancora molto complicato e dobbiamo essere molto prudenti». 
Da lunedì, dunque, Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana si andranno ad aggiungere ad Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria, Veneto, provincia di Bolzano e di Trento in zona arancione. Riapriranno i negozi e si potrà circolare all’interno del comune di residenza. Sarà inoltre possibile, una sola volta al giorno, andare a trovare amici o parenti nel comune in massimo due persone oltre ai minori di 14 anni conviventi. Novità anche per la scuola: torneranno in classe anche gli studenti della seconda e terza media mentre per quelli delle scuole superiori la didattica in presenza deve essere garantita almeno al 50%. Restano, invece, in zona rossa 11,4 milioni di italiani: quelli che vivono in Campania, Puglia, Valle d’Aosta e Sardegna. Quest’ultima, che un mese fa era stata la prima regione d’Italia a sperimentare la zona bianca e ad aprire bar e ristoranti anche la sera, ha l’Rt più alto del paese, a 1,43 nel limite inferiore. Anche la Valle d’Aosta rimane in rosso per l’Rt a 1.25 mentre per la Puglia è l’alta incidenza dei casi - 258 ogni 100mila abitanti - a determinare il lockdown. Ma lockdown rimangono anche all’interno delle regioni che hanno cambiato colore, sempre per via dell’incidenza sopra i 250 casi: è il caso delle province di Palermo, Torino, Cuneo e, probabilmente, anche di quelle di Firenze e Prato. 
Il dato principale che però emerge dal monitoraggio settimanale è quello di una curva che, finalmente, sembra cominciare a scendere. Lo dice Speranza, lo ripete il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli e lo conferma il presidente dell’Istituto superiore di Sanità Silvio Brusaferro. Ma, avvertono gli esperti, «il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri, l’incidenza ancora troppo elevata e l'ampia diffusione di alcune varianti richiedono l’applicazione di ogni misura utile al contenimento del contagio». Significa che serve ancora prudenza e che però si può cominciare a pensare al dopo. Uno spiraglio che consente al ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini di rilanciare la posizione del centrodestra: ragionare su possibili riaperture a partire dal 20 aprile. «Maggio deve essere il mese della riapertura delle attività economiche, del ritorno alla vita - dice - e speriamo che sulla base dei dati si possa riaprire qualcosa anche ad aprile». E se il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani vede i governatori di Fi per predisporre le proposte da portare al premier Mario Draghi nei prossimi giorni, a partire dall’apertura di quelle attività all’aperto come bar e ristoranti in città e province che hanno dati da zona gialla, Matteo Salvini indica anche la data. «Se il prossimo venerdì i dati saranno in ulteriore miglioramento, per quel che mi riguarda dal 19 si può procedere con le riaperture». 
Che bisogna ripartire, d’altronde, lo ha detto chiaramente anche Draghi nella conferenza stampa di giovedì, indicando le «prossime settimane» come quelle in cui si parlerà di «riaperture e non di chiusure». Legando la ripresa alla capacità delle regioni di vaccinare la popolazione più anziana. «Chi vaccinerà di più - ribadisce Gelmini - riaprirà prima». Le prossime settimane saranno dunque quelle in cui il governo dovrà stabilire se e per quanto prolungare lo stato d’emergenza e mettere a punto un calendario delle riaperture. L’ha già chiesto il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, per dare il tempo a alberghi e villaggi vacanze di organizzarsi, ipotizzando anche una data, il 2 giugno festa della Repubblica. Lo chiedono i governatori che puntano alle isole covid free per l’estate. E ci sta lavorando il ministro della Cultura Dario Franceschini che porterà al Comitato tecnico scientifico «proposte concrete» per riaprire prima possibile e in sicurezza cinema, teatri, musei ma anche spettacoli all’aperto per aumentare la capienza attualmente prevista, 200 persone al chiuso e 400 all’aperto. «Musei e arte devono tornare a riempire le piazze». Una speranza, quella di ripartire, che è di tutti gli italiani. Ma prima bisogna liberare gli ospedali, mettere in sicurezza gli anziani e i fragili con il vaccino, fermare la macabra conta dei morti.