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L'intervista

Il saluto di Mastorci: "A Parma anni splendidi: mi hanno formato come poliziotto"

di Luca Pelagatti -

15 aprile 2021, 09:23

Il saluto di Mastorci: "A  Parma anni splendidi: mi hanno formato come poliziotto"

Il percorso che ci aspetta  nella vita nasce, spesso,  dai sogni che si fanno da bambini. E il commissario capo Federico Mastorci, in questo senso,  non fa eccezione. 

«Ho sempre voluto fare il poliziotto. E per questo  il giorno che non potrò dimenticare  è  quello in cui ho ricevuto la telefonata che mi comunicava  che avevo vinto il concorso per entrare in polizia». 
È successo  sei anni fa:  Mastorci, 31enne genovese, una laurea in giurisprudenza,  in quei giorni era nel  tribunale della sua città natale impegnato nella pratica per diventare  avvocato. Inutile dirlo:  non ha avuto esitazioni. Ha mollato la toga e indossato la divisa.
«Dopo la scuola ho ricevuto come prima destinazione proprio Parma in cui ho vissuto, lo dico con il cuore, un periodo splendido. Intenso e formativo». Ma la vita di  chi sceglie di vivere al servizio dello Stato è fatta di traslochi. E di nuove sfide. «Da lunedì prenderò servizio ad Asti dove dirigerò la Squadra Mobile». L'ufficio volanti a Parma, la Mobile ad Asti: per chi sognava un futuro da poliziotto probabilmente non c'è nulla di più bello. 

«Non so come possa essere per gli altri: ma io, da sempre, ho pensato che avrei voluto iniziare proprio dalle Volanti, dal lavoro di chi scende in strada, lavora tra la gente. E cerca di fare del proprio meglio per fare rispettare la legge». 
E pazienza se è un mestiere dove il telefono suona a ogni ora, se la notte spesso la si scambia con il giorno. E in cui ci si specchia troppo spesso con gli occhi del dolore.

«Durante il servizio si vivono purtroppo esperienze terribili, ci sono situazione che fanno male. Penso a quando siamo chiamati a intervenire nei casi di suicidio o, ancora peggio, quando ci troviamo davanti dei genitori disperati, smarriti, che chiedono aiuto per i loro figli. Sono momenti che segnano. E di fronte ai quali non si può restare indifferenti». 

Già, perché la divisa è un pezzo di stoffa. È l'uomo che l'indossa che fa la differenza. «L'ho capito in questi tre anni passati alla questura di Parma: ho trovato una squadra unita da un legame forte, che condivide sentimenti e fatiche». E anche questo serve a ripagare delle fatiche quotidiane. «L'altro aspetto che gratifica è cogliere la riconoscenza della gente, sapere che li hai aiutati e loro ti ringraziano. Come è stato quando la notte di Natale una anziana ha chiamato il 113. Il suo nemico non era un rapinatore ma la solitudine e l'agente della centrale operativa l'ha capito. E siamo andati a trovarla». Tre ragazzoni in divisa, due parole, un sorriso ed un selfie. A volte per regalare la serenità serve anche questo.

«Ora cambierò approccio, il mio nuovo incarico mi porterà ad occuparmi meno di interventi di emergenza e più di investigazioni». Che poi, per chi si sognava poliziotto, è la sfida più stimolante. «Mi impegnerò al massimo e ringrazio chi mi ha dato fiducia, chi ha creduto in me», conclude Mastorci che ha la mente rivolta ad Asti. Ma gli occhi guardano più lontano. «Il mio prossimo sogno? Essere un bravo investigatore,  è ovvio. Ma soprattutto, in futuro, riuscire a contribuire al nuovo volto della polizia giudiziaria, quella che riesce ad operare nelle vie delle città ma anche in rete, che  si prepara al mondo che sta arrivando. La criminalità cambia e noi dobbiamo essere preparati, in grado di prevederne le mosse e non sono di inseguirla». Per farlo servono uomini che ci credono, che si danno da fare. E che sanno sognare. Che poi, i sogni veri, si realizzano.