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Se lo schermo è «criminale»

di Luca Pelagatti  -

25 aprile 2021, 10:32

Se lo schermo è  «criminale»

E' una lezione semplice e fondamentale. Che troppo spesso, però, viene trascurata nei programmi scolastici: «Il rispetto delle regole è la base. E infatti, simbolicamente, il progetto si chiama “PretenDiamo legalità”. Che poi è un altro modo per ricordare ai ragazzi che la loro libertà finisce dove comincia quella degli altri».

A ribadirlo, con sincera passione, è  il vicequestore Silvia Gentilini, dirigente della Divisione anticrimine della questura che, nonostante quest'anno di pandemia e di chiacchierate  forzatamente costrette attraverso un monitor, ha incontrato i ragazzi di diversi istituti, dalle elementari alle superiori della nostra provincia, per la quarta edizione di un progetto che vuole fare riflettere su temi che vanno dalla lotta alla discriminazione all'uso consapevole della rete. Inutile dirlo: se la situazione era complessa prima, con la pandemia è anche peggiorata.

«Il nostro impegno ha un duplice scopo: cancellare l'idea che le forze dell'ordine abbiano solo uno scopo punitivo rinforzando, invece, la percezione della nostra fondamentale attività di prevenzione. Ma anche fornire ai ragazzi strumenti per capire il rischio che si nasconde in certi comportamenti». 

E il terreno è sterminato: dal cyberbullismo alla diffusione di foto pedopornografiche, dalla discriminazione di genere alle terribili sfide sui social. Quelle che possono costare anche la vita.  

«Ovviamente l'approccio e il linguaggio tengono conto dell'età dei ragazzi, delle loro curiosità. Ma l'entusiasmo dei più piccoli, come ad esempio i bambini delle seconde e terze elementari del Maria Luigia, ci ha fatto capire che sono temi che li interessano e li stimolano. E che è giusto iniziare quando sono ancora piccoli». 

Anche perché la nostra società, oggi, corre veloce. E le protezioni è meglio averle da subito. «E i bambini ne sono stati conquistati  -  conferma Barbara Mandelli, maestra della 2ª C del Maria Luigia  - Hanno travolto la funzionaria di polizia di domande e il discorso sulla legalità, anche dal punto di vista di un bambino, li ha molto coinvolti, come dimostra la poesia che hanno realizzato in seguito all'incontro». 

Un incontro al termine del quale, questo è lo scopo, dovrebbe restare nei ragazzi, a prescindere dall'età, la consapevolezza che ogni nostro comportamento può avere conseguenze anche importanti. E che certe azioni non possono essere vissute con leggerezza. Perché possono fare male. 

«Pensiamo alla violenza di genere,  al bullismo – ha concluso Silvia Gentilini – ma anche alla condivisione di immagini a sfondo sessuale. In fondo, per gestire questi fenomeni  c'è sempre la solita valutazione: ci sono regole e vanno rispettate». E questo vale per tutti: perché non sempre i problemi poi riguardano gli altri. Ma spesso quelli che possono essere feriti siamo proprio noi.