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LA TOP MODEL

Bali Lawal: "Razzismo in tv, il mio j'accuse"

L'appello della top model  e mediatrice culturale:  «Troppe parole  al vento.   Diciamo basta  a stereotipi e ipocrisia»
 

di Katia Golini -

28 aprile 2021, 09:37

Bali Lawal: "Razzismo  in tv,  il mio j'accuse"

«Basta odio,  basta cattiveria. Se vogliamo davvero combattere il razzismo dobbiamo smetterla con l'ipocrisia e i luoghi comuni, gli stereotipi. Non sono sufficienti le parole,  Bisogna agire, fare qualcosa di concreto». Il j'accuse è di Bali Lawal, top model di origini nigeriane,  italiana a tutti gli effetti (la sua famiglia vive a Fontanelle di Roccabianca), fondatrice dell'associazione «A coded world» specializzata in scambi culturali. Da qualche anno  ha lasciato le passerelle (ha sfilato per Armani, Bulgari, Etro, Krizia, Chopard, Diesel, Versace e mille altri brand), ma è nel mondo della moda che continua ad operare, favorendo scambi culturali e offrendo a giovani creativi di mezzo mondo l'occasione di farsi conoscere. E riscattarsi grazie alle proprie capacità. 

Non parla di fashion, questa volta. A scatenare la sua indignazione la gaffe, passata (abbastanza) inosservata, di Valeria Fabrizi alla trasmissione della Rai «Da noi a ruota libera» in onda su Rai Uno. «Non mi piaccio in quella foto. Sembro una negra» la frase incriminata. 

«E' assurdo che la Rai non si sia dissociata con decisione da questa misera battuta. Una donna non può commentare una sua fotografia con quelle parole sprezzanti.  In molti programmi tv, notiziari, reportage, speciali ci si riempie la bocca di parole quando succede qualcosa in posti lontani, ma quando accade in Italia tutto tace. Sentiamo spesso in questo periodo condannare l'atroce uccisione di George Floyd negli Stati Uniti, ma quando qualcuno usa parole di odio qui, in Italia, il  Bel Paese,  nessuno si ribella».  

Bali Lawal non è solo bellissima, è intelligente e coraggiosa. La sua vita lo testimonia. «La frase pronunciata in tv - continua - è di chi non ha rispetto per gli altri, ma nemmeno per se stessa. Chi rispetta se stesso non ha bisogno di offendere il prossimo. Sapete, le parole sono importanti. Possono essere macigni. Tutti dovrebbero  imparare a pensare prima di parlare».

L'indignazione sale al pensiero che il servizio pubblico non abbia preso le distanze in modo netto: «Questo è un episodio di razzismo strisciante che fa male, molto male. Prima di tutto va portato rispetto a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, quindi bisogna abbattere i pregiudizi e gli stereotipi. Poi non odiare, né giudicare gli altri per l'aspetto fisico, ma guardarli per le loro reali doti, capacità, la loro umanità. Tutto il resto non è importante».  

Bali Lawal si è ritagliata un posto nel mondo grazie  alla determinazione. Vive a Milano, non ha ancora 40 anni, si è fatta largo nel mondo lavorando sodo. E' capitato anche a lei di essere il bersaglio di battute  intolleranti e atteggiamenti razzisti. Le capita ancora di cogliere negli occhi di certe  persone diffidenza e pregiudizio. «Se racconti a proposito degli africani soltanto storie legate a cliché prestabiliti, è ovvio che le persone penseranno che tutti gli africani sono in quel modo. Se un bambino vede in tv solo africani che muoiono di fame o  spacciano penserà che tutti gli africani o sono cattivi o non hanno cibo. Sarebbe utili iniziare a proiettare un'immagine degli stranieri  diversa da quello che si fa abitualmente, perché solo così potremo scalzare i pregiudizi».  

Attraverso l'associazione che ha fondato promuove scambi culturali tra paesi di tutto il mondo e facilita l'incontro tra gente di nazionalità diverse che insieme promuovono iniziative. Appoggiare la collaborazione tra giovani  che vedono nei  confini geografici e nei luoghi di nascita non limiti, ma opportunità, è la sua missione. «Cosa fare per combattere il razzismo più o meno celato? Attraverso il lavoro io ho potuto dimostrare chi sono. Se tutti avessero questa possibilità la situazione sarebbe del tutto diversa. Inoltre sarebbe opportuno imparare a guardare verso le altre persone non con sguardo arrabbiato. Sono le persone arrabbiate le più pericolose di tutti».