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«Quelle parole da salvare perché valgono nei secoli»

di   Anna Maria Ferrari -

10 giugno 2021, 10:06

«Quelle parole da salvare  perché valgono nei secoli»

Si consiglia di  assumerne una ogni mattina, meglio  prima di colazione. Oppure di centellinarla nei momenti di tristezza, di stress, o perché no, anche quando cova un attacco di rabbia. Gli effetti? Positivi: si legge nella nebbia delle emozioni,  si tirano a  lucido i pensieri e  ci scappa pure qualche sorriso (o lacrima). Comunque, ci si guarda dentro.

 Le pillole  in questione si chiamano parole, vocaboli come medicine, vocali e consonanti a mo'  di baci e abbracci, ma anche parole come proiettili e pietre, emozioni che  hanno il  potere di curarci e farci sentire meno soli. Amore, libertà, casa, silenzio, obnubilato, empatia, odio,  tutte parole che fotografano il mondo  e costruiscono lapilli di sociologia e costume di oggi  e di ieri. Non un elenco asettico, neppure una sorta di dizionario con la pretesa di essere esaustivo, ma la consapevolezza che «senza parole siamo carne da macello»,  come scrive Stefano Spagnoli nel suo saggio, perché «basterebbero un po' più di parole per fare del difficile confronto tra le culture il catalizzatore irresistibile della città del sole».   Le parole più importanti per ciascuno di noi e perché lo sono, quelle che non si butterebbero mai e poi mai giù dalla torre, le parole da salvare ad ogni costo, mettendo nero su bianco la motivazione individuale: è questa l'idea alla base del delizioso libro «Ti prendo in parola» (Massimo Soncini editore e prodotto da Rinascimento 2.0), ultima opera di Cesare Pastarini, autore di «Parma Rock» , «Il papà delle favole», «Illustri conosciuti», co-fondatore dell’associazione «Maschi chesiimmischiano» contro la violenza sulle donne. Il volume sarà in edicola con la Gazzetta di Parma a partire da oggi, al costo di 8,50 euro. Grafica lieve e sognante: «ha dato vento alle pagine», scrive Pastarini, con le illustrazioni dell'associazione Toro (Alessandro Canu, Caterina De Nisco ed Emma Pelizza). Tenace sostegno della Gazzetta: «Il direttore generale Spagoni ha creduto nel progetto fin dall'inizio». Nessun provento all'autore, il ricavato andrà all'Ente nazionale sordi e all'Unione italiana ciechi e ipovedenti, i cui presidenti Gabriele Dall'Asta e Guido Schianchi nella postfazione scrivono: grazie  per quello che avete fatto in favore di chi ha una disabilità ma vuole vivere pienamente.

«Mi interessava tirare fuori la fotografia di chi siamo, metterci un po' a nudo senza retorica. Volevo che ognuno portasse la sua parola-emozione, per fare una storia corale nel tempo. Bambini, ragazzi, adulti, anziani: ognuno con il suo pensiero, in presa diretta. Non ci sono stati filtri né censure», racconta Cesare Pastarini.  Ecco i bambini, l'abbecedario della vita, «voci raccolte dalle insegnanti Chiara Zatti della Toscanini e Franca Guerra di Parma centro, che ringrazio così come i loro alunni». Erika e gli abbracci, «cose che mi piace tanto dare e avere», Elena e la compassione, «perché sono momenti difficili e dobbiamo offrirla», e tanti altri. Parole come farfalle, da catturare nel cestino della consapevolezza: «Credo che per i bambini andare a caccia di parole abbia avuto un valore pedagogico: ciascuno ha scelto la sua, con un lavoro di ricerca interiore. Alla fine nel setaccio è rimasta solo  la parola-pepita, quella che più rappresenta l'identità». Una lettura del proprio vissuto che si riflette in quello di tutti: «Sì, ed è incredibile come le parole dei bambini ritornino in quelle degli anziani, raccolte alla fine del libro grazie alla collaborazione di Mariagrazia Frigoli e Ivana Grassi, operatrici in case protette per anziani».

Le parole dei vecchi: casa perché «voglio andare a casa», «questa è grande. Ci vuole la nostra famiglia», ballo perché «mi piace ballare e guardare  chi balla», dormire «parché an fariss ätor».  E gli adolescenti,  Noemi e l'amicizia, «con i miei migliori amici mi sento libera e quando sto con loro mi sento bene come se non potesse andare meglio». Alice e l'esperienza, «perché tutti i giorni abbiamo la fortuna di incontrarla e di viverla». Istantanee di sentimenti, visioni del mondo che costruiscono un ritratto soggettivo dei nostri figli e della  vita, fissata in un momento grazie alla parola e al suo senso. 
Amore.  Cesare Pastarini oggi sceglie la parola amore: «Non intendo solo il legame tra due persone, ma l'amore  nel senso cristiano, che salva il mondo. Così come la memoria, una parola fondamentale per me,  ci  serve per capire chi siamo e dove vogliamo andare,  il legame tra radici e futuro». Umanesimo e cultura, «sono partito dalle bandierine con le parole di Parma 2020, ho lanciato un messaggio su Fb ai miei amici per dire “mandatemi le vostre parole”, ma poi ci voleva uno sguardo più ampio, le parole di tutti. E ho pensato di farci un libro che parli di noi». Il bello è che ne escono pagine intense  per il loro valore etico, un salvagente contro la  bruttura e la giungla delle relazioni, salvando  il buono che c'è e che condividiamo attraverso le parole. Appunto. Per i prossimi anni, la parola di Cesare Pastarini sarà Indifferenza: «Per guardarla in faccia e dire no».