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CORONAVIRUS

«Il tampone? Venga a farlo in taxi» Poi l'Ausl dà l'ok alla visita a domicilio

 Trentenne positiva bloccata a casa. «Mio marito è in Terapia intensiva»
 

05 settembre 2021, 09:38

«Il tampone? Venga a farlo in taxi» Poi l'Ausl dà l'ok alla visita a domicilio

Il 26 agosto è arrivata la brutta notizia: tampone positivo. Sia per lei, che ha 30 anni, che per il marito, che ha 6 anni in più. Da quel momento, per la coppia, che ha due figli piccolissimi, è iniziato il calvario. Chi sta pagando il tributo più alto al Covid è il 36enne: da martedì è ricoverato in terapia intensiva. E questo perché il virus sa fare ancora molto male anche a chi, per via dell'età, si sente al riparo dalle conseguenze peggiori. «Ora sono bloccata a casa, perché non so come fare il tampone. Io non guido e mio marito è ricoverato», si lamenta la donna, di origine straniera, dall'altro capo del telefono, dopo aver chiamato, venerdì pomeriggio, il centralino della Gazzetta e chiesto di parlare con un cronista.

Le telefonate all'Ausl, in un primo tempo, non l'avevano aiutata a risolvere il problema. Che per lei, residente in strada Santa Margherita, è rappresentato dalla distanza con il laboratorio di via Vasari, dove eseguono i tamponi. «Ho spiegato che ero senza auto - prosegue - e per questo mi è stato suggerito di prenotare un taxi per andare a fare il secondo tampone. Ma quando ho provato a prenotare il viaggio, dal servizio Radio taxi mi hanno avvertito che non avrebbero portato un positivo a fare il tampone». Il perché è facile da comprendere: troppo alto il rischio contagio per il taxista.

«Ho ritelefonato all'Ausl e, come alternativa al taxi, mi hanno detto di provare a prenotare il trasporto in ambulanza. Ma dal 118 sono stati lapidari. Loro fanno solo servizio d'emergenza, non di accompagnamento. Quindi, se stavo male mi avrebbero subito portato in ospedale, ma di portarmi in via Vasari non se ne parla». Esclusa a priori l'opzione autobus, «non posso salire su un bus con altre persone, non voglio rischiare di contagiarle», a questo punto restava solo una lunga scarpinata. «Sono molti chilometri, non me la sento». Nello scambio di telefonate con l'Ausl, «ne avrò fatte quattro o cinque», nessuno ha mai proposto di mandare qualcuno a farle il tampone a domicilio. 

Quando la situazione sembrava all'impasse, ecco  arrivare proprio dall'Ausl la soluzione tanto invocata. Qualche ora dopo la telefonata di protesta al giornale, l'Azienda sanitaria ha infatti rivisto e «addolcito» la propria linea. «L'Azienda Usl fa presente che già nella giornata di venerdì è stato prenotato il tampone a domicilio per la signora. Il test a domicilio è stato fissato per lunedì mattina (domani, ndr). In un primo tempo, per un disguido nelle comunicazioni, alla signora era stato indicato di raggiungere autonomamente la sede di via Vasari per l'esecuzione del tampone. Successivamente – spiegano dal servizio di Igiene e Sanità pubblica dell'Ausl -  è stata valutata in modo più approfondito la sua situazione, ed è stato prenotato, nella stessa giornata di venerdì, il tampone molecolare a domicilio, che verrà eseguito nella mattinata di lunedì». Caso risolto. 

P.Dall.