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La protesta degli ambulanti «in esilio»: «Fateci tornare nei nostri stalli o si chiude»

Nel giugno 2020 furono spostati ai margini del mercato per poter riaprire in sicurezza
 

di Antonio Bertoncini -

14 ottobre 2021, 09:56

La protesta degli ambulanti «in esilio»: «Fateci tornare nei nostri stalli o si chiude»

E’ un anno e mezzo che siamo qui, ma qui non si lavora, abbiamo perso l’80% del fatturato, ma continuiamo a pagare le tasse come prima, ormai c’è chi si appresta a gettare la spugna: è il lamento accorato dei 32 ambulanti che hanno dovuto lasciare gli stalli loro assegnati in Ghiaia e in piazzale San Bartolomeo per consentire di far ripartire il mercato in condizioni di sicurezza dopo la prima ondata di Covid. Da giugno 2020, trenta di loro si trovano collocati in parte a margine di piazza della Pace e in parte in piazza San Giovanni Paolo II, praticamente nel piazzaletto di fronte alla camera di Commercio. E sono questi i più penalizzati. «Gli altri mercati - fa notare Fausto Magnifico, che ha un banco di casalinghi - a Mantova, a Sassuolo, a Piacenza, hanno riportato gli ambulanti negli spazi loro assegnati, a Parma ci è stato detto che si potrà fare quando verrà dichiarata la fine dello stato di emergenza». 

«Si vuole aspettare ancora - insiste Giovanni Gherardini - ma qui siamo nascosti, fuori dal vero mercato della Ghiaia, c’è gente che teme di non arrivare a Natale. Non riesco a capire perché abbiano autorizzato il mercato del Forte, ma non il nostro ritorno negli spazi assegnati».

 Solidale con gli ambulanti è Stefano Cantoni di Confesercenti: «Il Paese sta ripartendo - afferma - e devono ripartire in condizioni accettabili anche gli ambulanti più penalizzati. Con il Comune abbiamo un dialogo aperto, ma su questo punto non abbiamo trovato intese, chiediamo di essere ascoltati». Fra i più penalizzati c’è Gian Elia Amoretti, che vende cappelli da tre generazioni: «La mia famiglia è sul mercato da 40 anni e in un anno e mezzo ci siamo trovati con la nostra clientela praticamente cancellata. Ormai ci sono le condizioni per porre fine all’isolamento, dobbiamo farlo subito».

 Non va meglio neppure per gli ambulanti stranieri che da tempo operano sul nostro mercato: «Qui non passa quasi nessuno - specificano Alì Sajid, che ha un banco di calzature e dovrebbe “abitare” in piazza San Bartolomeo, e Zeeb JhanZeed, che vende abiti di stock - le tasse sono rimaste uguali, ma gli introiti sono drasticamente ridotti. Vogliamo soltanto tornare al posto che ci spetta, perché oggi si può fare».

«Non chiediamo la luna - sintetizza Cantoni - vogliamo solo che il Comune ascolti le nostre ragioni e riveda le sue posizioni, non perché abbia sbagliato, ma perché il contesto è cambiato. Secondo noi non ci sono più ragioni per mantenere in piedi un provvedimento limitativo che mette in difficoltà tante famiglie».