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Eleuterio: "Una scelta biologica: dai fagioli alle bacche di goji"

Eleuterio: "Una scelta  biologica: dai fagioli alle bacche di goji"

di  Monica Rossi

08 Giugno 2021,09:05

Solo lavori manuali per ottenere i «frutti del Tibet»

«Ho iniziato a lavorare con i miei quando avevo 10 anni, prima nelle stalle e poi con i trattori. Ho sempre voluto dedicarmi alla campagna, anche dopo essermi diplomato elettromeccanico all’Ipsia di Pieveottoville (Polesine Zibello) – racconta Eleuterio Pongolini, titolare del “Podere Aia Nuova” di Vicomero -. Chiuse le stalle, abbiamo puntato tutto sull’agricoltura biologica. Oggi coltiviamo principalmente farro, grano saraceno, fagioli borlotti e cannellini, miglio, mais rosso, aglio, girasole. E bacche di goji».
Può forse sorprendere che un arbusto spontaneo che cresce nelle valli himalayane, nel Tibet, possa attecchire alle nostre latitudini «e invece si adatta bene, fatta forse eccezione per le estati calde e siccitose – spiega Pongolini -. Ma poi si riprende bene non appena le temperature scendono. Quella di coltivare queste bacche è stata un’idea di mia figlia Michela e ci abbiamo provato perché sembrava un’iniziativa promettente. Inizialmente, avevamo puntato su due varietà, con 2.000 piantine, ma una di queste non era produttiva: generava solo spine e allora abbiamo deciso di riconvertire la coltura a piccoli frutti come more e mirtilli. L’altra invece rende bene e oggi coltiviamo circa un ettaro a bacche di goji, che una volta essiccate vendiamo sia al naturale che trasformate in confetture e liquore. È una coltivazione impegnativa perché deve essere fatto tutto manualmente, dalla potatura alla raccolta».

Ed è forse questo il segreto delle bacche coltivate dai Pongolini (seguiti da Confagricoltura), dove tutto è rigorosamente bio. «Quando i clienti mi dicono che le nostre bacche non causano loro intolleranze, capisco che siamo sulla strada giusta. Purtroppo, sugli scaffali dei supermercati vengono commercializzati prodotti coltivati in Cina dove non si fanno molti scrupoli sull’uso della chimica e il risultato è che  spesso il consumo delle bacche può  provocare disturbi». 
Fiore all’occhiello del Podere, che oggi conta su 32 ettari, sono anche le coltivazioni di fagioli biologici. «È uno dei nostri prodotti di punta e li vendiamo a un’azienda vicentina, che esporta negli Stati Uniti. Siamo tra i pochi a coltivarli secondo i dettami bio: in Piemonte ci sono tante realtà ma sono perlopiù prodotti trattati, dove si lavora con i diserbi. Noi abbiamo scelto la strada più faticosa, ma credo sia quella giusta. Per noi niente diserbanti e nemmeno concimi chimici, ma solo concimazioni naturali come stabilito dall’ente per la certificazione biologica». 
E questo porta al sogno nel cassetto di Pongolini: «Se riuscirò a far crescere la mia azienda, portando sul mercato sempre più prodotti biologici, vorrà dire che sono riuscito a fare quello che altri non sono riusciti a conseguire».
 

© Riproduzione riservata

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