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Meno chilometri, più gusto. Le ragioni dell'orto verticale

Meno chilometri, più gusto. Le ragioni dell'orto verticale

di Monica Rossi

11 Maggio 2021,03:05

Agricoltura urbna: l'opportunità colta anche da chef e market

Agricoltura urbana e verticale: opportunità o chimera? Prima di rispondere, facciamo un passo indietro a quando, nell’immaginario collettivo, lo chef andava di buon’ora al mercato e sceglieva personalmente i prodotti arrivati (su gomma) al grossista e poi (ancora su gomma) sui banchi. In mezzo, un tot di CO2. Succede ancora? Sì, ma anche no: molti infatti puntano sull’autoproduzione, tanto da avere - annessi ai locali - orti da urlo. Una tendenza nata tempo fa nelle megalopoli, dove la carta del vero Km 0 ha spinto gli operatori a cercare spazi coltivabili. Sì, ma dove, se operi in una città densamente popolata e cementificata? La risposta era sotto il loro naso, o meglio sopra la loro testa: i tetti dei palazzi. 
È successo un po’ ovunque: a ogni latitudine, infatti, in tanti hanno convertito un tetto altrimenti inutilizzato in un efficiente orto metropolitano, con vantaggi sempre più tangibili per l’ecosistema e la sostenibilità. È successo a New York, Tokyo, Toronto, Seattle, Chicago, Bangkok, Copenhagen, Parigi. Emblematico il caso della Ville Lumiere dove, in cima all’«Expo Pavillon 6» è sorta «Nature Urbain», una delle rooftop farm più grandi al mondo: nei suoi 14.000 metri quadrati si coltivano fragole, pomodori, melanzane, insalate, bietole, con l’obiettivo di arrivare a 35 varietà di frutta e ortaggi per un raccolto di 1.000 kg al dì.
 E da noi? L’eccellenza c’è (ha vinto il «Premio Nazionale per l’Innovazione in Agricoltura 2020» di Confagricoltura), è a Cavenago di Brianza, si chiama «Planet Farms» ed è la prima “vertical” italiana forte di 9.000 mq vocati a insalate ed erbe aromatiche. Poco più a sud, a Melzo, c’è «Agricola Moderna» che, in 1500 mq, produce 500 kg a settimana di insalatine. 
Tra gli chef che coltivano (come i fratelli Spigaroli - vedi pagina a fianco - Rino Ducà nel modenese o la stella Michelin Agostino Iacobucci nel bolognese) e le agri-aziende verticali sempre più performanti, c’è stato chi ha vinto la scommessa del km 0 al supermercato! Pioniera di questa via è stata la startup berlinese «Infarm» con il suo sistema modulare ipertecnologico: si tratta  di serre verticali poste direttamente nei reparti frutta&verdura di super e iper, il cui sistema garantisce un’efficienza produttiva fino a 400 volte superiore rispetto alla terra e un forte appeal ambientale. Se consumare il 95% di acqua in meno, ridurre del 90% i trasporti, risparmiare fino al 40% di energia e arrivare a zero pesticidi vi sembra poco… E allora, la risposta alla domanda iniziale è: “opportunità”. 
Senza sostituire i sistemi tradizionali, gli orti verticali potranno essere un plus ambientale e occupazionale: secondo studi recenti (FastFuture), per queste fattorie avremo sempre più bisogno di agricoltori specializzati in possesso di competenze scientifiche, ingegneristiche e commerciali. 
 

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