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Umberto Squarcia Jr, architetto e artista nella Grande Mela

Umberto Squarcia Jr, architetto e artista nella Grande Mela

di Stefania Provinciali

08 Marzo 2021,07:39

Un parmigiano che vive e lavora a New York

Torna spesso nella sua città, Parma, Umberto Squarcia Jr, architetto ed artista, stabilitosi a New York nel 1998. Un legame che trova riscontro negli affetti e nell’attività culturale che lo ha visto impegnato in importanti mostre e pubblicazioni a livello nazionale ed internazionale. 


Ma è nella Grande Mela che la sua esperienza lavorativa ha messo radici. In quella metropoli d’oltreoceano c’è molta creatività italiana, nel mondo umanistico e nel mondo scientifico.  Là la vita scorre tanto veloce quanto intensa, anche se Umberto, o meglio Umby, l’appellativo con cui tutti ormai lo conoscono, da buon italiano, anzi parmigiano, gira in bicicletta, pur mantenendo il ritmo frenetico e dinamico che inevitabilmente coinvolge sul lavoro. «Mancano i tempi “mediterranei” che permettono di avere amicizie durature e reali» confessa, in una lunghissima telefonata che lo riporta indietro nel tempo con la memoria, oggi che non è possibile raggiungere, causa restrizioni dovute al Coronavirus, la città d’origine. 

Era stato Bruno Adorni, docente e studioso parmigiano, a fargli nascere la passione per la storia dell’architettura quando, durante un viaggio in Francia, gli aveva fatto conoscere i grandi capolavori del Romanico e del Gotico. A Roma, dopo gli studi in architettura a La Sapienza, aveva incontrato Franco Casini che lo formerà sia culturalmente che professionalmente. «Altra persona di grande importanza in quegli anni è stato per me Dalmazio Mongillo, professore di Teologia Morale all’Angelicum di Roma» aggiunge. Sono gli inizi di un percorso di vita che lo vede impegnato sia in Italia che negli Stati Uniti. «Sono cresciuto passando le estati nel Minnesota dove avevo ed ho tuttora tanti amici. Negli anni universitari ero counselor al YMCA Camp Olson e viaggiavo per l’America. Così ho conosciuto quasi tutte le città e le architetture più importanti firmate da celebri nomi, come Frank Lloyd Wright o Frank Gehry ed i musei d’arte. Finita l’Università fui consigliato dal mio professore Filippo Raimondo di scegliere New York, Atene dell’era contemporanea e possibile punto di partenza per ogni altra parte del mondo. Mio Fratello Giorgio John già vi viveva ed è stato soprattutto lui a convincermi di raggiungerlo: la famiglia era la cosa più importante, avevamo perso da pochi mesi il fratello più piccolo Luca». 


«Ho iniziato subito a lavorare per lo studio di architettura M/G New York architects di Anthony Morali e Michael Gadaleta, entrambi di origine italiana, a SoHO - racconta- Facevamo progetti di conservazione e conversioni d’uso di grandi palazzi storici e la mia esperienza universitaria sul restauro mi è servita moltissimo».


Sono gli anni in cui Umby conosce la New York più vera. Sono anche gli anni in cui la geografia dell’arte sta cambiando per divenire sempre più globale. Nel mondo artistico si fanno strada temi fondamentali legati alle questioni sociali, politiche ed economiche, che Umby sente fortemente accanto ai temi ambientali portandolo ad intensificare la propria produzione artistica in parallelo al lavoro di architetto. «E’ il 2005 quando mi trasferisco a Hell’s Kitchen, un quartiere di Manhattan dove vivono irlandesi, greci, russi, e italiani. Lì ho creato il mio studio di architettura Umberto Squarcia Designs inc. ed il COLUMBI, un programma di tirocinio per studenti di architettura stranieri che volevano fare esperienza a New York». Nel 2011 lo studio si è trasferito a Soho in un palazzo di fine ottocento e un piano intero è stato adibito ad esposizioni d’arte collettive. Tra gli italiani che incontra e frequenta c’è Alessandro Roveri il pianista «con lui suonavo in serate musicali; eravamo gli Ham & Cheese» ricorda. E poi Walfredo Toscanini, nipote di Arturo Toscanini Una persona eccezionale, di grande cultura e di grande umiltà, architetto di professione, parlava italiano perfettamente e con quella “R” tutta parmigiana era la memoria vivente del nonno essendo cresciuto in casa del Maestro a Riverdale, quartiere di New York, e avendolo sempre accompagnato nelle tournées. Quanti aneddoti mi ha raccontato!» ricorda. «Con Stephen Acunto della Verdi Association di New York e la baronessa Zerilli Marimò e la sua fondazione per gli studi italiani della New York University, diretta da Stefano Albertini, ho poi iniziato a fare da tramite per mostre ed eventi sul Teatro Regio, su Verdi, Franco Maria Ricci. 


«Anche l’attuale Assessore alla Cultura Michele Guerra, docente universitario di cinema, veniva ogni anno a fare una lezione sul cinema italiano» aggiunge. Anche la sua arte si forma all’insegna di una internazionalità forte. «Dopo il settembre 2001 New-York non è più stata la stessa, ma i newyorkesi hanno reagito meravigliosamente» dice. Lui, con la sua creatività e la manualità che lo contraddistingue- le sue mani d’artista al lavoro sono fissate nelle pagine del libro «Mani» del fotografo Roberto Granata tra nomi eccellenti - ha dato un contributo ideale e spirituale ai problemi di una società ormai globalizzata; ha elaborato e rinnovato i propri progetti artistici, installazioni e dipinti dove il pensiero trova espressione in forme concrete, molte realizzate con oggetti e materiali di recupero per una rinnovata visione della vita e del rapporto dell’uomo con l’ambiente e il creato. I suoi riferimenti nel panorama culturale italiano e nel contempo nel mondo dell’architettura e del design newyorkesi mettono in dialogo storia e modernità. In molte opere il riutilizzo e la composizione di frammenti provenienti dal mondo industriale, edile e naturale, evidenziano il rimando a correnti artistiche storiche ben vive nel presente, come l’Arte Povera mentre in altre non mancano agganci evidenti alla Pop Art. Sono legami squisitamente formali perché molto forte è per Umberto Squarcia jr la riflessione oltre che su problemi etici, sociali ed ambientali, su temi come vita e morte, spazio e tempo, gioia e dolore. Così se natura, proporzioni, prospettiva, geometria, punti di vista, contrasti, materiali, texture, colori, luci e ombre sono sempre presenti nelle sue creazioni quel legame intenso e stretto con gli spazi dell’architettura, la costruzione di progetti per gli ambienti interni ed esterni, la stessa impostazione visiva dell’architetto lo portano ad affidarsi di preferenza nell’opera puramente artistica alla tridimensionalità dell’idea e dei materiali, od ad una impostazione dai risvolti grafici, costruttivi, mettendo in evidenza un aspetto assolutamente attuale delle arti, quello di misurarsi con i grandi spazi, gli ambienti, i significati stessi dei luoghi oltre il puro ideale artistico. E sta in questo evolversi di un pensiero che ha a cuore l’uomo ed il creato che Umberto Squarcia Jr ha messo radici, in quel futuro dove l’opera trova un significato se legata all’evolversi della società e dei suoi bisogni, all’esigenza sempre più sentita di unire esperienze e progettualità, perché un mondo dove le arti tutte diventano esigenza del quotidiano è certamente un mondo votato alla bellezza nel suo più ampio significato.


Anche la fede è divenuta per l’artista espressione d’arte, testimonianza, come nelle grandi opere del passato, di certezze, sofferenze, dubbi, speranze che coinvolgono l’umanità. Un esempio la Croce di Cirene installata a Berceto sulla via Francigena, la via dei pellegrini, che l’autore ha realizzato nella concretezza di un’azione rivolta al mondo, un’operazione che come le altre, già presentate in mostre e performance in città, non vuole essere di protesta, o provocatoria, bensì evidenziare i problemi per sensibilizzare l’attenzione su di essi. C’è poi «La Scala rossa», installazione che è divenuta «logo» di tutta la sua arte, «.. è un’opera perfetta, che sarà difficile uguagliare…» scrive l’architetto Paolo Conforti, poiché espressione di un ideale che racchiude in sé i significati stessi dell’esistenza.
 

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