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I consigli per i viaggi: spiagge incantate, città stupende

I consigli per i viaggi: spiagge incantate, città stupende

25 Giugno 2019,08:41

NORVEGIA - Bergen, alla scoperta dei fiordi dove il sole non tramonta mai

LUCA PELAGATTI
Diciannove ore. Minuto più, minuto meno. Se avete voglia di sole  dovete partire  verso nord. Si,  perché il periodo del  solstizio è il momento migliore per andare in Norvegia, tra i fiordi. Dove, appunto, il giorno dura diciannove ore. Dormirete meno? Può darsi, Ma vedrete molte cose. La nostra meta è Bergen, la città dei  fiordi, quella che un tempo era la capitale del sud (un sud relativo, ovvio, siamo sempre in Scandinavia) e il cui centro antico è patrimonio Unesco.  E perfetto punto di partenza per un viaggio tra la storia e la natura.   
La vicenda di Bergen è strettamente legata al mare. Divenne un importante porto grazie ai mercanti della Lega Anseatica, che dominò il commercio europeo durante il Medioevo. Il fulcro della vita sociale della città si svolge  attorno a Torget, la piazza del mercato vicino al porto dove si affacciano pub e ristoranti  che in questa stagione sono sempre affollati. E ci mancherebbe altro con il sole che tramonta dopo le 23 e risorge intorno alle 4. Tutto intorno, poi, file di vecchie case colorate in legno in mezzo a cui si snodano strette stradine acciottolate. E’ ovvio: il bello è girare e perdersi cercando gli scorci più graziosi.   Questa zona è chiamata Bryggen e molti degli edifici risalgono  a prima del XVII  secolo (per colpa degli incendi spesso tutto doveva essere ricostruito) quando qui si stoccavano le merci e lavoravano gli artigiani.  Adesso ci sono caffè e boutique ma l’atmosfera resta magica.  Più in basso, verso il molo si trova poi il mercato del pesce  fondato nel 1200. I secoli volano ma resta sempre qui ad offrire il frutto delle reti ma non solo: si può anche mangiarlo in alcune bancarelle. 
Dopo la sosta si può scegliere se puntare al mare o al monte:  a poche centinaia di metri dal mercato, infatti, parte la Fløibanen, una funicolare che porta in sette minuti sul monte Fløyen, una dei sette colli che circondano la città.  La vista sul fiordo e sulle case colorate merita la salita (tanto, vista la luce perenne,  funziona fino a mezzanotte) per poi decidere se essere pigri e tornare con la funicolare o scendere  lungo sentieri ben segnalati nel bosco.  Se invece volete puntare al mare non vi resta che salire su una delle tante barche che portano a navigare nei fiordi. E avendo un po’ di tempo è da non perdere l’opportunità di percorrere almeno una parte del Sognefjord che si estende per oltre 200 km ai piedi delle montagne Jotunheimen. Il Sognefjord è chiamato il re dei fiordi per una buona ragione: è il fiordo più lungo della Norvegia e il secondo più lungo del mondo e regala panorami  unici con le montagne che sprofondano nell’acqua scura, fattorie dai colori sgargianti sparse sui prati di smeraldo e tante cascate.
Da non perdere poi  un viaggio in treno: lungo quella che la Lonely Planet ha definito la ferrovia più bella del mondo. Si chiama Flam Railway ed è anche una delle più ripide. Sicuramente tra le più spettacolari, Si lascia Bergen su un normale treno e si scende a Myrdal da dove inizia il tragitto  di 20 km per arrivare a Flam. Si impiega circa un’ora. Ma c’è un motivo: si parte da 800 metri di altezza e si arriva al livello del mare. In più ci sono soste per vedere i panorami tra le montagne ma non solo. Ad un certo punto il treno si ferma nel nulla e si può scendere: di fronte tuona la Kjosfossen, una enorme cascata. Forse l’unica al mondo che ha una sua stazione.   A Flam si può decidere se fare escursioni sui monti intorno o andare a vedere gli altri fiordi, come l'Aurlandsfjord o il Nærøyfjord. La scelta è ampia e anche il tempo non manca. Con giornate di 19 ore si possono fare molte cose.

GRECIA - In viaggio nell'Egeo  alla ricerca dell'isola dei sogni

Sono 227. E, detto così, sembrano tante. Ma certo non troppe se si pensa che sono ormai diventate la destinazione più di moda per il turismo nel Mediterraneo. Stiamo parlando delle isole greche, la meta che ogni anno di più attira i parmigiani. Già, ma quale scegliere? Dodecaneso, Cicladi o Ionie? Ecco una breve guida. Perché ognuno possa trovare l’isola del proprio cuore.  

La regina Santorini

Santorini non è un’isola: ma un mito. E’ un luogo unico al mondo per bellezza. E quindi è affollata e cara. Ma prima o poi va vista.  Si viene qui per vedere i tramonti dalla caldera, per fare il bagno nella spiaggia rossa o in quella nera, per scattare raffiche di selfie nei bar super trendy. Al centro di tutto si trova Fira,  il capoluogo, a 300 metri a picco sul mare. E’ una distesa di case bianche, hotel da sogno, cupole blu e scorci unici. Non sarete mai soli: ma sarete immersi nella bellezza. Oia, a nord, è altrettanto splendida, altrettanto affollata. Forse un po’ più cara. Qui si viene per il tramonto più bello. Tutto questo è stato creato da una eruzione vulcanica che fece sprofondare mezza isola. La leggenda dice che questa sarebbe stata Atlantide. Siete nel mito: ed è giusto crederci.

Le migliori spiagge: Red Beach, (è color lava), White Beach, Kamari e Perissa.
Come arrivare: si può volare direttamente dall’Italia  o prendere un volo (sono frequenti) da Atene.

Milos, la dolce

Ancora un vulcano. Ma qui più che per i tramonti colpisce il mare. Per carità, il calar del sole dalla Chora di Milos è splendido. Ma ancora più belle sono le sue spiagge: grandi, una diversa dall’altra, con un mare trasparente. Qui è stata trovata la famosa Venere (di Milos, appunto), qui ci sono i resti di un antico teatro. Ma soprattutto si respira una dolce aria di vera Grecia. Anche se il turismo è molto cresciuto. Volete  una scelta più ampia di taverne? Dormite a Adamas, vicino al porto. Amate uno stile più chic? Allora scegliete Pollonia, il vecchio villaggio di pescatori.  In ogni caso fate un tuffo a Sarakiniko: è come essere sulla Luna. Ma immersi in un mare turchese che vi accarezza.
Le migliori spiagge: Papafragas, Sarakiniko, Pollonia, Papikinou.

Come arrivare: voli da Atene con Olympic Airlines. In alternativa traghetti veloci da Atene: dalle 3 alle 5 ore.

I Titani di  Karpathos, 
Tra Creta e Rodi  Karpathos è rimasta a lungo isolata. E se ne vanta. Anche oggi che il turismo è esploso si pavoneggia del villaggio di Olympos: fino al 2014 non c’era neppure una strada asfaltata e il dialetto locale suonava come la lingua dei tempi di Omero. Oggi  tutto è  cambiato  nell’isola che fu dei Titani  arrivano i charter ma l’isola ha ancora molto da svelare: belle spiagge attrezzate sulla costa est, bellissime e  più tranquille su quella ovest. E’ un’isola che accontenta surfisti, amanti dell’all inclusive e chi cerca atmosfere più rarefatte.  Fermatevi nei paesi appollaiati sul monte se volete un tuffo nella Grecia di ieri. State tra l’aeroporto e il capoluogo se volete locali lounge per la sera.
Le migliori spiagge: Apella, Agios Minas, Lefkos, Ammoupi
Come arrivare: Ci sono alcuni voli diretti dall’Italia. L’alternativa è volare a Rodi o Atene e prendere il volo interno. Il traghetto dal Pireo è sconsigliato: il viaggio è molto lungo.

La raffinata Corfù

Per le leggende qui Ulisse incontrò Nausicaa. Per la storia  è stato dominio veneziano (e si vede) e il luogo di vacanza della principessa Sissi. Oggi arrivano frotte di turisti. Ed è giusto perché Corfù (nelle isole Ionie) è bella e sorprendente. E’ coperta di colline verdi ma le spiagge sono splendide e il mare cristallino. La città vecchia di Corfù è patrimonio Unesco e tutta la zona nord è piena di villaggi che si sono sviluppati per il turismo. Se volete sabbia e mare puntate sulla zona tra  Dassia e Ipsos mentre la bella Paleokastritsa ha acqua turchese ma anche parecchia folla. Evitate se non siete adolescenti inglesi Kavos a sud. Ma l’isola, che è abbastanza grande, vi offrirà sicuramente una spiaggia di cui innamorarvi.
Le migliori spiagge: Agni Beach. Roda Beach Agios Georgos Nord, Agios Stefanos Beach
Come arrivare: ci sono molti voli (anche low cost) diretti per Corfù. In alternativa il traghetto partendo da Ancona.

L’aspra Amorgos

Un monastero e un film. Le prime cose che colpiscono ad Amorgos - nelle Cicladi - sono proprio queste. Il monastero è quello di Chozoviotissa, una meraviglia scavata nella roccia che richiede una bella sgambata ma ne vale la pena.  Il film invece è il Grand Bleu di Luc Besson. Parla di apneisti e del mare. Non c’è posto migliore.  Scesi dalla nave non vi aspettate un’isola «dolce». E’ invece  rocciosa e brulla, con pochissimi abitanti e alte colline, l’isola per chi non ama la Grecia piaciona. E le spiagge sono belle ma non immense. Il capoluogo è Chora, un villaggio con 500 abitanti, piacevole e ripido, con  buone taverne per la sera oltre a piazzette fiorite e ai resti del solito castello veneziano.  Katapola è  invece un villaggio vicino al mare con deliziose taverne di pesce lungo il porto  in una baia dove l’acqua è trasparente. Rilassarsi e prendere il tempo dell’Egeo qui è un fatto naturale.
Le migliori spiagge: Hochlakas e Psili Ammos mentre a metà strada tra Chora e Aegiali c’è Agios Pavlos

Come arrivare: in traghetto da Atene il viaggio richede almeno 6 ore. Più comodo volare sino a Naxos o Mykonos e poi prendere una nave. 
lu.pe.

SPAGNA - A Valencia ci si diverte  giocando con i giganti. E diventando  scienziati

Ci sono città che sembrano nate proprio per essere visitate coi bambini. E la stagione estiva è quella giusta per andare a visitarle, soprattutto se oltre ad attrazione e servizi a misura di bimbo sono anche vicine al mare. E un salto in spiaggia, si sa, non può che rendere più felici i piccoli. 
Un esempio classico di questo tipo di città fortunata è sicuramente Valencia, in Spagna, nella regione omonima.
 Già arrivare è facile: si vola con diverse compagnie, anche low cost e dall’aeroporto c’è una comoda metropolitana che porta nel centro che è per buona parte pedonale e pianeggiante. E anche con i passeggini, quindi, nessun problema.
 Di cose da vedere poi ce ne sono davvero tante, perfette per i bambini e per chi viaggia con loro.
 Il punto di partenza, quasi obbligato, è Città delle Arti e delle Scienze, l’enorme serie di edifici che sono ormai un po’ l’icona della città. Al suo interno si trova l’Oceanografico, uno degli acquari più grandi d’Europa, una vera città con laghi, lagune, isolotti e ambientazioni suggestive uniche, che illustrano la vita marina di 45mila esemplari e 500 specie diverse. E non solo i bambini si emozioneranno camminando nel tunnel di vetro che passa sott’acqua. Per una volta gli squali saranno sopra e voi sotto.  
Imperdibile con i bambini è il Museo della Scienza: qui non solo non è vietato toccare gli oggetti ma si è spinti a farlo. C’è, infatti,  la possibilità di far giocare i bambini  e viene data grande importanza all'interazione: le mostre offrono l'opportunità di toccare, sentire ed essere coinvolti in ogni fase entrando negli esperimenti e vivendo esperienze immersive. 
Prima di dedicarsi ad una sosta al mare la meta giusta, per un po’ di divertimento in città, è il Jardì del Turia: era un fiume che correva in mezzo alla città ma tendeva ad esondare con preoccupante frequenza.  Allora l’hanno deviato e al suo posto è nato un parco di diversi km dove ci sono  molti spazi pensati proprio  per i bambini: il più famoso è il Parc Gulliver dove si trova una enorme statua appunto di Gulliver, il personaggio del libro scritto da Jonathan Swift: il bello è che i suoi vestiti, gli arti e i capelli formano percorsi, scivoli, tunnel da esplorare. Un bambino non vorrà più andare via e la zona è sicura perché recintata e senza auto. 
Infine una gita fuori dal centro: con il bus si può raggiungere  il Parco Naturale dell'Albufera, una grande zona umida separato dal  mare grazie da una stretta striscia di sabbia. Qui si possono fare piccoli tour in barca  tra le isole dove  si trovano anche grandi gruppi di uccelli  tra cui i grandi aironi che si lasciano ammirare da vicino. Tanto tutti sanno che nessuno gli farà del male. 

TRENTINO L'armonia della bellezza Ecco i Suoni delle Dolomiti

Ascoltare e vedere. La bellezza della natura e l’armonia delle note. Il silenzio della montagna che diventa grande musica. E per una volta non c’è un senso che abbia il sopravvento: perché un concerto di fronte a certi scorci di assoluta bellezza diventa una emozione globale.  Forse, quando questo evento è nato poteva essere una scommessa, una sfida. Ora è un appuntamento imperdibile. 
Dal jazz al folk
La rassegna «I suoni delle Dolomiti» arriva alla 25esima edizione. E la festeggia rispettando il ritmo che ha scelto dalla prima edizione: quello  del passo umano.  Così, dai prossimi giorni fino al 15 settembre gli angoli più belli delle Dolomiti del Trentino musicisti di diversa formazione  - classici, jazz, folk, di world music – saliranno con i loro strumenti in quota e tra alpeggi, radure e all’ombra di rocce antichissime si esibiranno per un pubblico che a sua volta avrà percorso gli stessi sentieri.  
Tutti insieme, vicini, uniti dalla passione per la musica e la montagna.  Il primo appuntamento è il 30 giugno, al Rifugio Micheluzzi in Val di Fassa, dove si esibiranno il violoncellista Giovanni Sollima e il famoso mandolinista Avi Avital,  un mito musicale che ha ottenuto persino una nomination per un Grammy Award. 
Anche l'opera in quota
E poi via con un calendario intenso: il 7 luglio ecco i Corni della Scala e Italian Horn Ensemble si esibiranno sull'altopiano roccioso su cui si adagia il rifugio Rosetta Giovanni Pedrotti sulle Pale di San Martino. 
Repertorio? Dalla classica alla musica popolare, passando per i ritmi sudamericani e le colonne sonore. 
La novità poi sarà il 31 agosto quando ai duemila metri di Pian della Nana in Val di Non, nel Gruppo del Brenta, verrà proposto Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. E Figaro canterà ad un passo dal cielo.  Ma gli appuntamenti sono tanti e diversi (Il calendario completo su https://www.visittrentino.info/it). 
Si spazia dall’esibizione del Quintetto di fiati dell'Accademia di Santa Cecilia e Royal Concertgebow Orkestal al belvedere del Monte Agnello in Val di Fiemme   alle esplorazioni nel folk e nella musica scozzese del violinista Alasdair Fraser e della violoncellista Natalie Haas  a Malga Canvere in Val di Fiemme. 
E poi una serie di momenti speciali come quello previsto per  il 20 luglio, alle 6 del mattino. Quando l’alba  sul Col Margherita in Val di Fassa verrà abbinata ad uno spettacolo di parole e suoni dedicati ad un viaggio nell'Europa di questi ultimi 100 anni, sin da quando la tragedia della Grande Guerra ha travolto gli uomini. 
Ma non, per fortuna, la bellezza della natura e la forza della musica.

FLORIDA - Musei, cocktail  e grattacieli  nella  Miami che sta cambiando

LUCA PELAGATTI
 Scordatevi Miami Vice, dimenticate Sonny Crockett & Rico che sgommano sulla loro Ferrari bianca. Dai tempi del telefilm  icona degli anni ’80, con il suo corollario di  dolce vita e droga, la tv è cambiata. E Miami ancora di più.  La città famosa per la sua criminalità  tra la fine degli anni ’90 e l’inizio 2000 ha invertito la rotta e ha deciso di puntare sulla cultura, rinnovarsi e rinascere. Arrivò così la versione locale della fiera Art Basel e si iniziò ad installare una vivace  comunità artistica  mentre lo skyline e i quartieri esprimevano in mattoni e acciaio questo cambiamento. Oggi molte zone viste allora non le riconoscereste.  
 Un esempio è la zona di Brickell/Downtown dove qualche casa bassa è rimasta. Ma è un caso. Si,  perché lo sviluppo è frenetico: la popolazione del centro di Miami è raddoppiata in meno di 10 anni,  i nuovi residenti hanno aperto ristoranti e gallerie e in mancanza di spazio si è scelta la sola via: quella verticale.   I giovani ricchi e di moda così  fanno la fila per andare a mangiare sushi al ristorante Quinto La Huella sul tetto del mega  Brickell City Center ma soprattutto per bere i cocktail di Sugar, al 40° piano con vista sulla città. Per avere un tavolo riservato occorre spendere almeno 100 dollari a testa ma uno sgabello al bancone è molto più economico. Ma, per favore, niente pantaloni corti.  Stessa fauna vip al  16° piano del Kimpton Epic Hotel,  al ristorante Area 31, dove il panorama, forse, supera la bontà dei piatti. Ma non solo tortini di granchio: con 15 minuti a piedi si arriva al  Pérez Art Museum Miami, progettato ovviamente da archistar europee, che si sta ritagliando un posto come uno dei più innovativi spazi per l’arte del XX e XXI secolo.  E anche questa è  la Miami di oggi.
Ma se vogliamo veramente vedere cosa sta succedendo in città è a South Beach che dobbiamo rivolgerci. Non temete: ci sono ancora  le palme, quelli che corrono e pattinano e gli hotel Art Decò. Ma si è aggiunta una consapevolezza in più. I palazzi storici sono stati  restaurati. E  il ricordo della zona frequentata da gangster è, appunto, solo ricordo. La casa che fu di Gianni Versace  è  diventata un albergo  unicamente di suite e all’hotel Mondrian i soliti noti svelano nei dj set quanto si possa essere ricchi e belli.  
 Per la cena l’indirizzo giusto ora è Juvia, all’ultimo piano di  Lincoln Road: sotto  brillano i negozi di griffe global, in alto  i clienti sgomitano  per avere il tavolo top. Se poi il salmone grigliato pagato a peso d’oro non  vi ha convinto  consolatevi con un hamburger di Shake Shack: è qualche piano più sotto ed è la filiale locale dello storico chiosco di Madison Square Park in Manhattan. Un doppio burger riempie per pochi dollari. 
Ma se vogliamo raccontare la nuova Miami non resta che un tuffo a Little Havana.  L'Avana , quella vera, è poco più di 200 miglia e dopo il  1959 qui arrivarono 500.000 cubani in fuga.  Molti sono ancora qui a  Calle Ocho, tra la 17ª e la 13ª Avenue. L’atmosfera è molto diversa da quella dei roof top bar di downtown. Ma non meno interessante anche grazie al fatto che nel  2017  il distretto è stato nominato tesoro nazionale dal National Trust for Historic Preservation. Qualcuno si ostina a dire che possa essere pericoloso ma la sensazione è che l'attentato possa al massimo essere quello alla linea viste le dimensioni dei panini con carne di maiale di Old's Havana Cuban Bar & Cocina e i mojito al Ball  & Chain, proprio di fronte al Domino Park.  Qui, tutto il giorno si gioca a domino e si parla spagnolo. Un tempo si fumava il sigaro, ovviamente cubano. Ora è proibito. E quindi è proprio vero: Miami è molto cambiata. 

SPAGNA - Vamos a la playa    Ecco le spiagge da non perdere

Imusei di Madrid, le tavole stellate dei Paesi Baschi, le suggestioni moresche di Siviglia o le visioni di Antonio Gaudì a Barcellona. Di cose da vedere in Spagna ce ne sono migliaia. E di motivi per partire altrettanti. Ma oltre a arte, folclore e gastronomia non si può dimenticare che la Spagna  ha quasi 8000 km di costa. E quindi di spiagge. Che sono l’ennesimo motivo. E tra i litorali modaioli delle Baleari, le lunghe distese di sabbia dell’Andalusia e le battigie battute dalle onde del nord ci sono davvero spiagge per tutti i gusti. Da vivere tra un museo, una visita e un assaggio di  paella.
La Concha San Sebastian

 In Spagna è stata inserita nella lista dei dodici tesori nazionali. E secondo alcuni è una tra le più belle spiagge cittadine d’Europa. Stiamo parlando de La Concha, una delle destinazioni più amate sul mare, nel nord della Spagna.  Il nome significa Conchiglia ed è una lunga distesa di sabbia dorata con una distesa d’acqua calma e trasparente. E’ lunga abbastanza da permettere a tutti di trovare il proprio posto ed ha il vantaggio di essere vicina al centro e, soprattutto, ai locali dove fare il pieno di pinxtos, la versione locale delle tapas.  All’estremità della baia si trova Playa Zurriola che ha più spesso il mare mosso: qui si ritrovano i surfisti e in effetti l’età media è più bassa e il volume della musica più alto.

 La Barrosa, Chiclana de la Frontera, Cádice

La Barrosa è stata votata come migliore spiaggia della Spagna dai lettori dell’inserto Viaggi del quotidiano  El Mundo. Si tratta di un arenile lungo otto km di sabbia fine e acqua trasparente che ad un certo punto si impenna con dune e rocce. Non pensate però ad un luogo deserto e fuori mano: le passerelle in legno arrivano quasi sino alla battigia, ci sono comodi servizi per i turisti e una discreta presenza di  chiringuitos che non guastano mai.  Chiclana de la Frontera poi si trova a poco più di 20 km da Cadice ed è un paese tipicamente andaluso con case bianche e un contesto naturale protetto da un Parco.

Cala Granadella, Alicante
Questa piccola insenatura sembra  una gemma nascosta sulla costa della provincia di Alicante a sud di Xàbia.  Peccato però che il gioiello di  acque turchesi, sabbia bianca e colline verdi sia tutt’altro che sconosciuto ai turisti che qui accorrono numerosi. La spiaggia tra l’altro, protetta dal vento e con acqua sempre tranquilla, è perfetta per snorkelling e immersioni.  La bandiera Blu la premia da anni e ci sono tutti i servizi per chi voglia prendere il sole comodamente: per i più golosi anche tre ristoranti di pesce.
Plaia Burriana, Nerja
Per chi volesse visitare Malaga (ma anche Granada non è lontana) bastano qualche decina di km per arrivare a Nerja che uno dei centri più importanti e vivaci della Costa del Sol. La spiaggia dove andare è playa Burriana, una distesa di 800 metri di sabbia fine e dorata.  Alle spalle dell’arenile si snoda un lungomare pieno di negozi e locali che porta il nome del produttore che negli anni ’80 lanciò una serie tv ambientata proprio qui. Inutile dire che da quel giorno la località è esplosa. Se siete sportivi prendete un kayak: pagaiando un po’, ma non troppo, si possono raggiungere vicine spiagge molto belle e tranquille. 
Cala D'en Serra, Ibiza
Ibizia, si sa, è sinonimo di festa e trasgressione. Ma una volta spente le luci dei club inizia la ricerca di una spiaggia. E Cala D'en Serra è il posto ideale. Si tratta di una bella distesa di sabbia bianca con alcune rocce ai lati. Dopo una strada tortuosa si arriva  a questo angolo di pace dove si trovano i vecchi ripari per le barche e un ciringuito che serve buoni snack e bevande. In generale regna il silenzio ma se proprio volete stare soli a cento metri verso destra, nuotando, si arriva ad una piccola spiaggia quasi sempre deserta.

 Playa de Monsul, Almeria

Rocce scolpite, sabbia nera vulcanica, un paesaggio lunare  tra cactus e piante grasse. Questo l’impatto arrivando a Playa de Monsul, nella regione di Almeria,  nel parco naturale di Cabo de Gata. Ovvio che un posto così attiri i turisti ma non solo: questo fondale particolare è comparso in  dozzine di film tra cui Indiana Jones e l'ultima crociata.  Anche i fondali sono ricchi di vita e quindi gli amanti dello snorkeling sono numerosi. Nella stessa zona, a non molta distanza si trova una altra spiaggia che merita di essere vista e che si chiama Playa de Los Genoveses.

Playa de Cofete, Fuerteventura
Per arrivare serve un 4x4  e l’atmosfera è selvaggia. Ma il posto è speciale. Stiamo parlando della Playa de Cofefe a Fuerteventura, nelle Canarie,  una distesa di 12 km di sabbia bianca che per molti è una delle più belle spiagge di Spagna. Prima di arrivare si sbuca su un belvedere da cui si coglie tutto il suo fascino ma anche la sua forza. Davanti  c'è lo stizzoso Atlantico e  per fare il bagno richiede molta cautela.   Non ci sono lettini o ombrelloni ma solo una villa, a una certa distanza dalla costa, e un cimitero con vecchie croci di legno. Oltre a voi e il fischio del vento.
lu.pe.

DANIMARCA  - Nel paese delle bici   per vedere   la Sirenetta  e tuffarsi nella scienza

E'una città verde, dove le bici la fanno da padrone. Dove, sparsi per i quartieri, ci sono ben 125 parchi attrezzati per giocare.  E dove, di conseguenza, i bambini si trovano sempre a proprio agio. Stiamo parlando di Copenaghen, la capitale danese definita come la città più felice del mondo. E dove è sempre bello andare per un viaggio in famiglia.
La prima destinazione, è come ovvio, la Sirenetta. Non aspettatevi un colosso, anzi. E' una piccola statua, alta solo un metro e venti,  seduta su uno scoglio sulla passeggiata oltre il vecchio porto e guarda il mare, come nella favola di Andersen, dal 1913. Per arrivare vale la pena di seguire Nyhavn, il vecchio porto dove si cammina sul bordo del canale, davanti a vecchi velieri. E per i piccoli lupi di mare c'è molto da sognare. Quindi, se siete intorno al mezzogiorno, accelerate il passo e puntate verso il vicino  Castello di Amalienborg, residenza ufficiale della famiglia reale. Qui, ogni giorno alle 12, si svolge il cambio della guardia.  Mettetevi sull'attenti e  ripassate un'altra favola di Andersen: il soldatino di stagno.
Stanchi? Concedetevi una pausa perché le offerte per i bambini a Copenaghen sono tutt'altro che terminate. E la prossima tappa è al celebre parco di divertimenti di Tivoli, fondato nel 1843 e comodissimo da raggiungere visto che si trova proprio di fronte alla stazione centrale.  Rispetto al passato molte cose sono rimaste con l'ingenuo aspetto originario ma ovviamente sono state inserite diverse attrazioni più contemporanee. E a fianco delle giostrine d'altri tempi ci sono ottovolanti e il calcinculo che si vuole più alto al mondo. Per un nuovo giorno poi ci sono altre esperienze che possono entusiasmare un bambino. Anche se occorre per viverle prendere un treno: la più vicina  è l’Experimentarium, un museo della scienza interattivo pensato proprio per dare la possibilità ai bambini di sperimentare le nozioni scientifiche. Diventando loro i protagonisti. Il centro si trova  a Hellerup e si arriva con dei treni locali dalle diverse stazioni.  Una volta dentro poi  ci si può scatenare in 18 mostre interattive su scienza e tecnologia facendo esperienze pazzesche come  quella del Tunnel dei sensi che fa provare, dal vero, come i sensi si sviluppano e svaniscono, o quella del Porto dove il bambino diventa un tecnico del commercio mondiale. Ma deve tenere a bada l'inquinamento e la C02.  Per finire un'altra gita:  con mezz'ora di treno si arriva a Roskilde dove si trova il famoso Viking Ship Museum, il museo delle navi vichinghe. Cinque di queste, vecchie di mille anni, sono arrivate a noi. Fuori si può navigare sul fiordo, dentro i bambini  costruirsi scudo e spada da veri guerrieri vichinghi.

 SVIZZERA - Niente orologi a  cucù e cioccolato A Basilea  si preferisce la cultura

LUCIA GALLI
L’oro del Reno è rimasto a casa. Sta a Basilea, la città regina della cultura elvetica.  Dici Art Basel e pensi alla fiera di arte contemporanea più famosa al mondo, in agenda ogni giugno. Dici Basel world e pensi a gioielli ed orologi. Quelli di design e non a cucù che insieme al cioccolato e alle vedute alpine sarebbero invece fra i simboli più noti della Svizzera sospesa sul luogo comune. 
Basilea, però, è un’altra cosa. Le Alpi? Le incornicia nei quadri di Giovanni Segantini o Caspar Wolf, che stanno in bella mostra in una delle ali del Kunstmuseum, il museo che, oggi con tre sedi – due collegate da un supermoderno passaggio underground - , è, fin dal 1661, la più antica istituzione pubblica d’arte mondiale, fra i motivi più piacevoli per  una visita. 
Fuori, i tram serpeggiano lenti ai piedi della città vecchia perché la maggior parte dei cittadini non possiede automobile e preferisce farsi cullare dall’allegro sferragliare di questi biscioni multicolore che incrociano su e giù  per Barfuss platz. 
I vicoli della città vecchia conservano ancora case a graticcio ed antiche botteghe di calligrafi e stampatori. Fra le viuzze che si inerpicano verso la stazione, invece, l’arte invade anche i muri con graffiti rigorosamente «ufficiali» fra cui si riconoscono i tag di miti della vernice del  calibro di Invader e London Police. 
Ma d'altra parte qui i muri e gli spazi non si occupano:  si prenotano e nell’attesa si comincia a segnare il territorio, magari apponendo timidi sticker adesivi per cominciare a far parlare di se. 
Intanto, però,  negli hotel più raffinati come «Le trois rois», si sorseggia ancora il te in terrazza con i camerieri in alta uniforme. 
Oltre il Reno, invece, la vita scorre ad un altro ritmo: Klein Basel è il volto giovane della città: nelle sue buvettes lungo il fiume non ci si perde un raggio di sole. 
Oppure ci si ristora dopo aver nuotato in pausa pranzo: ecco uno dei passatempi estivi preferiti, a patto di conoscere la corrente e di munirsi di «wickelfisch», la sacca ermetica dove riporre gli abiti da lavoro. Dalle sponde del Reno due cose sono evidenti: ogni epoca ha regalato il meglio alla città. Da una parte spicca la torre del colosso farmaceutico Roche: altissima, bianca, avveniristica, è il simbolo del lavoro e dell’eccellenza che Basilea si è ritagliata nella modernità. 
Dall’altra parte, ecco il duomo, mille anni in arenaria rossa, ben portati, a custodire la memoria di un passato glorioso che ha calamitato qui grandi pensatori del Rinascimento nordico, come Erasmo da Rotterdam. 
Lui è stato il primo di una lista di big: il più recente? Beh, c’è anche Roger Federer col suo rovescio elegante e preciso come ricorda una stella in stile Hollywood, piazzata in centro città, sulla via delle star. In mezzo, però, ci sono i tanti mecenati illuminati che hanno saputo voler bene a Basilea. I loro lasciti sono letteralmente germogliati in idee e nuovi spazi per la città che oggi è uno dei playground preferiti delle grandi archistar che hanno già in cantiere progetti per i prossimi trent’anni di Basilea. 
Non solo le firme di casa come Jacques Herzog e Pierre De Meuron, ma anche Renzo Piano, Mario Botta e Frank Gehry hanno lasciato le loro firme nello skyline della città. Basilea ringrazia e va avanti: essere bella non è mai stato così facile.


 


 

 

 


 


 


 

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