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In vacanza uccise la moglie: Paolo Zoni condannato a otto anni

In vacanza uccise la moglie: Paolo Zoni condannato a otto anni

06 Marzo 2020,04:05

Paolo Zoni, il  65enne che con 19 coltellate uccise la moglie sessantenne Rita Pissarotti,  è stato condannato a otto  anni. La sentenza, emessa ieri dal tribunale di Bolzano, segue un altro «verdetto», quello dello psichiatra Edoardo Mancioppi, che nell'agosto scorso stabilì la seminfermità mentale del pensionato.  La perizia è fondamentale, per spiegarsi il perché della pena decisa dal Gup  Walter Pelino - accogliendo le richieste  avanzate dallo stesso pm Axel Bisignano - che sembra stridere con la gravità e la brutalità del delitto. Otto anni, quando per quell'omicidio si sarebbe potuto rischiare l'ergastolo. Per la seminfermità infatti si è scesi dalla pena base a 12 anni, riducendo poi di un terzo la condanna a causa del rito abbreviato scelto dalla difesa, sostenuta dall’avvocatessa Amanda Cheneri. Le attenuanti generiche sono state considerate prevalenti rispetto all’unica aggravante, quella legata al fatto che i due fossero marito e moglie.
Sposati, lo erano da una vita, Paolo e Rita. Parmigiani trasferiti a Collecchio, i due formavano una coppia all'apparenza inossidabile, unita in ogni momento, che si era detta sì 36 anni prima di quel maledetto 14 agosto 2018. «Da quando era in pensione, era lui a portarla al lavoro in auto: lei non aveva la patente... Ed era sempre lui a riportarla a casa» ricordarono le colleghe di lei, poco dopo il delitto. Che cosa sia stato a scatenare la furia omicida del 65enne ancora non è ben chiaro. Nemmeno lui forse lo ricorda, forse nemmeno lui lo ha mai saputo.  Il delitto avvenne nel residence di Santa Cristina in Val Gardena, nel quale la coppia  stava trascorrendo le vacanze estive.
Ex facchino de «Il Colle» lui e infermiera al polo  Montanara  dell'Ausl a un anno dalla pensione lei,  i due erano arrivati in Alto Adige  il 6 agosto a bordo della loro familiare blu, con la cagnolina Durly, una piccola cavalier king. Sembra che  prima della mattina del 14 agosto  non ci siano state avvisaglie della tragedia. Forse non all'esterno, perché durante le indagini emerse che Zoni avrebbe cominciato a soffrire di una grave forma di ludopatia, spendendo somme sempre più ingenti in «Gratta e vinci».
Non si può escludere che sia stata questa causa a scatenare tensioni crescenti nella coppia. Sembra che Rita fosse preoccupata, che avesse cercato di sapere in banca quanto fosse stato prelevato dal marito negli ultimi tempi. Per problemi di linea telefonica non riuscì ad avere il chiarimento. Ed è probabile che chiederlo direttamente al marito possa  esserle stato fatale.
La donna fu uccisa nell'angolo cottura del residence, trafitta diciannove  volte da un coltello dalla lama di una quindicina di centimetri. A scoprire il cadavere, una donna delle pulizie insospettita dai guaiti della cagnolina della coppia. La dipendente bussò a lungo alla porta e, una volta entrata, vide Rita a terra. Dapprima, pensò che fosse solo priva di sensi. Nella speranza che la sessantenne fosse stata colta da un malore, partì la richiesta d'aiuto: si alzò in volo l'elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites e il medico arrivò sul posto poco dopo. Ma presto si capì che non si trattava di un malore: tutto quel sangue  faceva capire senza ombre di dubbio che  la donna era morta accoltellata.
Zoni, nel frattempo, si era allontanato in auto, dopo aver pulito alla meglio il coltello con una spugnetta poi gettata nel lavandino. Non riuscì a fare  molta strada, però. Furono i carabinieri a bloccarlo  poco dopo le 11, in un'area di servizio a un'ora di auto dal residence. Con ogni probabilità, di lì a poco avrebbe preso l'autostrada. Ma non appena il pensionato fermò la familiare accanto alle colonnine del distributore una gazzella gli chiuse la via di fuga davanti, un'altra gli sbarrò la strada dietro. Che fosse stato lui a uccidere Rita fu chiaro fin da subito.
Da tempo Zoni soffriva da anni di amnesie e di un forte disturbo della personalità. Dalla morte della madre, alla quale era molto legato, qualcosa gli si era come spezzato dentro. Fino a quel 14 agosto, quando impugnando quel coltello da cucina, in preda a  un raptus improvviso, spense per sempre il sorriso di una donna dalla battuta sempre pronta, brava a sdrammatizzare e a dare coraggio a tutti. Il sorriso che aveva illuminato anche la sua vita. Ora, Paolo Zoni si trova ora agli arresti domiciliari in una casa famiglia di Rimini.
rob.lon.
 

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