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Juana Cecilia uccisa a Reggio: nessuna dichiarazione di pentimento da Mirko Genco

Juana Cecilia uccisa a Reggio: nessuna dichiarazione di pentimento da Mirko Genco

23 Novembre 2021,05:11

L'avvocatessa del 24enne descrive il giovane. La Procura: "Un soggetto pericoloso", accusato anche di violenza sessuale

«Nessuna dichiarazione di pentimento. Lui sa quello che è successo, non racconta con frasi farneticanti ed è lucido». Così l’avvocato difensore, Alessandra Bonini descrive il 24enne Mirko Genco, reo confesso dell’omicidio della 34enne Cecilia Juana Hazana Loayza, uccisa a coltellate in un parco di Reggio Emilia. «Ci ho parlato, era tranquillo anche se in carcere il clima non è dei migliori. Perizia psichiatrica? Vedremo se ci sono i presupposti, ma è troppo presto», ha continuato la legale. 

La Procura: "Soggetto altamente pericoloso"
«Un soggetto socialmente altamente pericoloso». Così il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta, ha descritto il 24enne Mirko Genco - reo confesso dell’omicidio della 34enne Cecilia Juana Hazana Loayza - motivando la richiesta di convalida dell’arresto nell’udienza di stamattina.

La Procura formula l’ipotesi di omicidio con tre aggravanti: futili motivi, minorata difesa della vittima e recidiva stalking. Inoltre, tra i capi d’imputazione, oltre alla violenza sessuale, vi sono anche porto abusivo d’armi, violazione di domicilio e appropriazione indebita delle chiavi riguardo al fatto che Genco, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, è entrato in casa della vittima per prendere il coltello utilizzato poi per ammazzare la donna. «La premeditazione al momento non è stata contestata - ha aggiunto l’avvocato difensore Alessandra Bonini -. Il coltello d’altronde non se lo è portato da casa». 

Anche violenza sessuale fra le accuse, il 24enne sostiene che il rapporto fosse consenziente 
«E' stata contestata anche la violenza sessuale» tra le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Reggio Emilia, è emerso al termine dell’udienza di convalida dalle parole del legale di Genco, Alessandra Bonini «Aspetterei l’autopsia, prima di commentare questa ipotesi di reato. Anche a detta anche della pm, non c'è certezza che vi sia stata violenza», ha detto l'avvocato: l’indagato avrebbe parlato di rapporto consenziente. 

Autopsia: affidato l'incarico
 «Oggi è stato dato l’incarico per il conferimento dell’esame autoptico che verrà eseguito tra oggi pomeriggio e domani», ha continuato la legale, che poi spiega la versione del suo assistito, data nell’interrogatorio dell’altro giorno. «Lui sostiene di essere arrivato a Reggio in taxi. Che la ragazza fosse ubriaca e che ha fatto un pezzo di strada a piedi con lui, seguendolo volontariamente. E di aver avuto un rapporto consenziente al parco con la donna. Poi la foto pubblicata sui social insieme ad altri ragazzi e qualche altra frase forse detta nel tragitto ha portato ad ammazzarla». (ANSA). 

La presidente del tribunale: "I giudici non sono chiaroveggenti" 
 «Un giudice non ha poteri di chiaroveggenza, non può sapere ciò che accadrà dopo, stante la imprevedibilità delle reazioni umane». Lo ha detto all’Ansa la presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti, sul caso di Juana Cecilia Loayza, uccisa dall’ex, libero con la condizionale dopo il patteggiamento dello stalking. Quanto accaduto «non è altro che ciò che accade in decine e decine di processi per reati analoghi». Pm e giudici «applicano la legge, applicano misure cautelari richieste dal Pm calibrando le scelte a seconda del caso concreto, condannano alla pena che appare equa in relazione al caso sottoposto al loro vaglio». 

 Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere «devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma. Diversamente - continua Beretti - si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e, questo, è contrario ad un sistema penale di una società liberal democratica». 

L’indagato, Mirko Genco «era persona priva di precedenti penali», ricorda la presidente Beretti. «E' stato sottoposto a misura cautelare, gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione, aveva iniziato la frequentazione di un centro di recupero, condizione necessaria per poter avere la sospensione condizionale della pena», conclude. 

(ANSA) - REGGIO EMILIA, 23 NOV - Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere «devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma. Diversamente - continua Beretti - si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e, questo, è contrario ad un sistema penale di una società liberal democratica». 
L’indagato, Mirko Genco «era persona priva di precedenti penali», ricorda Beretti. «E' stato sottoposto a misura cautelare, gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione, aveva iniziato la frequentazione di un centro di recupero, condizione necessaria per poter avere la sospensione condizionale della pena», conclude. (ANSA). 
 

 

 

 

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