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I draghi invisibili Madre e figlio: dialogo oltre il buio

Una conversazione immaginaria ma «reale»  tra Chiara Tanzi e il figlio scomparso a 16 anni

I draghi invisibili Madre e figlio: dialogo oltre il buio

di Giovanna Pavesi

01 Dicembre 2021,12:16

Un dialogo fatto di quotidianità, riflessioni e, soprattutto, presenza costante. La sua conversazione immaginata con Giovanni, che lei chiama quasi sempre «Joe», Chiara Tanzi l’ha pensata così, come un colloquio tra una madre e un figlio che, pur non essendoci più fisicamente, è parte del tutto. Il titolo del suo libro, «I draghi invisibili» (Diabasis, 17 euro, 88 pagine), l’ha mutuato da un film del 2016, che si chiama «Il drago invisibile», in cui Robert Redford interpreta un nonno che ai suoi nipoti, compreso uno «acquisito», rimasto orfano dei genitori e allevato da un drago invisibile, appunto, insegna che solo chi sa vedere oltre riuscirà a trovare in cielo «tanti draghi invisibili», pronti ad aprire una strada che sembra impossibile percorrere. Una metafora di sopravvivenza fondamentale, di fronte a una perdita che non può trovare spiegazioni. 
Tanzi, dal 2010 dirigente medico al Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, ha perso suo figlio 16enne improvvisamente, nel giugno del 2017, e anche se da quel momento la sua assenza è diventata una costante concreta nel quotidiano familiare, l’autrice ha scelto di riportare nel presente, attraverso la scrittura, le parole di quell’adolescente scomparso prematuramente, in un dialogo che lei stessa definisce «al confine tra scienza e fede». Suddiviso in 13 capitoli, un’introduzione, un epilogo e introdotto da 14 scatti fotografici dei cieli del Tirreno fatti proprio da Giovanni, il volume, che sarà presentato giovedì, alle 18, all’Istituto comprensivo De La Salle, dal presidente di Diabasis, Mauro Massa, dal direttore della Gazzetta di Parma, Claudio Rinaldi, e dal neurologo Gianfranco Marchesi, in dialogo con l’autrice, racconta come una serie di segni, tutti da interpretare e da leggere in chiave familiare, possono aprire un varco anche dove il dolore più grande, come la perdita di un figlio, travolge ogni spazio. 
Eppure, il volume, pur raccontando il lutto e le sue conseguenze, non è mai appesantito da una tristezza fine a se stessa, ma è accompagnato da un linguaggio che l’autrice stessa descrive come «fresco». «La malinconia c’è, ma non in modo buio o cupo, anche perché mio figlio non lo avrebbe voluto - conferma Tanzi -. Chi ha conosciuto Giovanni, leggendolo, ha detto che gli sembrava di averlo accanto. E questo glielo dovevo». Prima della stampa, quel dialogo tra madre e figlio ha avuto diversi lettori, come persone vicine alla famiglie e, soprattutto, alcuni cari amici del 16enne che, probabilmente, hanno contribuito a uno scambio generazionale fondamentale per l’esito della scrittura. E, infatti, le «impronte» degli adulti e dei ragazzi, pur essendo vicine, qualche volta si confondono e diventano una cosa sola, non si distinguendosi più. 
Giovanni, nel libro scritto da sua madre, non è soltanto nei testi, ma è ovunque, partendo dalla copertina, che lo ritrae in una foto che lui stesso si era scattato e che aveva modificato: ha l’indice della mano sinistra poggiato tra le labbra e anche se i colori non permettono di definire nitidamente il profilo, lo sguardo è proiettato altrove. 
«La stesura è avvenuta in un percorso: l’ho preso e ripreso tante volte - spiega Tanzi -. All’inizio ero titubante e non volevo pubblicarlo, poi mi sono decisa, ma ci sono voluti tre anni, perché la botta è grossa e non è ancora stata metabolizzata». Eppure, anche nel suo caso, come conferma lei stessa, la scrittura ha avuto una funzione catartica. «Abbiamo scelto di presentare il libro all’Istituto comprensivo De La Salle perché è stata la scuola dove lui ha studiato alle medie e dove ora va a scuola mia figlia Angelica - conclude Tanzi -. Verranno i suoi amici, compagni ed ex compagni, genitori e insegnanti. C’è, anche in questo, un messaggio di continuità, perché lì c’è anche un albero che hanno piantato, dedicato proprio a lui». 

© Riproduzione riservata

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