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La scuola Padre Lino saccheggiata e devastata

La scuola Padre Lino saccheggiata e devastata

di Chiara Pozzati

04 Giugno 2019,12:54

I bimbi in giardino e i poliziotti in aula. A caccia di impronte, orme e tracce nella scuola saccheggiata. Un martedì mattina da dimenticare per l’istituto Lino Maupas di Vicofertile, depredato da cima a fondo la notte scorsa. Tra bottino e danni il conto è salatissimo: diecimila euro fra porte scassinate, armadietti divelti, 11 portatili e 6 tablet svaniti nel nulla. «Ma dobbiamo ancora stilare la lista precisa di ciò che manca e del materiale rotto» spiegano le insegnanti con un sorriso tiepido.

Ladri hi-tech, sicuramente mirati e – altra certezza sconfortante – profondi conoscitori della scuola primaria di via Belletti. Questo a giudicare dal metodo utilizzato nell’ala più recente dell’edificio e nella palestra: non è stato risparmiato nessun armadio, compresi quelli di uno sgabuzzino. I soliti ignoti hanno passato ai raggi x tutte e dieci le classi e l’ufficio della vicepreside, senza considerare gli armadietti della sala da ginnastica completamente svuotati. A terra, nel corridoio, una distesa desolante di scarpette da running disseminate ovunque. Dettaglio che fa tremare i polsi: proprio a inizio settimana avrebbero dovuto consegnare computer nuovissimi, frutto di una generosa donazione di Fondazione Cariparma.

Una notizia, quella dell’ampliamento del laboratorio d’informatica, che circola in paese e che forse è arrivata alle orecchie sbagliate. «Ma per fortuna la consegna non è mai arrivata e, a questo punto, verrà tutto posticipato dopo l’estate» scuote la testa la vicepreside dell’istituto, Melania Ciminnisi, che insieme alle maestre, ha preso in pugno la situazione.

«A scoprire l’accaduto sono stati un’insegnante e un collaboratore scolastico questa mattina alle sette (ieri per chi legge, ndr) – spiega ancora la vice dirigente -. Attraverso le scale antincendio, i malviventi hanno raggiunto una porta antipanico al primo piano. Probabilmente hanno utilizzato un cacciavite e senza troppa fatica hanno forzato la serratura». A questo punto la domanda sgorga spontanea: l’antifurto? «Purtroppo, nonostante le quotidiane segnalazioni, il sistema d’allarme non è mai stato collaudato – risponde Melania Ciminnisi -. Abbiamo subito contatto il 113, e ci siamo occupati dell’accoglienza dei bimbi».

Mentre i pargoli cominciavano ad arrivare, mamme e papà sono stati intercettati. «Per evitare di compromettere indizi importanti, la Questura ci ha invitati a non entrare. Per questo molti genitori hanno preferito riportare a casa i bimbi. Gli altri studenti, quelli che di solito arrivano con l’Happy bus, sono stati accolti dalle insegnanti che li hanno dirottati nel giardino esterno».

Una due ore di gioco all’aperto non programmata accolta con entusiasmo dai piccoli. Nel frattempo, insieme con gli equipaggi delle Volanti, sono intervenuti gli uomini della scientifica. I «camici bianchi» della polizia hanno ripercorso la strada dei razziatori scandagliando ogni angolo, anche se sarà difficilissimo trovare impronte. I guanti di lattice ormai sono obbligatori a tutti i livelli, dal ladro di polli al predone professionista.

 

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