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Lutto

Il basket parmigiano piange il professor Ievolella

Aveva 91 anni. Ha allenato Rapid, Audace, CBM e Cus

Il basket parmigiano piange il professor Ievolella

di Roberto Lurisi

04 Dicembre 2021,16:45

Era per tutti «Il Professore» e sarà così per sempre, anche adesso che non c’è più.

Antonio Ievolella, una delle pietre miliari della pallacanestro di Parma, se ne è andato all’età di quasi 91 anni - li avrebbe compiuti il prossimo 14 dicembre -, lasciando la moglie Luisa ed i figli Valeria e Sergio. Con lui se ne vanno pagine bellissime che hanno caratterizzato questa disciplina per almeno tre decenni. Pagine ricche di rivalità, di entusiasmo e di crescita fisica ed intellettuale di tutti quei ragazzi che lo hanno conosciuto, sia da allenatore che da avversario.


Nato a Benevento, una carriera da giocatore in serie D nella sua città natale, era arrivato a Parma nel 1967 ad insegnare Educazione Fisica, convinto da un suo compagno all’Isef di Roma, ovvero l’altro grande «Professore» Luciano Campanini, e soprattutto con già in mano il patentino da Allenatore Nazionale.
Normale che per lui ci fosse subito disponibile una prima panchina, quella del Rapid in Promozione (dal 1968 al 1971). Un passaggio a Piacenza dal 1971 al 1975, prima della lunga storia targata Audace, dove è stato guida tecnica dal 1975 al 1980 e successivamente dal 1985 al 1990.


«E’ una grande perdita per tutti» esordisce Roberto De Togni, storico presidente proprio dell’Audace. «Era innanzitutto un gran signore, ed è stato il miglior allenatore di pallacanestro che abbiamo mai avuto a Parma. Aveva dentro la gioia di insegnare e lo faceva sempre con i toni giusti senza mani offendere nessuno. Con lui siamo arrivati in D, ma per il suo valore avrebbe meritato di più».
Un «di più» che accarezzò nel 1980 quando nell’ambiziosa CBM che militava in serie B assunse il ruolo di Direttore Tecnico, a guidare e ad affiancare Carlo Recalcati che, privo del patentino non poteva apparire come allenatore. Quella squadra arrivò fino alla Poule per la A/2, ma si fermo lì e scomparve bruscamente l’anno dopo.
Ed allora ecco la chiamata di Vittorio Ferrarini, sponsor del Cus per un biennio che culminò nella promozione in serie C: «Mi impressionava il fatto che fosse di statura minuta - spiega - al punto da risultare ancora più piccolo vicino a questi atleti così alti. Ma questo non lo condizionava. Era un allenatore che non gridava mai in nessuna occasione, ma che sapeva farsi rispettare da tutti i suoi giocatori».


E nel 1984 un’altra svolta nella sua carriera quando, insegnante all’Itis, viene a conoscenza della realtà della nuova squadra di basket in carrozzina del Don Gnocchi, diventata in seguito Polisportiva Gioco dove rimase fino al 1994: «Ci prese per mano – racconta il suo ex giocatore Marco Nicolini, oggi vicepresidente della società -: fu insegnante prima di comportamento e poi di pallacanestro. E quando noi capimmo finalmente cosa era il basket ci portò fino ad una finale di Coppa Italia e ad una semifinale scudetto (sconfitta a Napoli il 21 aprile 1994 ndr). A lui devo tutte le gioie della mia carriera, compreso l’approdo in Nazionale».
Smise di allenare, non di insegnare e nemmeno di vedere le partite di qualsiasi categoria.

basE dal «Professore» un parere obiettivo ed un giudizio sereno arrivava sempre.
 

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • paolohome

    04 Dicembre 2021 - 18:01

    Sono stato suo studente quando frequentavo l'ITIS, lo ricordo come una persona mite ma in grado di farsi rispettare perché trasmetteva al contempo umanità e rigore. RIP

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