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La nostra storia

La «Gazzetta» è nata il 20 giugno 1728

La «Gazzetta» è nata il 20 giugno 1728

di Claudio Rinaldi

05 Dicembre 2021,09:12

Oggi è un grande giorno per la nostra e vostra «Gazzetta». Lasciatecelo dire, con enorme orgoglio: scriviamo un capitolo – importante – di storia del nostro giornale. Come tutti sanno, il sogno di ogni giornalista è pubblicare uno scoop. E questo che illustriamo con una prima pagina decisamente inconsueta e con uno speciale di quattro pagine è uno scoop di straordinaria importanza storica e identitaria.
Abbiamo scoperto – finalmente!, dopo decenni di ricerche – la “data di nascita” della «Gazzetta»: 20 giugno 1728. Il merito, lo mettiamo subito in chiaro, con infinita riconoscenza, è di Roberto Lasagni, studioso serio e meticoloso come pochi, che da anni si dedica ad approfondite e minuziose ricerche negli archivi e nelle biblioteche, scovando autentici “tesori” in faldoni impolverati. La scoperta che ci riguarda è l’atto, datato 17 febbraio 1728 e custodito all’Archivio di Stato, con il quale il Duca Antonio Farnese (ottavo duca di Parma e Piacenza, che governò dal 27 febbraio 1727 al 20 gennaio 1731, giorno della sua morte) accordava al tipografo Giuseppe Rosati il permesso di stampare e vendere la «Gazzetta».Grazie a un altro documento, custodito in Palatina, si può fare risalire con certezza alla data del 20 giugno 1728 la pubblicazione della prima copia della «Gazzetta».
Nelle pagine che seguono troverete tutti i dettagli della scoperta, pubblicata nel terzo volume della monumentale opera L’arte tipografica in Parma, alla quale Lasagni lavora da tredici anni. E anche le “prove” grazie alle quali siamo in grado di sostenere con certezza di aver individuato la “data di nascita”, nonostante non sia stata trovata la copia del giornale, né ci siano, ragionevolmente, speranze di trovarla in futuro. Le “prove” nascono da una lunga ricerca curata anni fa da Marzio Dall’Acqua e raccontata in un articolo pubblicato sulla «Gazzetta» il 9 dicembre 1985, nella pagina “Tutta Parma”, in occasione del (presunto) 250° “compleanno” del giornale. Dall’Acqua scovò una lettera scritta dal segretario di Stato Ignazio Felice Santi per conto della duchessa Dorotea Sofia di Neuburg, alla quale erano stati conferiti i poteri, undici mesi dopo la morte di Antonio Farnese (che non aveva eredi maschi), in seguito a lunghe trattative diplomatiche che avevano coinvolto le più potenti corti europee. Nella lettera, datata 4 gennaio 1732 (uno dei primi atti della duchessa: i pieni poteri di reggente le erano stati affidati il 29 dicembre 1731), si concedeva a Giuseppe Rosati di stampare «di settimana in settimana», la «Gazzetta di Parma».
Ripubblichiamo l’articolo, attuale più che mai, perché dimostra l’attendibilità dello “scoop”. La “prova”, infatti, è rappresentata dalla continuità della stampa della «Gazzetta» da parte di Giuseppe Rosati. Nel Settecento (ma anche prima) erano sorte gazzette dappertutto: in gran parte fogli che uscivano per pochi anni, con cadenza irregolare. Non nel nostro caso: lo dimostra il fatto che lo stampatore è sempre Giuseppe Rosati: è quello citato nel documento del 1728 trovato da Lasagni e nella lettera della duchessa Dorotea Sofia del 1731 trovata da Dall’Acqua. Ed è quello che compare sul numero più antico posseduto, del 19 aprile 1735. Non solo: lo storico Salvatore Bongi, che nel 1869 scrisse della «Gazzetta di Parma» sulla Nuova Antologia, dichiarando di aver visto le annate 1729 e 1730, precisò che «allora si stampava da Giuseppe Rosati con privilegio». Privilegio significa esclusiva. Quindi, non potevano essere stampati altri giornali a Parma: e questa è un’ulteriore “prova” che garantisce che la «Gazzetta di Parma» citata nei documenti del 1728 e del 1731 è la stessa «Gazzetta di Parma» di cui possediamo la copia del 1735, cioè la stessa che avete oggi in mano.
Giancarlo Gonizzi, che da tanti anni si occupa della storia del nostro giornale, riepiloga con grande chiarezza tutti questi passaggi.
Il tema della continuità è determinante anche per sancire il primato di quotidiano più antico d’Italia (e probabilmente d’Europa). Come noto, c’è da sempre una (pur cordiale) querelle con la «Gazzetta di Mantova». Noi abbiamo sempre sostenuto che il primato appartiene alla «Gazzetta di Parma» proprio per continuità: perché la «Gazzetta di Mantova» possiede copie anche molto più antiche (1664), ma ha cambiato tante volte nome della testata e ha avuto lunghe sospensioni delle pubblicazioni (per esempio, dal 1920 al 1946). La «Gazzetta di Parma», invece, a parte un breve periodo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, è sempre uscita regolarmente: all’inizio con cadenza settimanale, due volte alla settimana dal 1811, tre volte alla settimana dal 1849, quindi tutti i giorni dal 1° gennaio 1850.
La scoperta che presentiamo oggi ha un grandissimo valore anche per un’altra ragione: storica, affettiva, di orgoglio. Testimonia che la «Gazzetta» è farnesiana, nata durante il breve regno di Antonio, l’ultimo di una dinastia che ha fondato il ducato di Parma e Piacenza e lo ha retto dal 1545 al 1731, e che ha lasciato un segno importante nella storia del nostro Paese, non solo della nostra città. Erano Farnese Papa Paolo III e il cardinale Alessandro. Nei secoli hanno raccolto o commissionato grandi opere, che oggi costituiscono l'importantissima Collezione Farnese. Dal piccolo ducato di Parma e Piacenza hanno intrattenuto rapporti stretti con tutte le corti d'Europa.
A Parma hanno costruito la Pilotta e il teatro Farnese (il primo dotato di scene mobili), la Cittadella e il Parco Ducale, hanno fondato l'Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Da oggi, con orgoglio, non solo indicheremo nella testata la data di fondazione del 1728: pubblicheremo lo stemma di Antonio Farnese. Quando, lo scorso aprile, abbiamo varato la riforma grafica con il ritorno a un carattere bodoniano, abbiamo inserito nella testata lo stemma dei Borbone: la scelta era caduta su quello perché è il primo stemma comparso sulla prima pagina della «Gazzetta» (nel 1745). Ma adesso – sempre nell’intento di affermare con fierezza l’attaccamento alle nostre radici – è doveroso sostituire lo stemma.
Abbiamo 293 anni di storia alle spalle, abbiamo numeri senza eguali in Italia per quota di mercato, per rapporto tra copie vendute e popolazione. E abbiamo, soprattutto, un tasso di fedeltà dei lettori che ci riempie di gioia e ci sprona, ogni giorno, a impegnarci al massino per mandare in edicola un giornale più bello e più ricco. Continueremo a farlo. Sempre nel segno dell’innovazione nel solco della tradizione.

© Riproduzione riservata

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