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Da metà dicembre era ricoverato al Maggiore per una infezione polmonare, non da covid

E' morto a 83 anni Calisto Tanzi: dall'impero del latte ai trionfi col Parma, fino al crac

Era ai domiciliari

Calisto Tanzi

01 Gennaio 2022,11:10

E' morto a 83 anni Calisto Tanzi, l'imprenditore la cui parabola è iniziata - grazie ad una grande visione e intuizione - con la crescita della Parmalat, arrivata ad essere una delle aziende più conosciute al mondo, ed è terminata con il crac del 2003 e i processi che ne seguirono.

Nel mezzo, tra gli anni '70 e '80 Tanzi investì massicciamente nella promozione commerciale dei propri marchi, con campagne pubblicitarie innovative e programmi di sponsorizzazione sportiva: dai campioni di sci alpino Gustav Thöni e Ingemar Stenmark, ai piloti di Formula 1 Niki Lauda e Nelson Piquet e alla scuderia Brabham. Proprio negli anni Ottanta è l'acquisto del Parma Calcio, neopromosso in serie A e che durante la sua gestione conquistò i suoi più grandi successi, tra cui la Coppa delle Coppe nell'indimenticabile notte di Wembley nel 1993.

Dieci anni dopo, il crac che portò in carcere sia il patron (poi ai domiciliari per questioni di salute) che alcuni dei massimi dirigenti dell'azienda e che sconvolse non solo Parma ma l'intera nazione.

Tanzi (che era ai domiciliari) è morto all'ospedale Maggiore, dove era ricoverato da metà dicembre.

Tutto iniziò da una piccola azienda 

Alla fine del Novecento, sull'impero Parmalat non tramontava mai il sole.

Più di cento stabilimenti in vari continenti e un marchio con una radice fortissima nella pianura padana, ma noto nel mondo. A crearlo dal niente fu Calisto Tanzi, morto all’ospedale della sua città all’età di 83 anni, passato dai vertici del capitalismo italiano alla polvere provocata dal crac miliardario di quello che la procura di Parma ha definito la più grande fabbrica di debiti della sto ria della finanza europea. La storia di Tanzi e del suo gioiellino, la Parmalat, sono inscindibili.

E’ una storia di duro lavoro e di megalomania, di formidabili intuizioni imprenditoriali e di artifici contabili che hanno ridotto sul lastrico moltissimi risparmiatori. Di rapporti opachi con politica e finanza, di ribalta mediatica e della piccola e operosa provincia italiana che diventa grande con il boom economico degli anni Sessanta e poi decide di sedersi al tavolo della grande finanza per provare a dominarla, finendo però per esserne travolta.

La Parmalat nacque a Collecchio, alle porte di Parma, proprio nel pieno di quel boom: a dirigerla un giovane ragioniere che dal nonno aveva ereditato una piccola impresa familiare attiva in campo alimentare e quell'eccentrico nome, che in greco significa bellissimo.

La svolta arriva con due scelte che si riveleranno decisive e che interpretano prima e meglio dei concorrenti la modernità: l’impiego del tetrapak per confezionare il latte e il trattamento Uht che di fatto «inventa» il latte a lunga conservazione.

Il successo è travolgente: il marchio Parmalat comincia a comparire negli spot delle prime tv commerciali, sulle auto di Formula Uno e sulle maglie del Palmeiras, che dominava il calcio di uno dei mercati più importanti per l’azienda come quello brasiliano, e dell’Avellino, città di Ciriaco De Mita, che di Tanzi era amico e sponda nei palazzi del potere. E poi su quelle della squadra della su a città, il Parma, passato in pochi anni dai campi polverosi delle serie minori ai vertici del calcio europeo, con in bacheca due Coppe Uefa, una Coppa delle Coppe e con lo scudetto più volte sfiorato. Con le sue imprese, i suoi soldi e i suoi successi sportivi, il "Cavaliere" Calisto Tanzi in quella strana città di provincia che si è sempre sentita capitale, era il re e la Parmalat il suo trono. Un impero condannato però a crescere per non crollare. Crescere a qualunque costo, anche con un’esposizione costante e gigantesca nei confronti delle banche.

Un impero coi piedi di argilla 

Un impero che, proprio per questo, poggiava su piedi d’argilla: divenne chiaro in un giorno fra il Natale e il Capodanno del 2003 quando Calisto Tanzi fu arrestato con l’accusa di falso in bilancio su ordine della procura di Milano. Il valore del titolo del "gioiellino" praticamente si azzerò, rischiando di trascinare con sè altri pezzi grossi del capitalismo italiano che con il colosso di Collecchio avevano per anni intrecciato rapporti più o me no chiari. E i bond Parmalat, che nei mesi e negli anni precedenti erano stati acquistati da migliaia di risparmiatori grazie all’intermediazione di alcuni istituti bancari, divennero carta straccia.

Ne è seguita una lunga e complessa vicenda giudiziaria, con vari filoni, vari reati contestati e un imponente mole di imputati. Nel processo di Parma, che ricostruì tutta la vicenda della bancarotta fraudolenta che ha polverizzato una cifra vicina ai 14 miliardi di euro, Tanzi fu condannato a 18 anni di reclusione, a cui si sono sommate anche altre condanne. Per il Cavaliere diventato ex, dopo che il presidente della Repubblica gli revocò il titolo, si riaprirono le porte del carcere, dove era stato per quasi un anno dopo il suo arresto. Fino a che le sue sempre più precarie condizioni di salute non lo hanno portato spesso in ospedale, poi agli arresti domiciliari, trascorsi nella sua villa alle porte della città.

Nel primo giorno del 2022 se ne va un protagonista indiscusso dell’imprenditoria italiana, un personaggio controverso, un imprenditore brillante, riconosciuto colpevole di gravi e giganteschi crimini economici che hanno bruciato i risparmi di tante famiglie. Eppure allo stesso tempo, in un certo modo, anche vittima di un sistema che prima lo ha issato sul trono di un castello di carte, poi lo ha stritolato.

Leonardo Nesti

© Riproduzione riservata

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