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Collecchio sul grande schermo

Il Crac Parmalat eletto a simbolo di un " sistema" nel film "Il gioiellino" (uscito nel 2011)

La recensione di Filiberto Molossi

Il Crac Parmalat eletto a simbolo di un " sistema" nel film "Il gioiellino" (uscito nel 2011)

01 Gennaio 2022,17:18

Sulla storia del crac Parmalat, uscì nel 2011 il film " Il Gioiellino",  scritto e diretto da Andrea Molaioli.

La storia è ispirata a fatti realmente accaduti analizzati attraverso lo studio di materiale pubblico e di articoli di stampa. Tuttavia, alcuni personaggi e molti fatti narrati sono frutto di invenzione e di creazione artistica degli autori», recitano i titoli di coda. Il film  è interpretato da Toni Servillo, Remo Girone e Sarah Felberbaum.

Questa la recensione di Filiberto Molossi.

Non so voi, ma io da questo film mi sento rappresentato. E rassicurato, anche. Perché nell'invasione (barbarica?) dei manuali d'amore, dei maschi e delle femmine, degli Zalone e degli Albanese, mi fa piacere sapere che in Italia c'è ancora posto per un cinema così, che alle rose preferisce le spine, che cerca guai, che pesca nel torbido interrogando la realtà senza pretendere di sapere in anticipo le risposte. E' un bel film «Il gioiellino» - di cui ci siamo già ampiamente occupati sulla Gazzetta di mercoledì scorso, in occasione dell'anteprima romana - e lo è soprattutto perché usa il crac Parmalat, quell'emblematica caduta libera, per raccontare un presente (e un Paese ben più grande di Collecchio) dove «ognuno vuole la sua fetta e il piatto resta vuoto» e in cui «a nessuno conviene accorgersi di niente». Un tessuto melmoso nel quale crescono e si riproducono i batteri dell'illegalità, laddove è più stridente la paradossale schizofrenia dell'essere e dell'apparire: i valori ostentati ma esclusivamente di facciata, la fede esibita, il perbenismo colluso di un capitalismo in apparenza etico e invece mascherato, fasullo, famelico, cialtrone. Che al silenzio dell'eutanasia preferisce il clamore del crollo. Non sono solo i Tanzi e i Tonna (a loro hanno già pensato i giudici) ad andare alla sbarra, stavolta: ma un intero sistema e la sua deriva anche morale. Quell'intreccio guasto (come il latte andato a male) tra poteri forti (i ricatti delle banche, la complicità dei politici, le mazzette ai finanzieri, l'approvazione della chiesa), terreno fertile per un crac che è stato ieri ma che potrebbe essere anche domani.
Ritratto amaro e in controluce del provincialismo (e della provincia), «Il gioiellino» racconta ascesa e disastro della Leda, una multinazionale del latte, attraverso tre personaggi principali: il patron che si è fatto da solo, il decisionista e brusco direttore finanziario e la nipote del primo. Forte di interpreti molto azzeccati e in palla (in particolare Servillo, monumentale nel dare spessore con un niente a un manager che nella solitudine della sua casa indossa il maglione aziendale e quando dorme digrigna i denti...), il film di Molaioli («La ragazza del lago») recupera con umiltà la lezione dei Petri e dei Rosi, non disdegnando qualche tocco grottesco alla Ferreri, sposando un rigore anche stilistico che è la cifra stessa di un cinema che non cambia i connotati alla realtà con il bianchetto.


Alla sbarra «Il gioiellino» racconta ascesa e caduta del colosso alimentare Leda.

© Riproduzione riservata

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