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IL RICORDO

Il figlio Guido: «Caro papà, oggi la tua assenza è presenza . Di te mi resta una grande lezione»

20 anni fa moriva il medico Vincenzo Canali

Il figlio Guido: «Caro papà, oggi la tua assenza è presenza . Di te mi resta una grande lezione»

13 Gennaio 2022,14:41

Vent'anni fa, sulle piste da sci del Cerreto, moriva in un incidente Vincenzo Canali. Medico di famiglia, era molto conosciuto e stimato in Oltretorrente, dove aveva l’ambulatorio in piazzale Bertozzi. Lasciò la moglie Elisabetta e due bimbi, Andrea e Guido. Pubblichiamo la lettera di Guido che all’epoca aveva 8 anni.

Caro padre, è la prima volta che ti penso come tale. Sono dovuti passare 20 anni da un mite giorno di gennaio per uscire dal ricordo dolce e infantile di un papà affettuoso e procedere verso una dimensione matura per sviluppare un rapporto, benché astratto, con la tua non-presenza quotidiana. Una non-presenza severa, costante, fatta di briciole di umanità e profondo senso di incognito. Scrivo queste poche righe per ricordarti dopo molti anni di silenzio, la fatica di farci i conti, di soprassedere alla mancanza, forse per un umano senso di oltraggio e sfida nei confronti della paura. Credo di non ferire nessuno nell’acconsentire di stampare qualche carattere dopo aver ritrovato i giornali di 20 anni fa, fermi alla cronaca di un giorno come un altro, in una vecchia e nuova casa in cui rimangono i drammi dei giorni immediatamente successivi a una morte inaspettata.

Mi sento di dover fare questo passaggio necessario perché di te conservo solo un ricordo sbiadito ma una grande lezione che, ti devo dire, ho dovuto ricostruire come un puzzle al quale continua a mancare qualche pezzo che spero di trovare negli anfratti dei giorni a venire. Ho passato la vita a cercare di farne a meno con gli strumenti donati con costanza e fatica da persone enormi che non hanno mai perso di vista l’obiettivo di un futuro vero dai più discusso e sempre meno praticato. Dopo 20 anni l’assenza è diventata una potente presenza, come uno squarcio luminoso nel cielo minaccioso, che mi consente di riconsiderarti, riconsiderarmi, riconsiderarci, riconsiderarli.

Loro, tanti, ricorderanno di te una disponibilità e un altruismo genuini e disinteressati ormai desueti, un sorriso sincero stroncato troppo presto, un medico dell’Oltretorrente che era un po’ dottore e un po’ confidente, un amico fantasioso e affettuoso. Mi unisco a loro e ai loro racconti che custodisco preziosamente e provo a tramandarli come posso a chi c’è ora. Un saluto, caro padre. Ci scriviamo tra 20 anni, quando avremo la stessa età e i pensieri con le parole saranno meno confusi.

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