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Lutto

Pastarini, «battilama» buono e coraggioso

Pastarini, «battilama» buono e coraggioso

23 Gennaio 2022,16:27

Dignità, coraggio, bontà. Un grande lavoratore. Amico di tutti. Erano queste alcune delle qualità di Elio Pastarini, scomparso giovedì dopo una lunga malattia che lo aveva minato oltre dieci anni fa e che lui aveva affrontato con carattere forte. Una tempra forgiata da ragazzo, quando a 13 anni era entrato in un’officina in stradello San Girolamo: «Come battilama», specificava con orgoglio. Con mani e attrezzi riusciva a plasmare, non senza fatica, le lamiere dei parafanghi, che nel 1951 erano esterni rispetto al corpo delle auto, rendendoli archi perfetti. Dopo il servizio militare nei Carristi, diventò un maestro per molti giovani carrozzieri di Parma. L’approdo alla concessionaria Mercedes fu la sua più grande soddisfazione professionale.


La passione per il calcio lo ha accompagnato per tutta la vita. Tanto da portare il figlio ancora piccolo a seguire un Parma-Prato con le poche gradinate del Tardini ancora in legno e i tifosi della curva che battevano tamburi di latta. Seguì il Parma in trasferta in Italia e in Europa con il Parma club «La bella età», era a Wembley il 12 maggio ‘93. Sapeva giocare bene a calcio, tirando indifferentemente di destro e di sinistro. Se è vero che siamo tutti allenatori, nel suo caso si può ammettere che ne sapeva davvero, tanto da fare memorabili discussioni coi tanti amici e col collega meccanico Alberto Michelotti, che terminavano con una stretta di mano come triplice fischio.
Il matrimonio con la moglie Bruna, conosciuti da giovani e uniti in nozze nel ‘63, sancì un futuro radioso per la coppia. Condividevano tutto, compresa la malattia di Elio, di cui Bruna si è fatta carico in questi anni con dedizione e rispetto. Il figlio Cesare fu il regalo più bello, cresciuto all’ombra del padre, ovunque. Poi arrivarono le nipoti Maria Vittoria e Carlotta, di cui Elio si innamorò: per loro sarebbe stato disposto a tutto.


Dotato di mente matematica, riusciva a eseguire complicati calcoli a memoria, risolveva in un batter d’occhio i quesiti più difficili della Settimana Enigmistica.
Adorava ascoltare Verdi, Chopin, Strauss, sorrideva quando vedeva sulla «Gazzetta» gli articoli del figlio sulla musica leggera: «Non ti potresti occupare della classica?». Quelle note eleganti che riportava nel suo agire da signore gentile, dalla rara umanità, generoso, disponibile in qualunque difficoltà. Non si faceva in tempo a chiamare «Elio…» che era già lì. E mentre risolveva il problema, inseriva quell’ironia che rendeva gli ostacoli più facili da affrontare.
Zaino in spalla, non c’è via sulle Dolomiti che non abbia le sue impronte. La Val di Fiemme era la sua seconda casa, da lì partiva per raggiungere rifugi e passi alpini, rientrando anche con invidiabili cesti di funghi. Già, la montagna, «una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso» scrive Erri De Luca. Da affrontare un passo davanti all’altro: silenzio, tempo e misura. Come la vita di Elio Pastarini.
r.c.

A Cesare e famiglia giunga l’abbraccio di tutta la Gazzetta.

© Riproduzione riservata

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