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Febbre, cefalea e macchie sulle pelle, Ecco i sintomi del vaiolo delle scimmie

Febbre, cefalea e macchie sulle pelle  Ecco i sintomi del virus «monkeypox»

di Giuseppe Milano

29 Maggio 2022,10:38

1) Cosa si intende per vaiolo delle scimmie o monkeypox?

È una malattia infettiva diffusa soprattutto in Africa fra le scimmie ma anche in alcuni roditori. I paesi maggiormente interessati da questa patologia sono il Ghana e la Nigeria. Il nome inglese è stato scelto per differenziarlo da un altro virus, il chickenpox, caratterizzato da macchie sulle pelle più estese. Secondo gli studiosi ancora non si conosce la provenienza di questo agente patogeno ma sarebbe l'ennesimo caso di «spillover», salto, tra uomo e animale. La sorveglianza internazionale era già altissima anche prima degli ultimi casi registrati anche se l'infezione è molto meno pericolosa rispetto al vaiolo umano, eradicato nel mondo negli anni '80 grazie ad una massiccio campagna vaccinale.

2) È frequente la trasmissione di questo virus dagli animali all'uomo?

No, raramente può avvenire il passaggio dall'animale all'uomo e poi essere trasmesso da un individuo all'altro. La trasmissione via aerea (attraverso le goccioline del respiro) è molto rara mentre più frequente è quella attraverso le lesioni della pelle e le mucose (occhi e bocca). La trasmissione sessuale non è mai stata definita tuttavia è plausibile che il contagio possa avvenire attraverso rapporti intimi.

3) Un individuo asintomatico trasmette la malattia?

Al momento non ci sono casi di contagiosità di un paziente senza sintomi ma per precauzione i contatti stretti delle persone cui viene diagnosticata la malattia vengono sempre monitorati.

4) Quali sono i sintomi più frequenti nell'uomo?

I più comuni sono febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Poi i linfonodi del collo si ingrossano e dopo qualche giorno compaiono sulla pelle delle bolle che si presentano subito come piccole macchie. La malattia guarisce solitamente in due, quattro settimane e in genere non lascia conseguenze. L'incubazione invece dura circa due settimane dal contagio.

5) Perché in questo momento si parla di allerta?

Perché è stata segnalata una anomalia di casi, soprattutto in Portogallo, Spagna, Regno Unito, Inghilterra e Italia. Nella nostra regione al momento si segnala solo un positivo in osservazione. 

6) La malattia solitamente non è quindi molto diffusa in Europa?

Sì, è stata segnalata solo raramente negli ultimi anni sia in Europa che nel nord America. I pazienti contagia-
ti erano poi sempre riconducibili a zone endemiche dove il virus è più diffuso. Il fenomeno non ha mai quindi costituto un allarme ed anche al momento il rischio di contagio viene definito basso.

7) In Italia quali sono le strategie in atto per contenere il contagio?

L'Istituto Superiore di Sanità ha attivato una cabina di regia di esperti per seguire l'evolversi della situazione. Il gruppo di lavoro si confronta costantemente con l'Oms.

8) Il vaccino contro il vaiolo dell'uomo, obbligatorio sino al 1981 in Italia, può aiutare a fermare la diffusione del virus?

Esiste sicuramente una similitudine fra il vaiolo umano e quello delle scimmie perché appartenenti alla stessa «famiglia» di virus. L'antivaiolosa offre quindi un certo grado di protezione anche se il tempo passato dalla campagna vaccinale ovviamente incide sulla efficacia.

9) Esiste un vaccino per il Monkeypox?

Al momento non c'è nessun vaccino ma il vaccino contro il vaiolo umano potrebbe offrire un buona copertura come profilassi per le persone venute a contatto con individui malati.

10) Come prevenire il contagio?

Le precauzioni sono le stesse per le altre malattie infettive, quelle che in questi mesi abbiamo applicato costantemente per il Covid. La prima regola resta quindi l'igiene personale e, in caso di macchie o «bolle» sul corpo, rivolgersi immediatamente al proprio medico di famiglia.

© Riproduzione riservata

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