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L'esperto di costruzioni idrauliche: «Più turisti con gli invasi»

«Siccità, le dighe unico rimedio»

Orlandini (Unimore): «Costruire un serbatoio ad Armorano»

«Siccità, le dighe unico rimedio»

di Pierluigi Dallapina

26 Giugno 2022,10:34

Parma e la sua provincia sono a secco. Il caldo fuori norma non molla la presa, i fiumi sono asciutti e di pioggia non se ne vede. Almeno a breve. L'area più a rischio è quella della Valtaro e della Valceno: in 14 comuni sono pronte ad entrare in azione le cisterne. Martedì il presidente della Regione ha dichiarato lo stato di crisi, intanto i sindaci studiano come non sprecare l'«oro blu». In giro per l'Italia c'è già chi ha spento le fontane e ha vietato di lavare l'auto e di innaffiare gli orti.
«C'è solo una soluzione, costruire serbatoi montani, per trattenere l'acqua che cade in abbondanza in autunno, per rilasciarla d'estate, quando ce n'è più bisogno». Stefano Orlandini, professore ordinario di costruzioni idrauliche all'Università di Modena e Reggio Emilia, torna a spiegare i punti di forza delle dighe, alla luce della grave siccità che sta colpendo la Pianura padana e non solo.


Soluzione per Parma
La provincia di Parma, insieme a quelle di Piacenza e Ferrara, è la più colpita dalla mancanza d'acqua, ma per il professore un rimedio ci sarebbe e si chiama diga di Armorano, nel comune di Calestano. «Lo studio di fattibilità che ho consegnato all'Unione parmense degli industriali ipotizza un serbatoio di 60 milioni di metri cubi, ottenuto con una diga simile a quella costruita a Ridracoli, nell'Appennino romagnolo». Ma quando si parla di dighe, non mancano critiche e polemiche, ed è per questo che Orlandini mette le mani avanti. «Lo scopo dello studio è di stimolare una discussione ampia». Lui stesso, nei mesi scorsi, era stato protagonista di un dibattito organizzato dal Cai, nel quale aveva sostenuto il «sì» alla diga di Armorano.


I numeri del Baganza
Un torrente come il Baganza riuscirebbe a riempire un invaso di 60 milioni di metri cubi, quasi il doppio di quello di Ridracoli? Per Orlandini la risposta è sì. «Ogni anno il Baganza ha mediamente a disposizione 75 milioni di metri cubi d'acqua. Costruendo un serbatoio tutta questa risorsa potrebbe essere usata per scopi civili, industriali, agricoli e anche turistici, mentre ora la perdiamo, lasciandola andare verso il mare».
Quantità, ma anche qualità. «Quella del Baganza è un'acqua di ottima qualità per l'approvvigionamento idrico delle nostre case. Ha caratteristiche simili a quelle dell'acqua in bottiglia».
Per mettere al sicuro un'area vasta che comprende anche il Parmense ci sarebbe un'altra diga da costruire oltre a quella di Armorano: la diga di Vetto, nell'Appennino reggiano. «Per quanto riguarda l'Enza ogni anno sarebbero mediamente disponibili 240 milioni di metri cubi d'acqua. Con i serbatoi di Armorano e di Vetto avremmo acqua a sufficienza per far fronte alle richieste durante i mesi estivi, anche quando il Po non riesce a garantire la risorsa idrica».


Quando il Po va in crisi
Il Grande fiume è sempre stato una garanzia per i campi, le fabbriche e le abitazioni della Pianura padana. Quest'anno, gran caldo e siccità (sulle Alpi neve e pioggia sono state scarse) hanno rotto un equilibrio atavico. «I nostri corsi d'acqua sono scarsi, penso al Taro o al Secchia. Ma anche il Po è in crisi. Quindi, quando i fiumi garantiscono una disponibilità inferiore alla domanda, l'unica soluzione è data dalla costruzione di serbatoi montani, in grado di trattenere le piogge autunnali, che sono solitamente abbondanti, e rilasciare l'acqua quando c'è maggiore richiesta. Cioè nei mesi più caldi. Perché dobbiamo rinunciare al nostro sviluppo, sia agricolo che industriale, quando avremmo a disposizione la risorsa necessaria?».


Energia pulita
Le dighe, assicura Orlandini, mettono al sicuro l'acqua e in più generano milioni di euro grazie alla produzione di energia idroelettrica. «Con un serbatoio montano non si consuma energia, anzi la si produce. In questo modo si avrebbero parecchi milioni di euro generati dalla produzione di energia pulita. Al contrario, se si pompa l'acqua dal Po, l'energia viene consumata». Attenzione anche al prelievo dell'acqua dal sottosuolo. «Il problema della subsidenza arreca, all'ambiente costruito, più danni delle alluvioni».


Laghi e turismo
Acqua, produzione di energia e, per finire, anche il turismo. Questi, assicura Orlandini, sono i tre punti di forza dei serbatoi montani. «Il turismo ha un impatto enorme. La priorità numero uno per molti invasi del Trentino è di riuscire ad avere i serbatoi pieni per ragioni turistiche». Della serie, là dove c'è un lago (poco importa se naturale o artificiale) prima o poi arriveranno anche i turisti. «Un invaso non crea un danno al territorio, al contrario, rilancia il paesaggio».
A questo punto, la conclusione a cui arriva Orlanini è scontata: Parma deve creare il suo serbatoio montano per dare acqua ai campi, all'industria e alle case, per produrre energia idroelettrica e per attirare visitatori. «La stretta di Armorano è il posto più adatto. A partire dall'ottima qualità dell'acqua del Baganza». Intanto, non resta che sperare nelle piogge, sperando che che grandine e bombe d'acqua restino alla larga.
Pierluigi Dallapina

© Riproduzione riservata

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