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Polizia

Documentazione falsa (e ben pagata) a chi non aveva i requisiti per il permesso di soggiorno: 26enne ai domiciliari

Indagate 34 persone tra lavoratori fittizi, datori di lavoro fittizi e intermediari. "Sfruttavano" il Decreto rilancio

Ai domiciliari un pakistano per favoreggiamento all'immigrazione clandestina

29 Giugno 2022,10:05

E' finito ai domiciliari alcuni giorni fa, quando la Polizia ha eseguito l'ordinanza di applicazione della misura cautelare disposta dal Gip su richiesta della Procura. L'accusa per A. M., 26enne pakistano, è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso ideologico per induzione in errore.

Da quanto ricostruito durante le indagini, l'uomo ha prestato consulenza ed ausilio a cittadini stranieri che avevano bisogno del permesso di soggiorno, ma senza avere i titoli legittimi per ottenerlo, fornendo loro falsa documentazione, coadiuvandoli nella presentazione delle domande ai competenti uffici e facendosi pagare con somme di denaro non inferiori ai 1000-1500 euro.
In particolare, l’attività investigativa condotta dalla Sezione Reati contro la Pubblica Amministrazione della Squadra Mobile ha consentito di appurare che A. M. stesse sfruttando le “opportunità” offerte dal Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34 recante “Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonchè di politiche sociali connesse all'emergenza Covid-19” , il cosiddetto. decreto rilancio.
Nel corpo di qusta normativa, all’articolo 103 il Legislatore aveva introdotto una specifica disciplina volta a favorire l’emersione dei rapporti di lavoro irregolare e la possibilità del rilascio di uno specifico titolo di soggiorno per i lavoratori stranieri “emersi”. E' a questo che A.M avrebbe fatto ricorso per regolarizzare la posizione di stranieri privi di regolare permesso di soggiorno, pronti a pagare di tasca propria i contributi previdenziali per simulare la sussistenza di un rapporto di lavoro; il tutto dietro compenso da versare all’intermediario e al finto datore di lavoro.
L’indagine è partita dagli accertamenti operati sul conto di un cittadino straniero irregolare che, innanzi al Giudice di Pace di Torino - chiamato a convalidare l’espulsione con accompagnamento alla frontiera disposta dal Prefetto di Parma - ha riferito che aveva presentato istanza di emersione ai sensi dell’art. 103 DL 34/20 in quanto badante “in nero” di un parmigiano, così evitando l’espulsione dal territorio nazionale.
Gli accertamenti effettuati hanno consentito, da un lato, di riscontrare che, effettivamente, lo straniero avesse presentato domanda per il riconoscimento dello status di lavoratore “emerso” ma, dall’altro, che il presunto lavoro di collaboratore domestico fosse del tutto fittizio.
Nel corso dell’intera attività investigativa, la Procura ha analizzato una pluralità di rapporti di lavoro riconducibili alla citata normativa, ritenendone fittizi almeno diciotto, alla luce della ricostruzione delle pratiche di emersione pendenti non solo presso l’Ufficio Immigrazione e la Prefettura di Parma, ma anche presso gli stessi uffici delle province di Mantova, Cremona e Reggio Emilia.
A.M, in particolare, è indagato per la gestione delle pratiche relative a sette stranieri, mentre le ulteriori pratiche, con il medesimo ruolo e le medesime modalità, sarebbero state gestite da J.B., 35enne indiana, verso cui agisce un Tribunale diverso da quello di Parma,ossia quello in cui si sarebbe consumato il primo e più grave reato tra quelli contestati.
Complessivamente, oltre ad A.M e J.B. (intermediari), nell’ambito del procedimento risultano indagate 34 persone, tra datori di lavoro e lavoratori (in base a rapporti di lavoro che, ovviamente, allo stato degli atti debbono ritenersi di natura fittizia), “beneficiari” della procedura di emersione.
In particolare, ai datori di lavoro ed agli intermediari sono contestati reati di favoreggiamento dell’immigrazione, falso in atto pubblico e - per la sola J.B. - anche il delitto di traffico di influenze illecite; ai lavoratori vengono contestate le false dichiarazioni rese e la falsa documentazione prodotta nel corso della procedura di emersione dal lavoro irregolare.
"Ancora una volta - commenta la Procura - norme introdotte per finalità socialmente avanzate (non a caso denominato decreto rilancio), vengono di fatto piegate per soddisfare esigenze di singoli, mediante una ben architettata elusione dell’impianto normativo."

© Riproduzione riservata

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