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Prostituzione in un locale di Parma, ci sono anche donne sposate accompagnate dai mariti: i due titolari ai domiciliari. Altri tre indagati

Prostituzione in un locale di Parma, ci sono anche donne sposate accompagnate dai mariti: i due titolari ai domiciliari. Altri tre indagati

20 Luglio 2022,14:09

Alle prime luci dell’alba, nei giorni scorsi, i carabinieri di Parma Oltretorrente hanno eseguito 5 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti, 4 sono di origine italiana. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica guidata dal procuratore Alfonso D’Avino, sono partite dopo l'incendio di un furgoncino in via Cufra a Parma, nell'agosto del 2019 (leggi la notizia), nei pressi del club denominato “The Qube”. Pedinamenti, intercettazioni e altre tecniche hanno consentito di ricostruire nei dettagli le attività che ruotavano intorno a questo club, elementi itali da avanzare una richiesta cautelare nei confronti di più persone.  Richiesta condivisa dal gip, nello specifico in merito alle posizioni di cinque indagati, tutti a vario titolo gravemente indiziati  di prostituzione. Agli indagati viene contestato di aver adibito a casa di prostituzione il club, all’interno del quale favorivano e sfruttavano la prostituzione di più donne a fini di lucro, concorrendo nel reato secondo diversi livelli di partecipazione.

Ai titolari del club - due coniugi parmigiani ora ai domiciliari - viene contestato di gestire e organizzare all’interno del  locale l’attività di prostituzione delle donne programmandone le presenze e promuovendo anche degli eventi aventi come protagoniste le stesse ragazze e finalizzati ad attirare la clientela nel locale. Alla coppia viene contestato anche di pubblicizzare questa attività con i social su profili riferibili al club o inoltrando direttamente ai clienti informazioni relative agli eventi. Sono anche accusati di fornire informazioni ai potenziali clienti sulle modalità di accesso e di fruizione delle prestazioni sessuali e del relativo costo. Sempre loro due  avrebbero riscosso dai clienti del locale 80 euro, comprensivi anche del costo della prestazione sessuale. Nel curare la gestione della cassa avrebbeo inoltre provveduto alla ripartizione con gli altri degli utili dell’attività, oltre al pagamento delle ragazze per le prestazioni sessuali consumate con i clienti. Sempre loro andavano a prelevare le ragazze in stazione per poi accompagnarle al locale, dove veniva loro garantito vitto ed alloggio per il tempo occorrente allo svolgimento della loro attività.

Agli altri tre (due italiani ed un brasiliano), che hanno l’obbligo di presentarsi alla Polizia, viene contestato di collaborare nella gestione della casa di prostituzione, occupandosi dell’accoglienza e della gestione della clientela adoperandosi, nel contempo, per la buona riuscita dei vari eventi organizzati. In alcuni casi, è stato riscontrato che alcune persone avrebbero accompagnato le proprie consorti, ovvero compagne/fidanzate, per svolgere attività di prostituzione, previo pagamento da parte della clientela.

Questa vicenda, spiega la polizia, si inserisce in un fenomeno non circoscritto, che vede l’utilizzazione di locali –ufficialmente destinati ad attività lecite (quali centri massaggi, centri benessere, locali da ballo)- per attività di prostituzione, mediante una vera e propria trasformazione dei locali stessi in case di prostituzione, con lo sfruttamento delle attività di giovani donne, prevalentemente straniere (ma non solo, visto che tra le vittime della presente indagine vi sono alcune donne italiane) e, quel che appare ulteriormente degno di menzione, con l’avallo/incoraggiamento di uomini legati alle donne da rapporti affettivi e talvolta anche di matrimonio.

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