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Complesso di San Paolo

L'orgoglio di Parma per i dieci anni dal traguardo Unesco «Più opportunità per la Provincia»

Spigaroli: «Non è stata fortuna, ma impegno»Bosi: «Un occasione per rileggere il cammino»

L'orgoglio di Parma per i dieci anni dal traguardo Unesco «Più opportunità per la Provincia»

12 Dicembre 2025, 15:55

Certe date sembrano mescolarsi come ingredienti dello stesso impasto. Ieri Parma ha celebrato i dieci anni della sua designazione a città creativa Unesco della gastronomia, proprio mentre l’Italia festeggiava l’ingresso della cucina italiana nel patrimonio immateriale dell’umanità. Due riconoscimenti diversi ma intrecciati, capaci di raccontare l’identità profonda di un territorio.

Nel Chiostro del complesso di San Paolo il clima era quello delle occasioni che segnano un passaggio: associazioni e professionisti si sono ritrovati per ripercorrere un decennio di progettualità condivisa. L’iniziativa, organizzata dal Comune di Parma insieme alla fondazione Parma Unesco creative city of gastronomy, è stata pensata per rileggere il percorso che ha dato forma alla food valley. La serata si è aperta con un videomapping breve ma suggestivo: il chiostro illuminato da immagini di arte e cibo, gesti antichi, botteghe, ritualità e trasformazioni, una sintesi visiva che ha restituito in pochi istanti la memoria gastronomica della città. Poi sono arrivati gli interventi. L’assessore con delega alla città creativa Unesco Marco Bosi ha ricordato come «esperienza, educazione e produzione» siano stati i tre pilastri che hanno sostenuto i successi di questi anni, definendo la coincidenza con il riconoscimento Unesco alla cucina italiana «una bella occasione per rileggere il nostro cammino».

Il momento più intenso è stato quello di Massimo Spigaroli, presidente della fondazione Parma Unesco creative city of gastronomy, che ha ripercorso l’origine del riconoscimento con l’emozione di chi c’era dal primo giorno. Ha ricordato il viaggio a Parigi, quando portarono «le nostre mani, i prodotti e la manualità che custodisce il sapere di Parma», convinti che il cibo fosse il messaggio più autentico da offrire al mondo. «Non è stata fortuna, - ha detto - ma il frutto di un impegno che ci rende orgogliosi di ciò che facciamo per l’Italia».

Lo sguardo al futuro è stato affidato a Giacomo Bullo, responsabile comunicazione di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana, che ha parlato della responsabilità di formare nuove generazioni consapevoli: «Oggi il made in Italy passa attraverso il made by Italy e il made for Italy, ciò che riusciamo a trasmettere ai nostri allievi e al mondo».

Un breve saluto è arrivato anche da Cristiano Casa, già assessore, che ha ricordato il valore di visione, legami e lavoro di squadra nei progetti che generano risultati duraturi.

La serata si è chiusa con un momento conviviale dedicato alla food valley, a ribadire che l’identità di un territorio vive nella sua storia e nella sua capacità di continuare a condividerla.

In una settimana che ha visto la cucina italiana entrare nel patrimonio dell’umanità, Parma ha ripercorso i suoi dieci anni Unesco con la consapevolezza che la tradizione, per essere viva, deve generare futuro. E ieri, nel Chiostro della fontana, quel futuro aveva il sapore di una festa semplice, luminosa e profondamente nostra.

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