referendum
Affluenza importante per il territorio di Parma, i dati riguardano 204 seggi su 204: alle 15,28 la percentuale è arrivata al 66,05%. Il numero totale di votanti è di 94.393.
Ma non è il risultato più alto: per il referendum del 2016 sulla Riforma costituzionale (bicameralismo - CNEL - Titolo V) si era arrivati al 73,40%

Parma, alle 23 di ieri, domenica 22 marzo 2026, nelle 204 sezioni elettorali del Comune di Parma hanno votato 77.339 elettori, pari al 54,11%.
E-R resta leader dell'affluenza, alle 23 al 53,7%, otto punti sopra la media nazionale, +18% rispetto alle regionali
L’Emilia-Romagna si conferma la Regione dove si vota di più al referendum: alle 23 i seggi si sono chiusi con una partecipazione del 53,7%, sempre attorno agli otto punti sopra la media nazionale. Il dato fa segnare anche un +18% rispetto alla rilevazione della stessa ora delle regionali di un anno e mezzo fa, quando l’affluenza finale fu di 46,4%
Le province dove si è votato di più si confermano Bologna (57,2%), Modena (54,4%) e Reggio Emilia (54%). Sono tutte già sopra il 50%, tranne Piacenza che è sotto la soglia di qualche decimale.
“L'affluenza è grande soddisfazione, l’Emilia-Romagna ha sempre fatto della partecipazione democratica una delle sue cifre e ancora una volta si conferma una comunità che non delega, ma che vuole essere protagonista- sottolinea il presidente della Regione, Michele de Pascale -. Al netto della legittima soddisfazione, che personalmente condivido, di chi si è battuto sul fronte del No, in questa Regione va riconosciuto a entrambi i fronti di aver prodotto un dibattito di merito di gran lunga migliore di quello sviluppatosi a livello nazionale”.
“Va oggettivamente riconosciuto che, per l'ennesima volta, il Popolo italiano ha respinto una riforma costituzionale promossa, sostanzialmente, da una sola parte politica - conclude il presidente -. La mia speranza è che possa essere un monito definitivo e trasversale a tutte le parti politiche affinché i progetti di riforma costituzionale in futuro si possano muovere esclusivamente a larghissima maggioranza, come avvenne 80 anni fa".
Dato dell'affluenza nazionale si conferma in crescita rispetto al 2020. Sei anni fa l’affluenza alle 23 era stata del 40%
Con oltre il 46%,registrato alle 23, il trend dell’affluenza alle urne in questa tornata referendaria si conferma in netta crescita rispetto al precedente del referendum costituzionale del 2020 che, nel primo giorno di voto allo stesso orario, aveva fatto registrare una partecipazione del 40% degli aventi diritto. Agli altri referendum costituzionali (nei quali, va ricordato, non è necessario il raggiungimento di un quorum) l’affluenza fu sempre inferiore: nel 2001 sulla riforma del Titolo V (nel quale si votò, però, solo in un giorno) l’affluenza alle urne delle 23, e dunque finale, era stata al 34,1%. A quello sulla devolution del 2006 alle 23 del 25 giugno aveva votato il 35%. Nelle altre consultazioni popolari più recenti, non di carattere costituzionale nelle quali si votò in due giorni, ad esempio l'ultima del 2025, su lavoro e sulla cittadinanza si registrò un dato del primo giorno alle ore 23 del 22%.
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