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Processo

Villa Alba, le operatrici patteggiano in appello: pene ridotte


 

08 giugno 2019, 10:33

Villa Alba, le operatrici patteggiano in appello: pene ridotte

Con un patteggiamento in appello cala il sipario sul processo Villa Alba,  chiusa da un blitz della Squadra mobile nel febbraio di tre anni fa con l'accusa di maltrattamenti agli anziani. Le indagini della Mobile partirono dalla denuncia di un'ex ospite della casa famiglia di via Emilia Ovest, allora 97enne. Dopo tre mesi di intercettazioni (ma senza la possibilità di compiere videoregistrazioni), scattarono gli arresti.
Le tre condanne a carico di Maria Teresa Neri, della sorella Caterina e della madre Concetta Elia sono state confermate. Ma tra la sentenza di primo grado e quella di Bologna c'è una differenza sostanziale: il 31 maggio dello scorso anno Caterina Neri e la madre erano state condannate  ciascuna a 4 anni e mezzo, mentre  Maria Teresa Neri a 4 anni e 4 mesi. Sempre quattro mesi si troppo. Perché con 4 anni di pena si va in carcere. Al di sotto, invece, si può chiedere la misura alternativa dell'affidamento in prova (quello  a suo tempo concesso a Silvio Berlusconi, tanto per fare un esempio). Lo sconto di un anno ottenuto dalle tre imputate con il patteggiamento permettono appunto di avanzare questa richiesta. Magari con una destinazione diversa rispetto a quella del Cavaliere che proprio in una casa di riposo prestò il proprio servizio.
La Corte d'appello ha ora condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione la titolare della struttura, Maria Teresa Neri, e a 3 anni e 6 mesi  entrambe le sue collaboratrici.  Il loro difensore, Vincenzo Panuccio, ha concordato con il Procuratore Generale la riduzione delle pene, con rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione.
«Ma il problema dei maltrattamenti contro gli anziani non è sparito. Serve l'impegno di tutti perché non accadano più violenze come queste» dice Valentina Anelli, segretaria generale dello Spi Cgil di Parma, il sindacato pensionati italiani  parte civile al processo, con l'Azienda ospedaliera di Parma. Lo Spi Cgil è stato assistito dall'avvocato Paolo Moretti.
«La violenza contro chi non può difendersi, è la più terribile. Ci siamo costituiti parte civile in rappresentanza di migliaia di pensionati di Parma, perché la difesa della dignità degli anziani è una battaglia di civiltà, che riguarda tutti, e perché dobbiamo tutelare i tantissimi lavoratori, operatori e strutture per anziani che lavorano con professionalità e umanità». La Corte d'appello ha inoltre condannato le imputate, in via tra loro solidale, alla refusione delle ulteriori spese per l’assistenza della parte civile Spi Cgil Parma, liquidate in 1.500 euro. Eventuali somme recuperate dalla disposizione della sentenza, verranno donate dallo Spi Cgil di Parma in beneficenza.
«Siamo scesi sotto i 4 anni dopo essere partiti rischiandone 20 - commenta Panuccio -. Le mie assistite possono aver usato modi e parole sbagliati, ma senza essere mai violente né tanto meno crudeli. Alcuni ospiti, li dovevano assicurare alla sedia per evitare che cadessero. Lo scotch? Nei casi in cui era necessario era impiegato per sigillare i pannoloni. Questa vicenda andava chiusa, ma siamo soddisfatti a metà».
rob.lon.