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Processo Pesci: i testimoni dell'accusa: «Lei stava malissimo in quei giorni»

La difesa rimanda l'esame dell'imputato: «Troppe le cose da dire, non concluderebbe»
 

di Roberto Longoni -

21 novembre 2019, 16:36

Processo Pesci: i testimoni dell'accusa: «Lei stava malissimo in quei giorni»

Cominciata in ritardo, l'udienza del processo Pesci di ieri finisce in anticipo. L'attesa è dovuta al caos traffico e parcheggi («Mi sono perso» confessa l'avvocato Fabio Anselmo), mentre la chiusura è anzitempo perché chi dovrebbe sedere per prima davanti ai giudici ha fatto istanza per essere ascoltata a porte chiuse. È la fidanzata dell'imputato. Preso atto della richiesta, il pm Andrea Bianchi rinuncia all'esame. E così le altre parti coinvolte nel processo. La giovane, rimasta fuori dall'aula collegiale, dopo essersi presentata puntuale alle 9 con Federico Pesci, ora può uscire anche dal processo. Ascoltati gli altri testimoni dell'accusa, gli ultimi, ci si  illude di poter procedere con l'esame del 47enne accusato di violenza sessuale di gruppo e lesioni nel proprio attico la mattina del 19 luglio 2018.
Il presidente del collegio, Gennaro Mastroberardino, prova a chiederlo. «Troppe cose da dire: non  riusciremmo a concludere» risponde l'altro avvocato di Pesci, Mario L'Insalata. Mentre Anselmo sottolinea che nessuno si è preparato. Se ne riparlerà l'8 gennaio, quando si esaminerà l'imputato e saranno depositate le trascrizioni e le registrazioni di messaggi e telefonate. Pezzi del puzzle con i quali la difesa è convinta di poter dare più peso ai propri contrattacchi. Si vedrà.
Tre i testimoni esaminati. Il primo, un giovane pakistano di Luzzara, che ha frequentato per mesi Lucia (chiamiamo così, con un nome di fantasia, la 22enne parmigiana che accusa Pesci). Era amico di un suo fidanzato, uno straniero di Luzzara. Il suo è un racconto farcito  di «non ricordo» sui tempi. Ma senza incertezze su altri aspetti. «Lucia stava malissimo». E al pm che chiede di essere più preciso: «Tremava. Ha detto di essere stata legata e violentata dalle 2 alle 7 del mattino». Ad Anselmo che gli domanda se si fossero «accordati il primo settembre del 2018 per “fare ginnastica a letto”» risponde di no. «Bene, chiederò di risentire il teste una volta depositate le intercettazioni» conclude il legale. Mastroberardino chiede quanti telefoni usasse la ragazza. «Gliene ho visto cambiare solo uno».
E fu da un altro numero che si vide chiamare il giovane siciliano a sua volta fidanzato di Lucia («fino a un paio di settimane dopo il fatto, quando capii che eravamo troppo diversi»). «Lei mi chiamò con il cellulare della sorella o di un'amica. Era in ospedale, e il suo telefono era in questura - racconta lui -. Mi disse di essere stata picchiata da un tizio al quale doveva soldi. In realtà, cambiò più versioni». E lui cercò di capire quale fosse la vera vita di Lucia, se davvero si prostituisse. «Sono andato a controllare la sera  in via Baganzola, in via Reggio...». L'Insalata chiede se «dopo i fatti» abbia avuto rapporti sessuali con lei. «Alla fine delle nostre due ultime settimane». Intanto, gli vengono mostrate foto con i lividi sulle braccia e sulle gambe della ragazza. Lui le volta dopo un attimo. Come a suo tempo, quando fu lei a inviargliele, le cancellò. «Era scettico?» Anselmo incalza. «E come potevo di fronte a quelle foto? Il male le era stato fatto». Poi, alla domanda se lei gli avesse mai fatto credere di essere incinta di lui, il ragazzo replica «a questo non dovrei rispondere, ma glielo concedo: sì», strappando un sorriso generale. Ma il discorso torna serio, a parlare di «lividi e abrasioni su mani e piedi».
«Era terrorizzata - ricorda il terzo testimone, un 50enne amico di Lucia -. Mi disse che dal normale incontro si era passati alla violenza in casa di Pesci». L'amico aveva portato Lucia a Spezia il 10 agosto. «Volevo darle del lavoro, con la pulizia di una barca. Ma lei non era in condizioni. Mi mostrò le ginocchia rovinate, faticava a camminare». Lei aveva paura di rimanere sola? chiede L'Insalata. «Aveva paura di quello che dicevano i genitori, gli amici». E quanti telefoni adoperava? domanda Mastroberardino. «Ne aveva uno, ma ne aveva preso un altro per cancellare le persone sgradite».