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Rapina violenta alle poste di Ponte Taro: in manette la banda

13 dicembre 2019, 11:59

Rapina violenta alle poste di Ponte Taro: in manette la banda

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Parma, coordinati dalla Procura, hanno eseguito a Saronno (VA),Vittuone (MI), Limbiate (MB) e Chianciano (SI) un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip parmense a carico di  Shamil Magamadov, russo, classe 1995, Maurizio Di Marco, classe 1973, Marco Ciccone, classe 1995, Soufiane Saad , marocchino, classe 1992,  Antonio Di Fazio, classe 1973, Denise Bonomolo , classe 1994, e Marianna Bellavista, classe 1981, tutti residenti in provincia di Varese. Si aprono le porte del carcere per i primi 5, agli arresti domiciliari - invece,  le ultime due indagate.

I reati contestati sono quelli di rapina aggravata in concorso, porto illegale di un’arma da fuoco e ricettazione, con la recidiva specifica e reiterata per Di Marco e quella infraquinquennale per Magamadov. Quest’ultimo, unitamente a Ciccone, è indagato anche per il reato di furto aggravato commesso su cose destinate a pubblico servizio.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, sono tutti i componenti della banda che il 3 dicembre 2018 rapinò  l’Ufficio postale di Ponte Taro (PR). Quella mattina la direttrice, alle 7.50 circa, mentre – come di consueto – si accingeva ad aprire la filiale era stata sorpresa alle spalle, cinta per il collo e costretta a consentire l’ingresso a tre individui con il volto coperto con un passamontagna. La dirigente era stata minacciata con una pistola perché aprisse la cassaforte ed avvertita di fare “la brava” poiché un quarto complice ne controllava il figlio, lasciando intendere che quest’ultimo avrebbe potuto subire conseguenze in caso di “incidenti di percorso”.

Poiché durante le operazioni di apertura la vittima, costretta a stare in ginocchio con la pistola puntata alla testa, aveva sbagliato nella digitazione del codice di sblocco, uno dei malviventi le aveva stretto la sciarpa intorno al collo minacciandola di morte in caso di un ulteriore errore. Il bottino era stato di 30 mila euro, oltre al telefono cellulare della direttrice, il contenuto del suo portafogli e la sua borsa frigo in cui avevano messo i soldi. Nel fuggire avevano incrociato alcuni agenti di un istituto di vigilanza, uno dei quali aveva tentato di inseguirli.

Al termine di una complessa attività investigativa, l'epilogo con gli arresti.

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