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PRIMAVERA SENZA FIORI

Clima "pazzo", pagano le api. A picco la produzione di miele

Bellini: «Per l'acacia perdita  del 60-70%»

di Monica Rossi -

08 giugno 2021, 09:07

Clima "pazzo", pagano le api.  A picco la produzione di miele

Da un lato, la buona notizia: il boom di acquisti (+13% nel 2020). Dall’altro, quella negativa: il calo produttivo (-30% nel 2021). Parliamo del miele italiano in un anno segnato da eventi estremi: siccità, bombe d’acqua, grandinate e gelo hanno distrutto le fioriture primaverili compromettendo il lavoro delle api. Un quadro nefasto per il settore, forte - secondo i dati dell’Osservatorio nazionale miele in Italia - di 70mila apicoltori e 1,6 milioni di alveari. 
«La stagione è partita male: per l’acacia, parliamo di una perdita secca del 60-70%», dice Marco Bellini di San Pancrazio iscritto all’Associazione Apicoltori Reggio Parma. I cambiamenti climatici stanno dunque presentando il conto. 
«Le difficoltà delle api – si legge in una nota Coldiretti diramata nella Giornata mondiale delle api dello scorso 20 maggio - sono un pericolo per la biodiversità considerato che sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori». Tre colture su quattro, infatti, per resa e qualità dipendono anche dall’impollinazione: tra queste, mele, pere, fragole, ciliegie, cocomeri, meloni. 
«Le anomalie del meteo hanno ostacolato l’attività di bottinatura delle api, per salvare le quali – precisa   Bellini - sono stati somministrati sciroppi a base di zucchero o miele con un intervento straordinario e costoso». 
Il danno colpisce il Paese proprio quando la svolta salutista in epoca Covid ha portato all’aumento degli acquisti. «Per non portare in tavola prodotti di bassa qualità, va verificata l’origine in etichetta – raccomanda Bellini -. Serve consapevolezza ed educazione al consumo, premiando la produzione a Km 0 o l’apicoltore conosciuto: infatti, sugli scaffali della Gdo si trovano spesso prodotti dell’est o cinesi a prezzi bassissimi. Ma quanti di essi sono veramente miele come lo intendiamo noi?».
Sulla scia dello scandalo «Honeygate», uno studio (pubblicato su Nature Scientific Reports) ha rivelato che più di un quarto delle marche in commercio sono state adulterate con canna da zucchero o sciroppo di mais. «Il consumatore così porta a casa una “sostanza” che non è miele, con buona pace per l’apporto minerale, enzimatico e vitaminico del prodotto vero». 
In Italia, esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di pascolo delle api: millefiori (tra i più diffusi), acacia, arancia, castagno, tiglio, melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. 
«Il comparto però ha bisogno di politiche mirate per salvaguardare la biodiversità – conclude Bellini -: la scarsità di pascoli e l’uso non accorto di fitofarmaci sono fattori di rischio per la salute delle api». E per il Pianeta: ne era convinto anche Einstein, secondo cui «se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».