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Elena e Nicola: "Il nostro futuro? Sui monti, rispettando il passato"

di Monica Rossi -

22 giugno 2021, 09:55

Elena e Nicola: "Il nostro futuro? Sui monti, rispettando il passato"

«C'è chi scende in pianura per emanciparsi dal passato e chi sale in montagna a inventarsi un futuro», scrisse Enrico Camanni in «Alpi Ribelli». A noi qui interessa la seconda opzione perché racconta la scelta di chi ha deciso di lasciare gli agi della città, scommettere sulla terra e vivere secondo i ritmi della natura, puntando addirittura su un concetto antico come il tempo: il baratto. Parliamo di Elena Piva e Nicola Cazzaniga, autori di una scelta che in molti definirebbero estrema: hanno infatti mollato Comacchio (lei) e Lavagna (lui) per Sbarbori, una minuscola località nei pressi di Santa Maria del Taro (Tornolo) dove, nella loro fattoria, tutto si coltiva, si alleva, si raccoglie e si trasforma per autoconsumo «secondo una dimensione famigliare del passato», spiegano.
 Sono impegnati su più fronti. Sono membri dell’associazione «Piccoli Produttori dell’Alta Val Taro» (un gruppo nato dalla volontà di una decina di imprenditori con finalità di presidio umano, culturale e alimentare), del progetto «Lana di Montagna Alta Val Taro» (il cui scopo è recuperare i velli altrimenti scartati) e aderiscono al movimento «Genuino Clandestino» così come alla rete Wwof Italia («Worldwide opportunities on organic farms», un’organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, fare esperienza di vita rurale secondo un concetto di scambio orizzontale: fanno infatti parte dell’esperienza i momenti di attività e i momenti di convivialità). 
Elena e Nicola,  paladini contemporanei della tradizione rurale hanno strappato all’abbandono pezzi di terra che sembravano spacciati e dato il «la» a un’esistenza nel segno dell’autoproduzione e dello scambio.
 «Facciamo agricoltura cercando di autoprodurre quanto più ci è possibile, vendendo o scambiando qualche surplus (patate, fagioli, farina di mais, farina di castagne, succo di mela, ndr). Coltiviamo piccoli appezzamenti e “fasce”, i terrazzamenti tipici del nostro paesaggio. Le superfici più grandi invece le abbiamo dedicate al pascolo e alla fienagione. Stiamo inoltre sperimentando coltivazioni collettive per i cereali». 
Quella di Elena e Nicola è una micro-realtà agricola familiare come ce n’erano tante in passato a custodire il territorio. «Prendendoci cura di pezzetti di terra strappati al semi-abbandono, abbiamo recuperato simbolicamente anche le radici, proseguendo nel lavoro campestre degli antenati e maturando l’attaccamento ai luoghi in una convivenza con un terra non sempre facile». Nella loro azienda «La Caprasanta», che è anche un B&B affacciato sulla foresta del Monte Zatta, Elena e Nicola allevano  un piccolo gregge di capre con cui fare il formaggio e   galline per le uova. Non solo… ci sono   «i gatti per le coccole, una dolcissima maremmana di nome Ricotta e l’instancabile Pepe,  pastore australiano».

LA SCHEDA
Nomi:   Elena Piva e Nicola Cazzaniga
Età:   41 e 40 anni
Segni zodiacali:  Bilancia e Scorpione
Studi:     Laurea in Filosofia (Elena) e in ingegneria ambientale (Nicola) 
Hobby:   Leggere,   tingere la lana, progettare cose nuove
Sogno nel cassetto:   Vorremmo che venissero qui più persone per ricreare una piccola comunità 
Azienda:     La Caprasanta,  via Sbarbori, Santa Maria del Taro
Attività:     Produzione di formaggio caprino, farine di mais e castagne, succhi di mela, ortaggi, uova, marmellate.