Sei in Donne

Angelica la signora del vento

Di cognome fa Dallara ed è cresciuta a pane e motori: ingegnere aeronautico, vicepresidente  della Dallara Automobili, la sua specialità è l'aerodinamica applicata in galleria 
del vento. Ma non per questo si è negata il piacere di diventare mamma di 4 figli.  Una grande lezione di emancipazione 2.0

di Monica Rossi -

03 giugno 2019, 12:09

Angelica   la signora del vento

Donne forti, decise, ambiziose che non dimenticano di essere donne. Sapersi realizzare nel lavoro e al contempo avere una vita famigliare e sociale ricca di soddisfazioni è il primo passo perché le donne cessino di essere la biblica costola di Adamo. 
E non è solo una questione di pari opportunità: la è anche di pari riconoscimenti. 
«Ma perché accada, dobbiamo crederci», esordisce Angelica Dallara, l’ingegnere aeronautico vicepresidente della Dallara Automobili fresca di «Le Parmigiane» (il premio voluto dal Comune di Parma per riconoscere le professionalità, i talenti e l’impegno delle parmensi). L’abbiamo incontrata ed ecco cosa dice alle donne di oggi e di domani.
Dagli studi al Politecnico alla vicepresidenza della Dallara. Qual è stato il suo percorso?
«Sono cresciuta a Parma, dove ho frequentato il liceo scientifico Marconi e poi il biennio di Ingegneria. Gli studi li ho completati al Politecnico di Milano. Appena laureata, sono entrata in azienda occupandomi dell’aerodinamica applicata in galleria del vento e di analisi strutturale dei telai delle auto da corsa».
Un mondo maschile, già dai tempi dell’Università...
«Vero. Ai miei tempi, le donne iscritte a Ingegneria erano appena il 2%. Ora le cose stanno cambiando e, seppur lentamente, sono sempre più le ragazze che si iscrivono a facoltà tecnico-scientifiche. Ed è un bene per quei settori, perché le donne possono solo  migliorarli».
Perché? Cosa hanno le donne che gli uomini non hanno?
«Una visione diversa, più elastica. Il cervello della donna infatti non è quasi mai focalizzato solo sull’obiettivo finale, ma tiene conto degli innumerevoli dettagli che compongono il sentiero che poi porta a quel risultato. È una nostra capacità innata ed è un plus di cui aziende si stanno rendendo conto. In alcuni settori della Dallara, ad esempio, le donne ingegnere si muovono meglio».
 Anche nel mondo dei mestieri prettamente maschili o presunti tali?
«Assolutamente sì. Laddove non è richiesta particolare forza fisica, per certi impieghi le donne hanno una marcia in più. Persino nelle officine. Nella nostra progettazione e produzione di pezzi in fibra di carbonio per le grandi case automobilistiche, ad esempio, abbiamo una presenza femminile significativa. I pezzi infatti sono realizzati stendendo delle pelli sugli stampi che poi vengono induriti, laminati. È quasi un lavoro sartoriale e richiede una sensibilità e una precisione tipica delle mani femminili. Abbiamo anche avviato dei corsi di formazione ad hoc per la laminatura delle pelli: un terzo delle corsiste è donna». 
In generale, come sta cambiando il mondo del lavoro femminile?
 «È ancora un cammino in salita, ma i segnali sono incoraggianti. Ci stiamo infatti impadronendo sempre più di ambiti professionali da cui eravamo precluse. Credo sia una modifica culturale, ma perché possa attecchire e si riesca a cambiare la mentalità, dobbiamo credere in noi stesse. E soprattutto saper scegliere le professioni che più si addicono alle nostre corde: tra le carriere del futuro ad esempio vedo grandi possibilità nell’informatizzazione e nella digitalizzazione, settori che peraltro permettono anche il lavoro in remoto, l’ideale per chi magari vive lontano dal posto di lavoro o ha famiglia». 
Già, la famiglia: conciliarla con le ambizioni professionali è ancora arduo... 
«Carriera e maternità possono e devono andare a braccetto. Purché a cambiare sia la mentalità delle ragazze che, pur avendo doti scientifico-tecnologiche e non solo, frenano le proprie ambizioni. Non c’è niente di più sbagliato. Chi dice che i due mondi siano inconciliabili? Si conciliano eccome e io ne sono l’esempio: ho quattro figli e non ho fatto mancare loro le attenzioni della mamma pur lavorando». 
«Quello che dobbiamo imparare è l’arte di delegare: abbiamo il vizio di voler fare tutto da sole. Non siate superdonne. Non va bene: alle donne di oggi e domani dico: chiedete aiuto. “Educate” i vostri compagni e mariti a condividere equamente le responsabilità. E proprio perché rispetto al passato sta cambiando la mentalità, alle donne dico: approfittatene!».
Un suo ultimo messaggio per tutte le donne? 
«Non abbiate paura. Andate dritte per la vostra strada: studiate, viaggiate, fate esperienza all’estero perché gli scambi culturali e i confronti ci arricchiscono, non abbiate timore di sbagliare. E mai fare passi indietro. Per progredire dobbiamo credere in noi stesse. Se sapremo superare i limiti psicologici che ci sono stati imposti, ce la faremo alla grande!
Questo è quanto auguro alle donne di oggi pensando anche a mia figlia che ha 23 anni: alla crescita e alle soddisfazioni professionali, spero possa abbinare una vita serena ed equilibrata fatta di affetti famigliari oltre che di profonde e durature amicizie».