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Foto e video di sesso in chat: resta l'allarme fra i giovanissimi

Secondo una ricerca, il 10% dei giovanissimi ha fatto selfie senza vestiti, il 4% ha fatto sesso e ha inviato le immagini col telefono. L'associazione Pepita lancia una mostra itinerante per fare prevenzione

01 febbraio 2017, 18:22

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-Liceali Hot Su Whatsapp, Centinaia Di Foto Finiscono In Rete Foto D'archivio
Liceali Hot Su Whatsapp, Centinaia Di Foto Finiscono In Rete Foto D'archivio
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Sesso, foto e video e messaggi in chat: fra i giovani cresce il fenomeno del "sexting", anche a scuola. Secondo una ricerca su 7mila adolescenti, il 4% dichiara di aver fatto sesso e inviato foto e video via chat; il 10% ha fatto selfie senza vestiti; il 3% pubblica le foto intime sui social network. E chi lo fa, comincia fra gli 11 e i 14 anni d'età. 

Il sexting, che nasce dall'unione delle parole sex e texting, è uno scambio di messaggi di testo, foto, video con un contenuto marcatamente sessuale. Si tratta di fenomeno sommerso e in forte espansione, favorito dalla diffusione di applicazioni di messaggistica istantanea, come WhatsApp, e social network che illudono i ragazzi sulla possibilità di condividere e poi cancellare i contenuti postati (Snapchat). 
Se n'è discusso in un convegno nella sede della Regione Lombardia, ma il tema chiaramente è di grande attualità in tutta Italia. 

Secondo gli ultimi dati - relativi al 2016 - dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su un campione di oltre 7mila adolescenti provenienti da tutta Italia, il 25% (uno su quattro, insomma), è coinvolto dal fenomeno sexting. Il 4% dei ragazzi dichiara di aver fatto sesso inviando foto e video su WhatsApp, sui social network oppure telefonicamente, il 6,5% ha fatto sexting e il 2% ha fatto sesso davanti a una webcam. Il 10% degli adolescenti (1 ragazzo su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% pubblica queste foto intime sui social network per mettersi in mostra. 

UNA MOSTRA ITINERANTE PER PARLARE DEL PROBLEMA.  L'associazione Pepita onlus, che negli ultimi anni ha fatto iniziative di tipo educativo anche a Parma, lancia una mostra itinerante per "parlare" del problema in un modo serio ma nel contempo non "pesante". La mostra può essere portata in qualunque città, nelle scuole ma anche in oratori, associazioni sportive o altri contesti educativi. Si può contattare Pepita onlus tramite il sito dedicato all'iniziativa, www.soloperte.org

Ecco come si presenta. #soloperte, usi e costumi nella solitudine del sexting si snoda lungo una serie di 18 fotografie a tutto campo accompagnate da didascalie che contestualizzano e offrono spunti di riflessione tra immagini, selfie e frammenti di messaggi osé, all’origine, scambiati tra una ragazza, Asia, e il suo ragazzo.

All’inizio, ad accogliere i visitatori un pannello più grande, volutamente sovradimensionato per fare effetto e lasciare un segno. Poi le immagini andranno dal colore pieno alla dissolvenza, con un’immagine forte, al centro del percorso, che stabilisce il punto di rottura, il momento in cui tutto può cambiare se non si governa la propria esposizione in Rete. La lenta perdita di cromatismo delle foto chiude su uno scatto confuso, quasi bianco per rappresentare la totale perdita d’identità di Asia. Che si è spinta oltre per quello che credeva Amore. Per questo quell’ultima immagine è altro, quasi a dire: «Non sono più io. Queste foto non sono più mie».

Concepita in pannelli di dimensioni uguali e diffusa con i relativi supporti, verrà fatta circolare nelle scuole secondo un calendario e costituirà il punto di partenza e lo spunto per stimolare nei ragazzi un cambiamento, un’assunzione di responsabilità verso se stessi e un atto di rispetto verso gli altri.
Un catalogo, delle schede didattiche e un libro-game accompagneranno la visita e spiegheranno i rischi legati alla perdita di identità e all’omologazione sensibilizzando i visitatori sull’importanza della salvaguardia della propria immagine, del proprio corpo, della propria reputazione per il futuro. Spunti saranno suggeriti ai docenti per approfondimenti in classe o con Pepita Onlus. 

"IL SEXTING E' LEGATO AL CYBERBULLISMO". Quali sono le motivazioni che spingono i ragazzi a rendere pubblica la propria intimità? Conoscono i rischi legali a cui possono andare incontro? A queste domande Pepita Onlus, da anni impegnata nella realizzazione di interventi di prevenzione e lotta al bullismo, ha voluto rispondere coinvolgendo in un convegno le voci più autorevoli del mondo istituzionale e privato legato alla scuola per provare a elaborare strategie e nuovi interventi di prevenzione.

“Parlare di sexting a scuola”, commenta Valentina Aprea, Assessore Istruzione, Formazione e Lavoro Regione Lombardia, “non è affatto facile e sicuramente non lo è neppure all'interno delle famiglie. Per questo, come istituzioni, siamo sempre più impegnati a promuovere azioni educative e di prevenzione che vengano realizzate congiuntamente da parte di tutti i soggetti responsabili dell'educazione, sia all'interno dei circuiti formali che di quelli informali, altrettanto decisivi”.

Per Luca Bernardo, direttore di Casa Pediatrica, “il sexting è spesso preludio di cyberbullismo e quindi di patologia che curiamo all'interno della Casa Pediatrica Asst del Fatebenefratelli Sacco di Milano. Per questo abbiamo intensificato la nostra collaborazione con Pepita Onlus. Il cyberbullismo si combatte grazie a un approccio culturale non punitivo. Quando si parla di minori, vanno recuperati anche i bulli”.

Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus ha ceduto la parola ai ragazzi intervenuti con le loro insegnanti. Roberta e Daniele hanno espresso il bisogno di un’intera generazione che ha voglia di raccontarsi ma teme il confronto con il mondo adulto, spesso assente e impegnato. “I nostri ragazzi”, ha spiegato Zoppi, “sono opere d’arte autentiche. È tempo di cambiare lo sguardo su di loro, non sono solo nativi digitali, ma risorse da crescere nella responsabilità dell’altro”.

Le stime sono destinate a crescere se non interveniamo per far comprendere rischi e conseguenze, per far capire ai nostri giovani il valore della loro identità. Serve intorno a loro una rete di adulti in ascolto, pronti a dialogare accettando lo sforzo che richiede entrare in una dimensione fragile e delicata come l’adolescenza. È tempo che questa rete si confronti e unisca le energie per fare cultura attorno all’importanza dell’assunzione di responsabilità, del valore del rispetto, del segno della reputazione, fuori e dentro la Rete, ricostruendo sull’empatia.