12 Monaci

29 aprile 2014, 15:34

  • Tipologia/ Food
    Ristorante
  • Indirizzo/ Address
    Via Roma, 1, 43010 Fontevivo PR, Italia
  • Località/ Where
    Fontevivo
  • Telefono/ Telephone
  • Chiusura/ Closed
    Domenica e Lunedì - Sunday and Monday
  • Ristorante
  • Via Roma, 1, 43010 Fontevivo PR, Italia
  • Fontevivo
  • Domenica e Lunedì - Sunday and Monday
Cucina/ Food
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Cantina/ Wine
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Prezzo/ Price
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C'è forse un gradito ritorno del savarin al riso nei menu dei nostri ristoranti? Di quel piatto che Mirella Cantarelli inventò, reinterpretando una ricetta trovata su una rivista e facendolo diventare una proposta inarrivabile della sua trattoria? Sembrerebbe di sì se, a fianco di quelli da tempo presenti nelle proposte di «Eletta» e di «Cocchi», oggi lo si trova anche alla «Stella d’oro» di Soragna e alla «Crepa» di Isola Dovarese. Tutti in omaggio dichiarato ai Cantarelli e con formula fedele all’originale, anche se alcuni introducono la variante infelice del prosciutto cotto al posto della lingua salmistrata («Eletta» e «Cocchi»). E tuttavia il savarin è duttile e si presta a interpretazioni diverse: quello della stessa «Crepa» anche con uovo in camicia e tartufo o riso Venere, tinca, piselli; quello marino dell’«Antica osteria della Peppina» ad Alseno con veli di baccalà, vongole, carciofi, crema di pistacchi; quello del «Castello» di Varano Melegari con piselli, porcini secchi, zucca e prosciutto cotto; quello di altri ancora che non cito per problemi di spazio e quello del ristorante di oggi, i «12 monaci» di Fontevivo. Nell’antico refettorio della secolare Abbazia, vi sarà servito un buon savarin con riso al radicchio trevigiano, cannolo croccante di Parmigiano e salsa allo Squacquerone: cottura precisa ed equilibrio ben governato delle note vegetali mitigate dalla cremosità di burro e formaggio. La cucina, i piatti Qui dodici monaci cistercensi di Chiaravalle nel 1142 costruirono un monastero: ora è moderno ritrovo per pranzi e banchetti nella grande sala del refettorio e, nella stagione calda, anche nel chiostro interno. Alcune stanze d’albergo completano il quadro. La cucina si mantiene all’interno del perimetro della parmigianità in cui inserisce qualche proposta moderna preparata secondo i modi e le tecniche classiche. Agli antipasti (9-12 euro), una ricottina calda con misticanza, uno sformato di verdura e poi non si sfugge alla dittatura dei salumi: solo discreti il culatello, il fiocchetto nervoso, la culatta anonima, la coppa speziata; è una gradita sorpresa la spalla di Palasone elegante, pulita, dal buon sapore tra note dolci e frutta secca; poi un salame rotondo e succoso, una morbida spalla cotta tiepida. Ai primi (10-12 euro), detto del savarin, anolini e tortelli; tagliolini al tartufo di Fragno; risotto alle rape rosse; pappardelle di farina di castagne con vellutata di zucca, zucca spadellata e senape che tuttavia non riesce a equilibrare le note eccessivamente dolci del piatto. Fiorentina (5 euro all’etto), costolette d’agnello ai semi di papavero e sesamo, succoso filetto con miele e ginepro, battuta di Fassona con sale di Maldon, ricco stinco di maialino al forno per chiudere il capitolo dei secondi (13-16 euro). Per finire Una proposta di formaggi e dolci (5-8 euro): il clafoutis di mele, la ganache di cioccolato al profumo di menta, il gelato di crema, il semifreddo al pistacchio. Le birre del locale birrificio Farnese, una discreta scelta di vini del territorio e delle regioni italiane, le immancabili bollicine. Quattro piatti per circa 42 euro (bevande escluse). Menu non esposto, coperto abolito, ingresso e bagni comodi, parcheggio nei dintorni. 17/4/2014

 

English version below

I 12 Monaci, an Abbey haunted by real gourmets

Could there be the welcome return of Savarin al Riso on our restaurants’ menus? That dish that Mirella Cantarelli invented, reinterpreting a recipe found in a magazine and making it into a must of her trattoria? It would seem so, to join those present for some time in the offerings from “Eletta” and “Cocchi”, now to be found also at “Stella d’Oro” in Soragna, and at “Crepa” in Isola Dovarese. All in a declared homage to the Cantarelli and with a formula faithful to the original, even if some people have introduced an unhappy variant with cooked ham instead of corned tongue (“Eletta” and “Cocchi”). However savarin (rice bomb) is adaptable, and does lend itself to different interpretations: that of “Crepa” also with oeufs cocotte and truffle or Venere black rice, tench and peas; the seafood version of “Antica Osteria della Peppina” in Alseno with slices of stock fish, clams, artichokes, cream of pistachios; that of “Castello” in Varano Melegari with peas, dried porcini mushrooms, pumpkin and cooked ham; then there are others I can’t mention for space reasons, and that of today’s restaurant, “12 Monaci” at Fontevivo. In the ancient refectory of this centuries-old Abbey, you will be served up a fine savarin with rice and Treviso radicchio, a crispy Parmesan cannolo with Squacquerone cheese sauce: cooked in a beautiful and balanced way, well restrained by the vegetable notes mitigated by the creaminess of butter and cheese.
The cuisine, the dishes
Here, in 1142, twelve Cistercian monks from Chiaravalle built a monastery: currently a haunt for lunches and banquets in the great refectory hall and, in the hot season, also in the internal cloister. Some hotel rooms round off the picture. The cuisine stays within the perimeter of the Parma genre with the inclusion of some modern items prepared according to classic procedures and techniques. Among the starters (€9-12), a hot Ricotta tart with mixed salad, a vegetable flan and then no escape from the dictatorship of the cold meets: so-so the Culatello, an edgy Fiocchetto, an anonymous Culatta, a spicy Coppa; one peasant surprise was the Palasone cooked shoulder; sophisticated, clean, of a fine flavour with notes between sweet and dry fruity; then a rotund, juicy salami, a soft warm spalla cotta (cooked shoulder). As for the first courses (€10-12), the already-noted savarin, anolini and tortelli for filled pasta; tagliolini with Fragno truffle; turnip risotto; chestnut flour pappardelle with a pumpkin velouté, zucca spadellata (stir-fried pumpkin) with mustard which, however, doesn’t manage to compensate for the dish’s excessively sweet notes. Then a Fiorentina steak (€5 per hectogram), lamb cutlets with poppy and sesame seeds, a juicy fillet with honey and juniper, a Battuta di Fassona (raw beef) with Maldon salt, a rich baked pork shin to close the chapter on the second courses (€13-16).
To finish up:
A range of cheeses and sweets (€5-8): apple cake, chocolate tart with hints of mint, milk cream ice cream, soft pistachio ice cream. Beers from the local Farnese brewery, a fair share of local and regional Italian wines, the inevitable fizz. Four dishes for around 42 Euros (excluding drinks). Menu not on display, no cover charge, easy-access entrance and toilets, car park nearby. 17/4/2014