Ristorante "Faccini"

di Chichibio

27 luglio 2015, 21:08

  • Tipologia/ Food
    Ristorante
  • Indirizzo/ Address
    s. antonio di castell'arquato
  • Località/ Where
    Albareto
  • Telefono/ Telephone
  • Chiusura/ Closed
    Mercoledì
  • Ristorante
  • s. antonio di castell'arquato
  • Albareto
  • Mercoledì
Cucina/ Food
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Cantina/ Wine
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Prezzo/ Price
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a cura di Chichibio

Appena entrati si è subito davanti al banco coi salumi (nel piacentino ben tre Dop: salame, coppa e pancetta) e al giovane addetto che li sta affettando; poi la stanza con bancone del caffè (ottimi distillati sugli scaffali) dove s’incrocia la cameriera con un piatto di salumi che lascia una scia profumata e un’insalata russa ghiotta al solo vederla; quindi si arriva nella sala da pranzo o si esce sotto il portico se la stagione lo consente. Questa è una classica trattoria di campagna, dal 1932 recita l’insegna, governata con solida professionalità e amore per la cucina sempre dalla stessa famiglia che le dà il nome: cibi semplici, rodati da lunga pratica, che affondano le radici nella tradizione, nel territorio piacentino, nei suoi prodotti migliori. Prima di entrare a Castell’Arquato, appena passato il ponte, al semaforo svoltate a destra per S. Antonio: di fronte alla chiesa, troverete un grande parcheggio e la casa col ristorante. Tovaglie chiare, atmosfera amichevole, il rumore della trattoria, una carta dei vini con molte referenze del territorio, piccola scelta dalle regioni italiane, le pagine di spumanti e champagne, qualche vino da dessert: cura nel servizio del vino e spiegazioni esaurienti.

La cucina, i piatti 
Le cuoche preparano ogni cosa, dalle paste all’uovo ai dolci; i piatti sono curati, i sapori leggeri come i condimenti e così si mangia volentieri senza troppo appesantirsi. All’antipasto (9-12 euro), è inevitabile l’assaggio dei salumi e la coppa, morbida e profumata, si rivela essere un prodotto di tutto rispetto; buono anche il salame a grana grossa, dal gusto pieno e rotondo; discreta la pancetta, una piccola delusione il prosciutto e il culatello con cotenna (!), vale a dire la culatta. Ottime, invece, l’insalata russa dalle verdure croccanti e la burtleina (una frittatina di farina e acqua) friabile e asciutta. E ancora: flan di zucchine o fiori di zucca e gamberi in pastella e fritti. Qui i pisarei e fasò sono molto morbidi, hanno sugo gentile, sono tenuti asciutti; i tortelli di ricotta sono in realtà a forma di caramella con ripieno ricco di spinaci, pasta sottile, condimento di burro e salvia: sono entrambi piatti tipici e irrinunciabili. Altrimenti buoni ravioli d’anatra con spento tartufo; ravioli di culatello; gnocchi di carote e salsa al basilico; anolini in brodo di terza (8-12 euro). Cavallo di battaglia del ristorante è la faraona: avvolta in carta da forno sigillata nella creta, per una cottura lunga e dolce che preserva intatto sapore, profumo e morbidezza. Anatra arrosto e, allo stesso modo, anche guancialini di maiale, ma per questi ultimi forse non si tratta della cottura più adeguata, perché la carne, pur morbida e gustosa, resta un poco asciutta.  Tra i secondi (12-15 euro), tartara e tagliata di manzo, vitello tonnato, agnello allo scottadito.

Per finire 
Si chiude in dolcezza (6 euro) con una Tatin di mele e gelato della casa, fragoline o frutti di bosco sempre col gelato, tiramisù, bavarese alle ciliegie, semifreddo al torroncino. Servizio cortese e un conto per quattro piatti di circa 43 euro, bevande escluse. Menu esposto, coperto 2,50 euro, ingresso e parcheggio comodi, bagno con scale.

English version below

As soon as you enter, the cured meat counter is in front of you (in the Piacenza area a good three PDOs: salami, Coppa and Pancetta) with the young staff member slicing them; then a room with the coffee counter (some top-class spirits on its shelves) where we came across a waitress with a plate of cured meats trailing a perfumed wake and a Russian salad already mouthwatering just to look at; then it's into the dining room, and out onto the portico weather permitting. This is a classic country trattoria, since 1932 the sign says, always run with solid professionalism and a love for cooking by the same family that gave it its name: simple food, tried and tested, whose roots are sunk in tradition, the land around Piacenza and its best products. Before entering Castell’Arquato, just past the bridge, turn right at the traffic lights for S. Antonio: in front of the church, you'll find a large car park and the house with the restaurant. Bright tablecloths, a friendly atmosphere, the noise of a trattoria, a wine list with many local names, a small selection from the Italian regions, pages of spumante and champagne, a few dessert wines: care in serving the wine and exhaustive explanations.

The cuisine, the dishes
The chefs prepare everything, from the egg pasta to the desserts; the dishes are well-presented, the flavours are light as are the condiments, and so it's a pleasure to eat without feeling weighed down. Among the starters (€9-12), the inevitable taster of cured meats with a tender, aromatic Coppa that merits unqualified respect; equally good the coarse-grained salami, its taste full and round; the Pancetta so-so, on the disappointing side the ham and the "culatello con cotenna" (!), in other words Culatta. Wonderful, instead, the Russian salad, its vegetables crunchy, and the burtleina (a kind of omelette with flour and water) nicely dry and crumbly. In addition: flans with courgettes (zucchine) or pumpkin flowers (fiori di zucca) and prawns (gamberi) fried in a batter. Here the traditional Pisarei e Fasò (Bread Dumplings with Beans) are soft with a subtle sauce and are kept dry; the tortelli with Ricotta cheese area actually in the shape of a caramel with a filling rich in spinach, the pasta thin, dressed with butter and sage: both typical unmissable dishes. Alternatively, some fine ravioli with duck and some rather insipid truffle; ravioli with Culatello; carrot dumplings (gnocchi) in basil sauce; anolini in brodo di terza – a mixed meat stock (€8-12). The restaurant's pièce de résistance is Guinea Fowl (Faraona): wrapped in oven paper and then sealed in clay, for long gentle cooking that preserves the flavour, aroma and tenderness. Roast duck (anatra arrosto) and, cooked in the same way, pork cheek (guancialini di maiale), but in the latter case perhaps not the best way, because while the meat was tender and tasty, it was also on the dry side. Among the second courses (€12-15), beef as tartar or in slices (tagliata), veal with tuna sauce (Vitello Tonnato), or grilled lamb cutlets (Agnello allo Scottadito).

To finish off
For the sweet-toothed (€6) a Tatin tart with apples and homemade ice cream, wild strawberries or woodland fruit with ice cream (fragoline or frutti di bosco), Tiramisù, a cherry Bavarese, a semifreddo soft ice-cream with nougat. Courteous service and a bill for four courses around €43, drinks excluded. Menu on display, cover charge €2.50, easy-access entrance, handy parking, toilet with stairs.