Colombo: cucina essenziale dai buoni sapori. Tra qualità e classe

06 maggio 2021, 09:05

  • Tipologia
    Ristorante
  • Indirizzo
    Santa Franca di Polesine
  • Località
    Polesine Parmense
  • Telefono
    0524.981114
  • Chiusura
    Mai
  • Ristorante
  • Santa Franca di Polesine
  • Polesine Parmense
  • 0524.981114
  • Mai
Colombo: cucina essenziale dai buoni sapori. Tra qualità e classe
Cucina
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Cantina
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Qualità / Prezzo
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a cura di Chichibio

Locale storico della bassa del Po, famoso per il culatello che il patron Colombo (in realtà si chiamava Gogliardo Ramelli) stagionava con grande cura. Ora la gestione è passata alla figlia Patrizia in cucina, con marito e figlio in sala: la cura dei salumi è sempre molto attenta, lo spirito è quello di un luogo accogliente e piacevole. Arredi datati, sedie pesanti e non particolarmente comode, fotografie, diplomi, pagine di giornali alle pareti a testimonianza della storia illustre del locale, il quanto mai opportuno dehors, l’accoglienza gentile del giovane patron e di sorridenti cameriere. Qualche fuori menu e una buona carta dei vini con etichette anche prestigiose dalle regioni italiane, una ricca selezione di spumanti e champagne.

La cucina, i piatti
Poco è cambiato dalla mia ultima visita sei anni fa, ma una maggiore cura nelle proposte porta a un miglioramento complessivo, sempre rimanendo nella linea di una cucina di tradizione locale con varianti personali che sottolineano lo stile della cuoca. Si comincia, e non potrebbe essere diversamente, col culatello di Zibello Dop da maiali di razze bianche in due proposte di differenti stagionature, 28 e 36 mesi: sono buoni entrambi, ma meglio il primo che porta nel piatto fragranza e morbidezza, mentre il secondo risulta molto asciutto; buono anche il prosciutto di Parma Dop di 36 mesi dalla dolcezza matura. Ottima la suadente pancetta rosata dai profumi gentili; troppo stagionato lo strolghino che dovrebbe avere, ma non in questo caso, la morbidezza di circa una ventina di giorni di maturazione; discreto il salame e la mariola cotta. Il tutto accompagnato dal burro, una ricca giardiniera, la bianca micca di pane comune sempre perfetta coi nostri salumi. Ai primi i tortelli d’erbetta sono di taglia grande, pasta morbida dal giusto spessore (nei «nostri» tortelli, pur sempre senza prevaricare, la sfoglia deve sentirsi e lasciamo la velo a altre preparazioni), il generoso ripieno dolce di ricotta e erbette e, a condire, molto, troppo burro che resta sul fondo del piatto; gli agnolotti di ricotta e culatello su vellutata crema di zucca e burro nocciola sono il riuscito fuori menu; gli anolini in brodo di gallina o «di terza», o asciutti con burro e salvia. E ancora: tagliolini o lasagnette al culatello, i classici pisarei e fasò di tradizione piacentina. La terrina con lumache in umido di pomodoro appena piccanti e polenta arrostita è un piatto bandiera del ristorante; il tenerissimo, ruffiano guancialino con purée; lo storione alla piastra; i bocconcini di pollo rosolati nel vino bianco «alla Colombo», la tagliata di filetto di Angus, le lumache alla bourguignonne sono l’offerta dei secondi piatti.

Per finire
Si chiude coi ricchi dessert della bassa: il dolce al cucchiaio con amaretti, burro, biscotti, liquore; il ghiotto pasticcio della cuoca con panna, scaglie di cioccolato, zabaione e biscotti; la crema al moscato con frutta fresca; zabaione e sbrisolona, la crostata con la marmellata, la torta di mele, il gelato della casa. I prezzi: coperto abolito, antipasti 10-15; primi 12-14; secondi 15-20; dolci 6. Menu esposto, ingresso e parcheggio comodi, bagni al primo piano.

Non mancate
Culatello, tortelli.