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Troppi alberghi chiusi: «Così Tabiano sembra un paese abbandonato»

Troppi alberghi chiusi: «Così Tabiano sembra un paese abbandonato»

29 Ottobre 2021,10:47

Gli operatori: «Non siamo mai stati ascoltati»
 

(M.L.) Alberghi chiusi da tempo ed in stato di abbandono, strade, marciapiedi ed aree verdi in stato di degrado, mancanza di pulizia. 
Tabiano  -  a detta degli stessi tabianesi - sembra sempre più un paese lasciato in balìa di sé stesso con la situazione  peggiorata anche a causa della pandemia, nonostante residenti ed operatori economici cerchino da tempo di far sentire la propria voce. 
Tante le strutture alberghiere chiuse da anni e lasciate al degrado: «La Madonnina», chiuso più di 20 anni fa, per la quale più volte è stato chiesto alle amministrazioni di intervenire sui privati per renderla decorosa, il «Napoleon», uno dei 4 stelle di punta di Tabiano ai tempi d’oro. In centro non è un bel vedere lo «Smeraldo», mentre ha fatto scalpore, alcuni anni fa, la vendita allo Stato del «Pineta» da parte dei proprietari: ora la struttura è un rifugio per piccioni e colombi. 


Situato vicino alle tribune dello stadio Scirea, è situato il «Camillo» il cui abbandono ha causato il cedimento del muro di sostegno. Si trovano in mezzo a piante e rovi il «Panoramik» e il «Carla»: presenta ancora i postumi dell’incendio dello scorso mese, invece, il «Tabiano». A tutto ciò devono aggiungersi le strade, come ad esempio viale Maria Luigia, con buche ed avvallamenti, ed i marciapiedi sconnessi che creano pericolo per l’incolumità dei pedoni, oltre al degrado di viale Fidenza (con il cantiere «abbandonato» da anni, delimitato da recinzioni degradate)  della strada per Salso (con i marciapiedi sconnessi) e del parco Porcellini dove spicca la mancanza di pulizia. 


«Nonostante tutti gli appelli non siamo ascoltati – afferma Leonardo Lusignani dell’albergo Esperia –. Noi operatori alberghieri, così come i residenti, siamo esausti per questa situazione di degrado che, inoltre, porta ad una svalutazione degli immobili». 
«Nonostante sia originaria di Salso, sono qui a Tabiano da una vita ed è un paese che mi piace tantissimo – gli fa eco Giuliana Parizzi dell’albergo Rigoletto – Vederlo però in questo degrado mi si stringe il cuore. Tanti negozi hanno chiuso senza poter avere un aiuto». 
Pur riconoscendo la situazione di degrado, c’è anche chi, come Debora Gocciadoro dell’albergo Meridiana, prova a dare qualche suggerimento. «Occorre “fare comunità” magari cercando di abbellire il paese e non aspettare sempre il Comune o lo Stato: per Natale, ad esempio, addobbiamo gli alberghi, anche quelli chiusi. Ognuno dovrebbe tenere pulito il tratto di marciapiede davanti a casa o all’attività. Mi piacerebbe, infine, che fosse sviluppato il turismo di bicicletta».
 

Sartori (albergatori) «Le strutture chiuse vanno tenute in ordine» «Tabiano non ha mai avuto un proprio Piano regolatore urbanistico adeguato. Negli anni d’oro del termalismo sociale si contavano più di 70 strutture ricettive tra hotel, pensioni, affittacamere e residence ma il paese di Bengodi non è durato». Così il presidente di Asat, l’associazione degli albergatori tabianesi, Ruggero Sartori, interviene sulla situazione di degrado della frazione. «La crisi del termalismo ha così portato al ridimensionamento e alla chiusura di alberghi e negozi: ad oggi così Tabiano si ritrova, oltre ad un aspetto urbanistico trascurato – con aiuole non curate e piante lasciate al loro destino, un parco terra di nessuno, marciapiedi e strade dissestate – anche tutte quelle strutture chiuse da anni che dovrebbero essere tenute in modo ordinato e invece lasciate completamente allo sbaraglio. Quindi quando l’albergatore si sente ripetere, ogni giorno, dal cliente nuovo: “ma cosa è successo?” oppure dall’habitué “ma com’è ridotta Tabiano...”, non credo ci siano più tante giustificazioni. Resta l’amaro in bocca e forse una speranza che un domani le cose possano migliorare». 

 
 

© Riproduzione riservata

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