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PROBLEMI DEL SONNO

Come combattere il russamento e le apnee ostruttive

«Lezione» di Maurizio Vento e  Maurizio Marvisi. «Anemos», nuova tecnica operatoria nata a Vaio

11 giugno 2019, 12:26

Come combattere il russamento e le apnee ostruttive

Russamento e apnee? Nemici della nostra salute che vanno combattuti. Se russare è soprattutto un fastidio per il partner, le apnee sono una patologia che non va affatto sottovalutata. Si tratta di una condizione caratterizzata da interruzioni nella respirazione durante il sonno dovute all'ostruzione - totale o parziale - delle vie aeree superiori. È nota anche come Osas (Obstructive sleep apnea syndrome, ovvero “sindrome delle apnee ostruttive nel sonno”). Il tema è stato illustrato nel corso di una conviviale del Rotary club Parma da Maurizio Vento, direttore dell'Unità operativa di Otorinolaringoiatria degli ospedali di Vaio e Borgotaro, e da Maurizio Marvisi, direttore dell'Unità operativa di Medicina e Pneumologia dell'ospedale Figlie di San Camillo di Cremona.

 

COS’È L’APNEA 
«Si parla di apnea quando l'interruzione del respiro va oltre i 10 secondi, fino a quasi 3 minuti; si parla di “ipopnea” quando si ha una riduzione parziale del respiro. Si verifica il “Rera” (Respiratory effort related arousal) quando c'è limitazione della respirazione con progressivo aumento dello sforzo respiratorio seguito da un repentino sblocco», hanno spiegato i relatori. 
In generale, sono più colpiti gli uomini delle donne anche se la percentuale di differenza si riduce se si considera solo il sintomo del russamento, mentre nelle donne in menopausa l’Osas diventa più frequente.
Alcune condizioni favoriscono l'insorgenza delle apnee ostruttive nel sonno: l’obesità e il sovrappeso, l’ostruzione delle vie aeree superiori (naso, bocca, gola), l’abuso di bevande alcoliche prima di andare a dormire e l’assunzione di sonniferi. Le apnee ostruttive si manifestano inizialmente con il sintomo del russare, che diventa via via più forte fino a quando il soggetto non smette di respirare per qualche secondo, per poi riprendere a respirare improvvisamente e dar vita a un nuovo ciclo che si ripete, identico. 

I SINTOMI
Diversi i sintomi legati a questo disturbo: l’eccessiva sonnolenza diurna, la difficoltà a concentrarsi, i colpi di sonno, la cefalea e/o la bocca asciutta al risveglio, sudorazioni notturne, risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento, necessità di minzione notturna e impotenza.
«Per prevenire l'insorgenza delle apnee ostruttive nel sonno – spiega Marvisi – è consigliabile perdere peso se si è sovrappeso oppure obesi, mangiare in modo sano e fare attività fisica costante, anche moderata, evitare il fumo e evitare gli alcolici, soprattutto prima di andare a dormire».
Si parla di sindrome delle apnee ostruttive nel sonno a partire da 5 apnee all’ora, o 15 o più episodi per notte, accompagnati da evidenti sforzi respiratori.

LA DIAGNOSI
La diagnosi iniziale si basa prima sui sintomi riferiti dal paziente e dal partner, poi il medico può sottoporre il soggetto a misurazioni strumentali: la polisonnografia, che consiste nella misurazione, durante alcune ore di sonno notturno, del flusso aereo, del livello di ossigeno nel sangue, della frequenza cardiaca, della mobilità respiratoria toracica e addominale e della postura nel sonno, e la poligrafia respiratoria (o monitoraggio cardio-respiratorio notturno), che consiste nel monitoraggio dei principali segnali cardio-respiratori durante il sonno.
La polisonnografia consente di rilevare apnee e ipopnee, classificarle in centrali, ostruttive e miste, mostrare le desaturazioni e la loro entità e le alterazioni del ritmo cardiaco e riconoscere la fase del sonno in cui gli eventi si verificano. 
Si stima che in Italia più di 1,6 milioni di persone soffra di Osas e che il 20% della popolazione adulta superiore ai 45 anni sia affetta dal disturbo, almeno in forma lieve. 
Gli effetti dannosi delle apnee ostruttive vanno dalla sfera cardiovascolare (aumento della pressione e della frequenza cardiaca) al sistema endocrino (riduzione di testosterone, aldosterone e tiroidei, con conseguente calo della libido), fino all’aumento del rischio di ictus cerebrale. 

I TRATTAMENTI
Il primo gradino della terapia – spiega Vento – è il dimagrimento: «Una riduzione anche solo del 10 per cento del peso migliora significativamente l’indice di apnea/ipopnea». Alcuni pazienti hanno benefici anche cambiando la posizione nel letto, da quella supina a quella laterale. 
Si possono avere benefici dall’uso di strumenti che trattengono la lingua o che producono un avanzamento della mandibola. Un prezioso “alleato” nella battaglia contro le apnee è rappresentato dalla Cpap (acronimo di Continuous positive airway pressure), un apparecchio che consente la ventilazione meccanica a pressione positiva continua: insufflando nel naso aria a pressione positiva costante, permette di mantenere pervie le vie aeree superiori vincendo le resistenze all'origine degli episodi di apnea-ipopnea.
«Molti studi clinici hanno evidenziato che la Cpap riduce significativamente la sonnolenza diurna e migliora la qualità della vita – dice Vento –. L'effetto è piuttosto rapido: già dopo i primi giorni i pazienti ottengono buoni benefici. Una buona percentuale di pazienti accetta, anche a lungo termine, questo dispositivo, soprattutto coloro che sono colpiti dalle forme più gravi».

L’INTERVENTO CHIRURGICO
«Il trattamento chirurgico dell'apnea-ipopnea ostruttiva del sonno – spiega Maurizio Vento – è rivolto alla correzione di eventuali difetti anatomici o di anomalie ostruttive delle vie aeree superiori, generalmente indicato dallo specialista otorinolaringoiatra o dal maxillo facciale.
Gli interventi più frequenti sono a carico del naso ed orofaringe».
L’impiego della terapia chirurgia: può consistere nella correzione del setto nasale deviato o nell’asportazione delle tonsille ipertrofiche oppure può prevedere una chirurgia sul palato molle o un trattamento maxillo facciale a seconda del livello e del tipo di ostruzione riscontrato nelle vie aeree superiori.
Nel 2018 Maurizio Vento ha depositato alla Siae una nuova tecnica chirurgica sul palato molle – battezzata Anemos – che permette, con un’operazione facile e di rapida esecuzione, di agire sul palato molle avanzandolo in modo consistente, riducendo drasticamente il russamento e le apnee notturne con un miglioramento fino all’85%.

I RISULTATI
Dal 2000 al 2016 sono stati trattati chirurgicamente 305 pazienti: 126 pazienti per apnee notturne e russamento e 179 per il solo russamento). «Dal totale di 305 – dice Vento – abbiamo preso in considerazione solo 123 pazienti (51 per apnee e 72 per russamento) visti e trattati dal 2010 al 2016 con la tecnica Anemos. Per i problemi di apnee, nel 75% dei casi è stato risolutivo, cioè la polisonnografia eseguita dopo l’intervento ha dimostrato la totale assenza di apnee; nel 15% dei casi le apnee sono stato ridotte; nel 10% non ci sono stati risultati. Per gli interventi per il solo russamento, nel 76% dei casi  il russamento è sparito, nel 19% fortemente ridotto, nel 5% non ci sono stati miglioramenti». r.c.

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