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Virus, come andrà? Venti concetti chiave

05 febbraio 2020, 10:18

Virus, come andrà? Venti concetti chiave

di Anna Maria Ferrari

Quanto è contagioso il coronavirus? E adesso che è arrivato anche in Italia, con i due pazienti «zero» ricoverati a Roma, cosa ci dobbiamo aspettare? Per capire come andrà a finire la nuova «polmonite cinese», è indispensabile fare il punto scientifico sulle malattie virali, vecchie e nuove. Ce lo spiega, in venti concetti chiave, il direttore dell'Infettivologia dell'Azienda ospedaliero universitaria, Carlo Ferrari.  
 Cos'è un virus?
È un parassita intracellulare obbligato, cioè per poter sopravvivere e replicarsi ha bisogno di un organismo, animale o umano. La cellula che lo ospita fornisce al virus una serie di proteine, gli enzimi, che gli consentono di vivere. Ciò perché i  virus non producono energia e non sintetizzano proteine al di fuori della cellula ospite ed inoltre, per entrare nella cellula, devono trovare un recettore. Questo è un  punto fondamentale per capire le infezioni.
Cos'è un recettore?
È la proteina che apre al virus un varco nella cellula ospite. Individuato il recettore adeguato, il virus riesce ad infettare  la cellula e diventa patogeno. Il  nuovo 2019-nCoV è un virus a Rna ed ha una grande capacità di mutare. Altro punto molto importante.
Cos'è un virus a Rna?
I virus sono a Dna o Rna, sigle che ne indicano il corredo genetico. Quelli a Rna hanno due caratteristiche strettamente connesse: mutano frequentemente e non sono capaci di correggere gli errori che si realizzano nel corso della replicazione. Il che rende imprevedibili i loro mutamenti.
Cosa vuol dire che il virus muta?
Che cambia molto rapidamente, creando continui errori di duplicazione dei nucleotidi, perché è incapace di correggerli. Le mutazioni, purtroppo, possono essere un meccanismo negativo per noi, perché, anche casualmente, i virus mutando possono acquisire la capacità di riconoscere nuovi recettori cui agganciarsi per entrare nelle cellule ospiti e quindi ottenere nuove capacità di infettare. Addirittura fino al cambio di specie, da animale a uomo, come pare sia successo con questo nuovo coronavirus.
Perché è importante averlo isolato?
È un passo avanti verso vaccino e cure. Averlo isolato, come è stato fatto in Italia, ma anche in Cina e in Francia, significa poter seguire come il virus stia cambiando e capire, ad esempio, se la sua aggressività stia scemando o meno. Si possono quindi definire le zone del virus più aggredibili con nuovi farmaci o le sequenze virali che servono per il vaccino.
Quali i tempi per il vaccino?
Brevi, potrebbe essere questione di pochi mese. Per essere efficace un vaccino deve basarsi su parti conservate delle proteine virali comuni a tutti i ceppi di virus. Ci sono zone che restano sempre identiche di cui il virus non può fare a meno, perché indispensabili per il suo ciclo vitale e all'interno delle quali le mutazioni non sono tollerate: su queste si basano i vaccini. Le sequenze isolate vengono inserite in banche dati internazionali. Oggi esistono piattaforme tecnologiche che, in base alle sequenze del virus, possono essere rapidamente utilizzabili per produrre nuovi vaccini. Un'evoluzione straordinaria che ci potrebbe portare rapidamente al vaccino.
 Esistono farmaci?
In questo momento non ne abbiamo. A disposizione ci sono però alcuni farmaci studiati per altre patologie che potrebbero avere qualche efficacia. Per capire la difesa antivirale, va detto che nel nostro organismo ci sono braccia fondamentali dell'immunità: l'immunità innata e l'immunità adattiva virus specifica.  La prima si attiva immediatamente ed è fondamentale per creare una prima barriera difensiva: grazie ad essa vengono per esempio prodotti  gli interferoni, che hanno un'azione antivirale. La seconda richiede giorni per attivarsi. In quest'ultima infezione da nuovo coronavirus non sappiamo bene che effetti possano avere.
Gli antibiotici servono?
No, non contro i virus, solo contro i batteri. Si usano se all'infezione virale si aggiunge una sovrapposizione batterica. 
 Quanto è contagioso?
Attualmente non abbiamo dati sufficienti per stabilirlo con certezza. Il numero dei contagiati ha superato i 20mila, dato di ieri. 
E' molto aggressivo?
Si può dire che i virus a Rna possono essere  più aggressivi per le cellule dell'organismo dei virus a Dna, che possono dare infezioni acute ma generalmente non cronicizzano. L'assenza di cronicizzazione dei virus a Rna, però, è positiva. Le faccio l'esempio dell'Hiv o del virus delle epatici B e C: questi virus  stanno silenti per anni ed entrano in simbiosi con l'organismo che infettano, fino a cronicizzarsi. I coronavirus, come in genere molti virus a Rna, invece, sopravvivono infettando sempre nuovi individui, ma, se diventassero troppo aggressivi, determinando la morte della gran parte degli individui infettati, perirebbero loro stessi: per questo devono trovare un equilibrio tra patogenicità, cioè capacità di portare morte, e contagiosità. Quindi nella maggior parte dei casi causano patologie lievi, ad esempio i raffreddori.
 Quanto è mortale?
Attualmente si è rivelato letale all'incirca nel 2 per cento dei casi, ma la stima è in eccesso, perché il numero degli infettati è sicuramente superiore rispetto alle stime attuali. Alla fine, credo, avrà un tasso di letalità di pochissimo superiore al virus dell'influenza. L'unico pericolo potrebbe essere se questo virus, mutando, acquisisse maggiore patogenicità. 
 È simile alla Sars?
La Sars (Severe Acute Respiratory Syndrome), che è forse la malattia più conosciuta legata ai coronavirus, fece registrare 8000 casi tra il 2002 e il 2003 con un tasso di mortalità del 10 per cento circa. Il 2019-nCov ha percentuali di mortalità assolutamente inferiori.  
Come si trasmette?
Per contatto stretto e prolungato. Goccioline di saliva.
 Perché vengono disinfestati gli ambienti dove è stato un ammalato?
Perché potrebbe essere accaduto che, attraverso uno starnuto, il virus si sia depositato nell'ambiente. Toccando con le mani superfici contaminate e portandole quindi al naso o alla bocca senza averle lavate potrebbe causare infezione. Nell'ambiente il virus muore in tempi rapidissimi.
Cibo e merci.
Non ci sono rischi. 
 Come proteggerci?
Lavandoci le mani, spesso, con sapone o apposite soluzioni. Ma ribadisco che al momento a Parma e in Emilia Romagna non ci sono casi confermati.
 Cos'è la quarantena?
Rientra tra le misure di profilassi. Si basa sul periodo di incubazione del virus, in questo caso dai 2 ai 14 giorni. Se si presenta un caso sospetto, dobbiamo porlo in isolamento fino al termine del periodo di incubazione. Ad esempio, il potenziale malato deve stare in una stanza della sua abitazione con continui ricambi d'aria, chi lo contatta lo farà con tuta e mascherina e via dicendo. 
È infettivo quando è asintomatico?
In teoria può esserlo, anche se i dati a disposizione sono ancora  limitati.
Quali le misure di profilassi adottate nel suo reparto?
Abbiamo da tempo messo in atto procedure specifiche, forti delle esperienze precedenti. Ad esempio, c'è un percorso ben preciso attraverso cui i pazienti accedono all'Ospedale: possono entrare dal Pronto soccorso, dove sono attrezzati per l'emergenza; oppure direttamente in reparto, in collaborazione con il medico curante, seguendo un percorso assolutamente definito in ogni passaggio. Il paziente viene isolato e si effettua il test sul campione di materiale delle prime vie respiratorie. 
 Il test si effettua a Parma?
Per ora si invia il campione a Bologna. Ma tra pochi giorni sarà attivo il nostro laboratorio di Igiene e quindi tutta la procedura sarà più rapida.