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Alzheimer, l'arma è la prevenzione Ecco i segnali da non sottovalutare

Non ricordarsi più un nome, una strada, il compleanno, perdere il senso  
del tempo: questi gli «allarmi» 

di Isabella Spagnoli -

12 febbraio 2020, 16:07

Alzheimer, l'arma è la prevenzione Ecco i segnali da non sottovalutare

Non ricordarsi più un nome, una strada, la data del compleanno. Perdere il senso del tempo, avere difficoltà nel pronunciare certe frasi. «Non bisogna avere paura, ma occorre rivolgersi il prima possibile al proprio medico di base che indirizzerà il paziente al nostro Centro in via Verona», spiega Piero Angelo Bonati, referente del Centro Disturbi cognitivi del distretto di Parma. Si parla di Alzheimer con Bonati, una delle diverse malattie determinate dal deterioramento cognitivo. «L’Alzheimer causa disturbi della memoria, dell’orientamento, del linguaggio, provoca aprassia e disturbi nella risoluzione di problemi più o meno complessi. La malattia può essere presenile o senile, colpire dunque anziani, ma anche giovani. Gli anziani sono sicuramente la categoria più a rischio ma stiamo valutando casi con età minore di 65 anni. Purtroppo i malati di Alzheimer sono tanti. Insisto nel dire che al sospetto di un disturbo della memoria occorre sottoporsi a una vista il prima possibile perché a volte si arriva tardi, quando la situazione è già compromessa. Tutti i farmaci che riguardano l’aspetto cognitivo non hanno la capacità di guarire, ma rallentano il processo clinico. Nella nostra esperienza il 40% dei pazienti risponde bene alla terapia. Niente paura, dunque, ma affrontare il problema senza escludere che potrebbe trattarsi di altre malattie diverse dall’Alzheimer, come la depressione o una serie di fattori concorrenti». 
Come accedere al Centro di Parma? E’ necessaria la prenotazione al Cup con la richiesta del medico di medicina generale. I successivi controlli vengono prenotati direttamente al Centro. Le visite mediche verteranno su una valutazione clinica degli aspetti cognitivi, degli aspetti funzionali e, se compare la necessità, anche degli aspetti comportamentali». Bonati spiega che alcuni pazienti negano questi aspetti. A questo proposito, il Centro di via Verona, dispone anche di psicologi che faranno colloqui non solo con il paziente ma anche con chi lo assiste, oltre a corsi informativi e di supporto ai familiari. L’Alzheimer infatti è considerata una malattia sociale perché non coinvolge solo l’individuo malato, ma anche la rete sociale in cui è inserito. La famiglia è sempre coinvolta nel processo di cura e assistenza. Con l’obiettivo di dare risposte assistenziali appropriate agi ammalati e sostegno alle famiglie, la Regione ha promosso una rete di servizi per garantire una diagnosi adeguata e tempestiva, volta a migliorare la qualità delle cure e della vita delle persone malate, cercando di favorire il mantenimento a domicilio il più a lungo possibile. Tuttavia nel momento in cui tale opportunità non possa essere più fattibile, la rete dei servizi territoriali permette temporaneamente o in maniera continuativa, il ricovero nelle case di residenza anziani presenti sul territorio del distretto di appartenenza.