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Tieni d'occhio i nei, come riconoscere quelli sospetti

L'abc della prevenzione?  Controllarli periodicamente, proteggersi dal sole, valutare  la familiarità di  problemi 
alla pelle. Perché i melanomi 
sono purtroppo in aumento

di Monica Rossi -

19 febbraio 2020, 12:53

Tieni d'occhio i nei,  come riconoscere quelli sospetti

Cosa avevano in comune le divine Marlene Dietrich, Marylin Monroe e Liz Taylor? E le icone di oggi come Madonna, Eva Mendes e Cindy Crawford? Un neo, civettuolo e strategico. Però, c’è un però. Quella che per secoli è stata banalmente definita «bellezza», è in realtà una proliferazione di melanociti (cellule che producono la melanina) che possono degenerare. Ecco perché è importante conoscere i propri nei (o nevi) e tenerli d’occhio. Che siano presenti alla nascita o si siano formati con l’età; che siano piccoli, tondeggianti, con contorni netti e colore uniforme (beige, marrone, blu, nero) oppure no; che compaiano su viso, collo, dorso, glutei, cuoio capelluto o tra le dita dei piedi, dove sfuggono alla nostra attenzione, la regola è: stare sull’attenti ricorrendo a prevenzione e diagnosi precoce.
 Come? Oltre a proteggerci tutti i giorni con adeguati schermi solari (non solo in montagna o al mare), oltre a imparare l’ABC dell’autoesame, gli specialisti raccomandano di sottoporsi regolarmente a visite di controllo ed esami specifici.  Solo così è possibile scongiurare le neoplasie, tra cui il temuto melanoma.

MELANOMA: PIÙ DIAGNOSI E GUARIGIONI
«Il melanoma è un tumore maligno che origina dai melanociti della cute, delle mucose e dai melanociti che costituiscono i nevi. Oggi la diagnosi precoce e la sua tempestiva rimozione chirurgica consentono la guarigione», spiega Francesca Satolli, specialista  in dermatologia e venereologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Che avvisa: «Il melanoma è uno dei principali tumori che insorge in giovane età. Guai  a permetterne la progressione!».   Costituisce, sotto i 50 anni, il secondo tumore più frequente negli uomini e il terzo più frequente nelle donne. «In Italia, nel 2019, i nuovi casi sono stati oltre 14.000, con una lieve preponderanza nei maschi. In Emilia Romagna,   stando ai dati  del Registro Tumori dell’Area Vasta Emilia Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena) sono stimate circa 1.300 nuove diagnosi l’anno. Dati che potremmo interpretare positivamente: l’efficacia delle campagne di prevenzione   consente nella  maggioranza dei casi la diagnosi precoce, contrariamente al passato, quando  una grande percentuale era diagnosticata in stadi più avanzati».
AL SOLE SEMPRE PROTETTI
«Fortunatamente, per quanto riguarda il melanoma, si è avuto un notevole miglioramento di sopravvivenza (circa il 90% a  cinque  anni). Tuttavia, i dati di incidenza rimangono purtroppo elevati. Questo è imputabile soprattutto all’errata abitudine di esporsi al sole in modo intermittente nel periodo estivo senza protezione (non solo adeguati filtri solari, ma anche maglietta e cappello) e alla pratica diffusa tra i giovanissimi dell’abbronzatura artificiale», spiega Satolli. Che poi rivela: «Nella clinica dermatologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma eseguiamo ogni anno oltre 100 nuove diagnosi, delle quali in oltre il 70% dei casi il tumore viene individuato e rimosso in fase precoce, vale a dire quando l’intervento chirurgico è in grado di assicurare la guarigione». Di fondamentale importanza, dunque, la prevenzione. «Consigliamo sempre una visita dermatologica di controllo dei nei su base annuale e, in casi selezionati, una videomicroscopia digitale in epiluminescenza con acquisizione delle immagini dei nei in pazienti con familiarità per melanoma, lesioni pigmentate, sindrome del nevo displastico. Nella nostra clinica poi è attivo tutti i giorni un ambulatorio lesioni pigmentate come secondo livello per casi selezionati».