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DIEGO ARDISSINO, DIRETTORE DELLA CARDIOLOGIA

Cuore matto? Come prevenirlo e cosa fare per farlo «rinsavire»

Tanti i segnali da tenere d'occhio: caviglie e gambe gonfie, tosse secca, mal di stomaco e dolore a collo, mascella e denti

di MONICA ROSSI -

04 marzo 2020, 12:35

Cuore matto? Come prevenirlo e cosa fare per farlo «rinsavire»

È il motore della vita, l’organo che mette a segno circa 100.000 battiti al giorno, battendo in media  tre  miliardi di volte nell’arco della vita e pompando quotidianamente 700 litri di sangue, garantendo a organi e tessuti ossigeno e nutrimento. Un battito incessante che inizia  tre  settimane dopo il nostro concepimento ma al quale quasi non prestiamo attenzione. Finché va tutto bene. 
La domanda allora è: quali sono i segnali per individuare una patologia cardiaca? Esistono sintomi e campanelli d’allarme in grado di «predire» un infarto? E, se sì, quali? Scopriamoli con Diego Ardissino, direttore della  cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.  «Purtroppo, diagnosticare un infarto miocardico è difficilissimo. Pensate che negli Stati Uniti, c’è un libro scritto da nove chirurghi cardiaci che sono deceduti proprio per un infarto che essi stessi non hanno visto arrivare! Volendo generalizzare, comunque, qualsiasi disturbo che va dalla punta del naso all’ombelico (compresa la parte posteriore del corpo) dovrebbe far pensare a un infarto. Ma è anche vero che potrebbe non essere così... Quello che voglio dire è che prevedere con certezza un attacco di cuore del tipo “fulminante” è pressoché impossibile. Se però si è fortunati - continua Ardissino -  e il muscolo cardiaco (e non solo) manda segnali premonitori di sofferenza, dobbiamo chiamare subito il 118, che a Parma, da 14 anni, permette di teletrasmettere l’elettrocardiogramma a un computer dell’Unità terapia intensiva coronarica dell’ospedale dal luogo in cui si trova il paziente raggiunto dall’automedica. La lettura in tempo reale dell'elettrocardiogramma  permette una diagnosi velocissima e non appena il paziente arriva in ospedale, l’equipe medica è pronta e in grado di intervenire subito».  Minuti preziosi che possono significare la differenza tra vita e morte.   
Un infarto acuto del miocardio (il tessuto che riveste le pareti del muscolo cardiaco) si verifica quando il flusso di sangue diretto a una parte del muscolo cardiaco si blocca a causa di un’ostruzione (placca aterosclerotica) generata dall’accumulo di materiale lipidico e globuli bianchi lungo le pareti interne delle arterie (o coronarie). Se il flusso sanguigno non viene ripristinato in tempi brevi, la sezione del cuore colpita è danneggiata dalla mancanza di ossigeno e comincia a morire. 
«La lettura a distanza dell’ECG dunque permette ai chirurghi di farsi trovare preparati. Una volta fatta la diagnosi, il procedimento è relativamente semplice: riaperta l’arteria, si interviene e si salva una vita», spiega Ardissino.
 Oltre che miocardico, un infarto può essere causato da embolia o spasmo coronarico. «Nel primo caso, può accadere che dalla placca aterosclerotica si stacchi un frammento che, spinto poi dal flusso di sangue, finisce per l’occludere un ramo coronarico. Nel secondo, si verifica un violento spasmo di un’arteria coronarica: la contrazione interrompe il flusso di sangue a una parte del cuore». 
Il  segnale più comune? «Il dolore oppressivo al torace (si chiama anche angina pectoris e si estende oltre il petto). Che, stando agli specialisti, può manifestarsi verso il centro oppure leggermente spostato a sinistra, proprio in direzione del cuore. Attenzione anche a come si propaga il dolore: può estendersi allo stomaco come alla parte centrale della schiena; può interessare la spalla o un braccio (in genere, quello sinistro), così come il collo, la mascella e finanche i denti. Occhio poi alla frequenza dei dolori: se non avete dato peso a un episodio di dolore toracico ma poi notate che questi aumentano nei giorni o nelle settimane successive, chiamate il medico!».  Altri campanelli, elenca ancora Ardissino,  sono «un forte “peso” sul petto (come se qualcuno ci schiacciasse il torace con un piede) o una sensazione di pressione (come una morsa all’altezza dello sterno). E ancora, un fastidioso bruciore a livello dello stomaco. Sintomi che spesso  vengono scambiati per cattiva digestione: invece, potrebbero essere causati da una scarsa circolazione del sangue proprio a livello addominale; fiato corto o difficoltà a respirare, tipici di un’insufficienza cardiaca; nausea e vomito; improvvisa sudorazione fredda». 
Da non sottovalutare poi, aggiunge il cardiologo,  è «la tosse persistente in assenza di patologia bronchiale, perché potrebbe indicare un imminente infarto: è infatti dovuta alla ritenzione idrica polmonare conseguente alla ridotta capacità del cuore di pompare e aspirare il liquido ematico. Che così ristagna negli organi e negli arti: non a caso, un altro segnale di un problema cardiaco è il gonfiore nei tessuti molli di piedi, caviglie e gambe».