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Pressione pazzerella quando preoccuparsi

di Antonella Cortese -

06 maggio 2020, 12:17

Pressione pazzerella quando preoccuparsi

L’arrivo della bella stagione e il rialzo delle temperature espongono il corpo a cambiamenti adattivi che spesso generano nei soggetti ipertesi non poca preoccupazione a causa dell’oscillazione della pressione, soprattutto se si assumono dei farmaci anti-ipertensivi. Ne sanno qualcosa gli anziani: la vasodilatazione cutanea aumenta con il caldo, unitamente alla sudorazione e alla perdita di liquidi e sodio spesso non compensati dall’apporto adeguato di liquidi. Cosa si può fare per tenere sotto controllo l’ipertensione, definita Killer silenzioso dall’Organizzazione mondiale della sanità, perché può danneggiare arterie e provocare ictus o infarti senza dare alcun segnale per anni della propria presenza? Ne parliamo con Giovanni Tortorella, direttore dell’unità operativa di Cardiologia dell’ospedale di Vaio, e con Nicola Gaibazzi, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Coordinamento attività specialistiche ambulatoriali cardiologiche dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma.

CONTROLLI DAI 20 ANNI
Tortorella precisa che controllare regolarmente la pressione arteriosa, già a partire dai 20 anni, e mantenerla a livelli raccomandati attraverso l’adozione di uno stile di vita sano e assumendo specifiche  terapie laddove necessario, è fondamentale per contenere il cosiddetto «danno d’organo» e l’incidenza di ictus, infarto del miocardio, arteriopatia periferica, insufficienza renale cronica, retinopatia. In quali soggetti l’ipertensione è più frequente? «Sicuramente nell’anziano (più di 60 anni) e nel genere maschile, ma anche in caso di abitudine al fumo, ipercolesterolemia, sovrappeso/obesità, vita sedentaria, familiarità positiva per ipertensione o malattie cardiovascolari, insorgenza precoce della menopausa. – spiega Tortorella – La pressione arteriosa, che indica la forza con la quale il sangue viene spinto nei vasi, si misura in millimetri di mercurio (mmHg) e secondo le ultime raccomandazioni della Società europea di cardiologia (ESC) si definiscono normali, negli adulti, valori pari o inferiori a 130 mmHg (sistolica o massima) e 85 mmHg (diastolica o minima). Valori al di sopra dei 140 mmHg di massima e/o dei 90 mmHg di minima, vengono considerati alti e, se persistente, tale condizione viene identificata come ipertensione. Quindi l’ipertensione è uno stato in cui la pressione arteriosa a riposo è costantemente superiore alla norma».  Nel corso della giornata la pressione varia, in che modo? «Solitamente è più alta al risveglio dal sonno notturno in cui è particolarmente bassa, e raggiunge il suo apice a mezzogiorno; dopodiché si abbassa, anche a causa del pranzo, per poi risalire nuovamente e raggiungere valori più elevati nel tardo pomeriggio. Intense emozioni, stress e ansia possono aumentare temporaneamente la pressione arteriosa, mentre il rilassamento e i momenti di relax hanno effetto opposto, comportando una riduzione temporanea della pressione arteriosa».  Quando è pericoloso lo sbalzo di pressione? «Se si rilevano valori pressori più alti del solito, soprattutto al di sopra dei 180/110 mmHg, se vengono riconfermati anche in successive misurazioni e soprattutto se si associano sintomi come difficoltà respiratoria, dolore-bruciore o peso toracico, palpitazioni, paralisi o difficoltà del linguaggio, nausea e/o vomito, vista offuscata, epistassi, stordimento è necessario consultare con urgenza il proprio medico o il 118. In ogni caso si raccomanda di rivalutare sempre la pressione con almeno 3 misurazioni successive a distanza di 5 minuti una dall’altra»

IPERTENSIONE E COVID
A Nicola Gaibazzi , la domanda d’obbligo del momento: l’arrivo del Covid-19 ha posto nuovi problemi per il trattamento dell’ipertensione? «Certo avrete sentito che l’utilizzo di alcuni farmaci anti-ipertensivi, gli ormai famosi e diffusi Ace-inibitori o Sartani, è stato messo sotto la lente d’ingrandimento all’inizio della pandemia in quanto faciliterebbe l’infezione da Covid-19. In realtà, alla prova scientifica sul campo, quello che è noto a tutt’oggi (e pubblicato 10 giorni fa su una delle più prestigiose riviste al Mondo, Circulation Research) è che la sospensione dell’Ace-inibitore o del Sartano non solo non fa bene nei pazienti con Covid-19, ma chi continua invece ad assumerli ha una minore mortalità. Sono dati che vanno presi anch’essi con le pinze (studi retrospettivi), ma che certamente per nulla al mondo consigliano la sospensione di questi farmaci che hanno molti benefici e sono di prima scelta nell’ipertensione e anche in altre patologie cardiache». Un soggetto iperteso ha una «comorbidità» che favorisce l’infezione del virus? «Se andate anche solo su Wikipedia, potrete leggere che la “prevalenza” di ipertensione arteriosa in Italia varia dal 55% al 59% nella popolazione che ha più 18 anni di età. Capite che trattare questa patologia come un qualcosa di particolarmente eccezionale (insieme ad esempio al diabete) che faciliterebbe l’infezione sia stato, a mio parere, se non formalmente un errore scientifico, quantomeno un errore di comunicazione. – continua Gaibazzi – Inoltre, anche il contenuto scientifico può essere messo in dubbio: sul piano strettamente scientifico-teorico, avere un fattore A (età avanzata) e un fattore B (ipertensione arteriosa) che si associano entrambi, presi uno alla volta, ad un effetto Z (mortalità), non significa che sia A che B influenzino Z, ma potrebbe essere altrettanto probabile che visto che l’età (A) si associa strettamente all’ipertensione (B), la mortalità sia solo influenzata dall’età e l’ipertensione sia solo un fattore associato all’età, che nulla ha a che vedere direttamente con la mortalità dell’infezione; A e B si chiamano covariate».