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L'obesità? Ormai è allarme sociale

In Emilia Romagna i grandi obesi sono 68mila: le terapie del Centro bariatrico del Maggiore

di Isabella Spagnoli -

16 maggio 2020, 09:38

L'obesità? Ormai è allarme sociale

Non è un semplice fattore estetico, ma una vera piaga sociale da contrastare, l’obesità, patologia invalidante e, a volte, mortale che colpisce uomini e donne di ogni età. I dati sono allarmanti. In Emilia Romagna sono 68.000  i grandi obesi che hanno necessità di un intervento chirurgico ma solo l’1% decide di affidarsi al chirurgo. Lo spiega Federico Marchesi, professore associato di Chirurgia della Clinica cirurgica del nostro Ospedale, diretta dal professor Paolo Del Rio e referente del programma di Chirurgia della alte vie digerenti e della Chirurgia bariatrica. 

DUE TIPI DI INTERVENTI
«Da più di dieci anni il Centro bariatrico del nostro Ospedale si occupa di risolvere casi che vedono obesi e grandi obesi (con indice di massa corporea superiore a 35) decisi a cambiare la loro vita. Da due anni il Centro è accreditato dalla Società italiana di chirurgia dell’ obesità e delle malattie metaboliche,  guadagnandosi il titolo di eccellenza nel settore>. Marchesi spiega che gli interventi chirurgici per  grandi obesi sono, prettamente, di due tipi: «I restrittivi sono sicuramente quelli che pratichiamo con maggior frequenza. Il loro obiettivo è ridurre  la capacità dello stomaco. Sono due le procedure che rientrano nei restrittivi: il bypass gastrico e sleeve gastrectomy . Vengono effettuati in laparoscopia e quindi sono poco invasivi per il paziente. I malassorbitivi, invece, mirano a diminuire la lunghezza dell’intestino (ne vengono praticati pochi). L’altra opzione è, poi, il palloncino gastrico, procedura che effettuiamo in collaborazione con la dottoressa Iolanda Franzè dell’ Unità operativa di gastroenterologia e endoscopia digestiva, diretta dal professor Gian Luigi de’ Angelis . Il palloncino viene posizionato con procedura endoscopica nello stomaco del paziente e gonfiato con 600 cc di acqua. Occorre che rimanga nello stomaco sei mesi, massimo un anno, per poi venire rimosso nel momento in cui il paziente ha perso peso. E’ dunque una soluzione temporanea, adatta a pazienti con fasce di peso più contenuto». 
obiettivo: dimagrire
C’è una buona possibilità di dimagrire grazie agli interventi elencati? «Assolutamente si: si verifica, in media, l’80% di perdita di eccesso di peso in due anni. Per fare un esempio: una donna che dovrebbe pesare 60 kg e, invece, ne pesa 160, viene portata, in un due anni, a pesare 80 kg. Con la perdita di peso il paziente avrà poi nella maggior parte dei casi una risoluzione delle patologie legate all’eccesso di grasso quali: apnee notturne, diabete, ipertensione ecc». Quante persone si rivolgono presso il vostro Centro? «Circa 120 l’anno, la metà di quali viene trattata con la chirurgia maggiore».   Marchesi sottolinea come la qualità della vita del paziente beneficerà sostanzialmente una volta che il peso corporeo tornerà nella norma. «In tanti hanno timore di intraprendere questo cammino ma io lo consiglio caldamente al fine di riappropriarsi di una vita serena».

MA  NON È UNA PANACEA
«Il BMI, o indice di massa corporea, è un dato biometrico espresso come rapporto tra peso e quadrato dell’altezza di un individuo, ed è utilizzato come un indicatore dello stato di peso forma. Se si registra un BMI sotto i 25 si è normopeso, tra 25 e 30 si entra nella categoria dei sovrappeso, mentre sopra i 30 si è ufficialmente obesi.  Sottolineo che solo i grandi obesi, che superano 35/ 40 di BMI, sono destinati alla sala operatoria (la scelta dell’intervento è dettata anche dalle patologie legate all’ obesità dell’individuo)», spiega Elisabetta Dall’Aglio, specialista di Scienze dell’Alimentazione dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria. Molti obesi non prestano attenzione allo stile di vita. «Tendono a trascurare l’attività fisica e non prestano attenzione a quello che quotidianamente mangiano. - continua Dall'Aglio - Queste persone sono molto impacciate nei movimenti (hanno quindi difficoltà a muoversi) e dovrebbero seguire un’alimentazione calibrata per moltissimo tempo. Molti di loro si stancano  presto e ritornano dopo poco tempo alla sedentarietà e alla dieta squilibrata. In questo caso la sala operatoria è l’unica scelta». La nutrizionista spiega, inoltre, che per non fare andare in tilt la bilancia occorre molta attenzione. <Dico sempre che la prevenzione è la sola arma che abbiamo a disposizione. Importante è pesarsi spesso e controllare che il peso non aumenti di mese in mese: è un attimo perdere il controllo. Quando l’accumulo di grasso diventa tanto è sempre più difficile ritornare al peso giusto. Attualmente le persone obese rappresentano l’11% della popolazione ma temo che sarà un dato in crescita».

CONSIGLI DELLO PSICHIATRA
Chiara de Panfilis, professore associato di Psichiatria, responsabile del programma disturbi alimentari dell’Ausl di Parma, collabora con Federico Marchesi ed Elisabetta dall’Aglio da anni. «Quando subentra indicazione all’ intervento chirurgico, gli psichiatri hanno un ruolo molto importante nella valutazione del paziente. Nostro compito, infatti, è seguire il soggetto nella fase pre e post operatoria – spiega -. In un primo momento occorre fare una valutazione per capire se il paziente è in grado di sottoporsi all’intervento. Dobbiamo escludere problematiche come depressione o altre condizioni che necessitano di  posticipare la data dell’operazione al momento in cui la persona sarà pronta. La valutazione delle condizioni psicologiche e colloqui con i famigliari del paziente sono importantissimi al fine di capire che l’intervento si possa fare nelle condizioni ottimali.  Fondamentale è poi valutare il paziente in convalescenza,  cercando di capire se subentrano alterazioni del tono dell’umore o eccessi che portano dal ricominciare a mangiare senza seguire i consigli della nutrizionista, o monitorare che il paziente non dimagrisca troppo, rischiando l’anoressia. Gli equilibri sono molto delicati. Occorre molta attenzione».