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Ustioni, le azioni giuste e gli errori da evitare

Il direttore di Chirurgia plastica e Centro ustioni, Caleffi: «Come agire nell'immediatezza»

di Giovanna Pavesi -

26 agosto 2020, 12:11

Ustioni, le azioni giuste e gli errori da evitare

Hanno conseguenze diverse, in base alla serietà della scottatura e alla percentuale di superficie corporea coinvolta, e non tutti sono in grado di riconoscerne la gravità. Le ustioni accadono tra le mura domestiche, ma anche sui luoghi di lavoro e in strada. Le più note sono quelle di primo, secondo e terzo grado, ma nelle circostanze più compromesse si arriva anche al quarto e al quinto. Trattamenti, terapie e cicatrici variano, così come riabilitazione e convalescenza. È importante sapere riconoscere la profondità del danno ed è fondamentale evitare i comportamenti sbagliati. «La prima cosa da fare è abbassare la temperatura della zona ustionata», raccomanda Edoardo Caleffi, direttore della struttura complessa di Chirurgia plastica e Centro ustioni dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, che ricorda quali sono i gesti utili di fronte a un’ustione. Che non si esaurisce con la fase acuta. 
Quali sono le ustioni più frequenti? 
«Quelle sul lavoro, con ustioni da fiamma e da metalli incandescenti, o dell’ambiente domestico con l’acqua bollente».
 Che segni lasciano?
«Le cicatrici dipendono dalla profondità dell’ustione e della sua sede: quelle di primo grado, quelle ci facciamo esponendoci per una giornata intera al sole al mare, guariscono nel giro di qualche giorno, anche se siamo rossi, gonfi e la scottatura brucia. Quelle di secondo grado, invece, sono caratterizzate dalla comparsa di flittene (le vesciche) e la guarigione impiega qualche giorno in più, non lasciando segni. Ma se quest’ultima diventa di secondo grado profondo provoca delle discromie sulla pelle».
 E quelle più gravi? 
«Quella di terzo grado, che brucia tutti gli strati della pelle, guarisce lasciando sempre delle cicatrici e quando è molto estesa fatica a guarire. Il chirurgo plastico deve integrare e sostituire la pelle morta con un innesto, ma qualche segno rimane. Quando le bruciature sono più profonde (come nel caso del quarto grado, dove anche il muscolo è ustionato, e del quinto, dove l’osso è compromesso), se l’arto non è più funzionale si arriva all’amputazione. Più è grave l’ustione, maggiori sono le deturpazioni». 
Quali sono le terapie? 
«Per le superficiali la terapia è locale, con creme o impacchi di soluzioni acquose (non oleose). Per il secondo grado, medichiamo la bolla prodotta dall’organismo, mentre se l’ustione è di terzo bisogna andare in sala operatoria più volte, per pulire la zona». 
In che modo?
 «Con l’esame dell’endocianina, che ci mostra come circola il sangue sulla pelle in tempo reale: così sappiamo se la zona è vascolarizzata e guarirà o se va sostituita».
 Cosa si fa di fronte a un’ustione? 
«Bisogna sempre raffreddare l’area, perché le cellule della nostra pelle sono termolabili: è bene mettere la zona coinvolta sotto a un rubinetto per 10-15 minuti. Si può anche fasciare la parte con un lenzuolo o un asciugamano pulito imbevuto d’acqua fredda e cambiarlo frequentemente. Bere abbondantemente, usare analgesici e, in attesa di un medico o del centro ustioni, andare spesso sotto la doccia».
 Quali le azioni scorrette? 
«Non va messo il dentifricio e non bisogna rotolarsi per terra per cercare di spegnersi. I vestiti non vanno strappati ma tagliati, perché altrimenti si porta via la pelle, e non bisogna esporsi al sole». 
Come si riconosce la gravità? 
«Un’ustione da acqua bollente ha un aspetto lessato, molliccio. Una da fiamma, invece, è più secca. Mentre una è molle e gonfia, l’altra è dura, ma questo si vede nel giro di 24-48 ore. Per prima cosa, quindi, bisogna valutare quanta superficie corporea è interessata e poi osservarne l’aspetto. Se brucia, è rossa ed è gonfia è un’ustione superficiale. Se non fa male, è biancastra e anche pungendola non si avverte dolore significa che sono bruciate anche le terminazioni nervose e l’ustione è profonda». 
Come proteggersi dalle ustioni solari? 
«Eviterei il fai da te e non starei al sole del mezzogiorno. È bene poi conoscere il proprio fototipo, perché le persone con la carnagione più chiara più frequentemente si espongono alle bruciature». 
Come ci si accorge se la scottatura si sta infettando? 
«Se ci sono i segni dell’infezione (il rubor, il dolor, il calor e la funzione lesa), se c’è una febbre intermittente e se non c’è tendenza alla guarigione entro i limiti standard. Con una secrezione maleodorante, l’infezione è causata da un germe che si chiama pseudomonas, particolarmente temibile». 
Quando si guarisce? 
«L’ustione finisce quando sono finiti gli esiti».